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[Review] FabFilter Pro Bundle per iOS

Oggi diamo uno sguardo alla versione per iOS dei celebri e apprezzatissimi FabFilter Pro

Di fatto, si tratta della copia quasi esatta delle versioni desktop, di cui ripropongono la medesima interfaccia grafica e la straordinarie funzionalità. Tuttavia, per chi come noi è ormai avvezzo alla Apple Pencil, il salto di qualità è entusiasmante, al punto da farne rimpiangere la praticità, una volta che ci si sposta sul Mac/Pc. Operare aggiustamenti sulla curva di equalizzazione su iPad, usando la pencil, è immediato e preciso. Ma procediamo con ordine.

Poiché iOS ha sviluppato standard come Inter App Audio (IAA), Audiobus e Audio Unit sviluppati per quest sistema operativo, la piattaforma mobile è diventata un’ottima opzione per la creazione di configurazioni complete per lo studio. Tutti e tre questi standard consentono di abbinare e interoperare le app sui dispositivi mobili Apple, siano essi smartphone o tablet. Proprio come un sequencer desktop n-Track, Beatmaker, Cubasis, Garageband su iPad possono eseguire plug-in installati separatamente.

Le Audio Unit AUv3 hanno consolidato iOS come un formato di produzione musicale adeguato e più aziende stanno sviluppando app e plug-in per esso.



FabFilter è una di queste aziende ed ha rilasciato un set completo di questi plug-in nel formato AUv3.

Sette dei famosi plug-in della software house sono disponibili per iPad, e oltre ad essere dispoibili solo per il tablet dobbiamo subito sottolineare che necessitano per funzionare adeguatamente di un modello a 64 bit tra i più recenti dispositivi Apple. Li abbiamo testati con GarageBand.



Garageband è maturato molto come DAW per iOS ed è facile mettere in funzione i plug-in dopo averli scaricati. Basta semplicemente selezionare una traccia audio o MIDI, aggiungere un effetto nel canale e otterremo un set di categorie di effetto sotto forma di un menu a discesa. La suite di Fabfilter apparirà sotto la sezione degli effetti estaerni Au, facendo clic si avvia e siamo pronti per operare il nostro editing audio.



Ognuno dei plug-in occupa la maggior parte della metà superiore dello schermo dell’iPad, ma sono espandibili per riempire lo schermo se lo si desidera, e variano nell’aspetto da quelli con quadranti FabFilter “classici” a quelli con puntatori trascinabili su tutta la gamma di frequenza.


Partiamo con Pro-C 2, questo compressore presenta quadranti più grandi per Soglia, Rapporto, Attacco e Decadimento e quelli più piccoli per Guadagno e Dry. La cosa davvero eccezionale è che il misuratore rivela una forma d’onda dinamica in trasparenza rispetto al compressore, e cambia mentre si apportano modifiche ai controlli, così come le forme di i picchi di guadagno che rappresentano le note. Quindi possiamo immediatamente vedere cosa stiamo agendo sul segnale mentre si scorre da destra a sinistra.

A parte il fatto che lo si sta controllando con il tocco della pencil, Pro-C 2 sembra essere identico nelle operazioni e nelle caratteristiche rispetto alla versione desktop. Abbiamo a disposizione otto diversi stili di compressione: Clean, Classic, Opto, Vocal, Mastering, Bus, Punch e Pump più una sezione laterale e una sezione EQ, con filtri passa-alto e passa-basso. Che dire, suona bene come la versione desktop, con gli otto tipi di compressore, rendendolo perfetto per tutto, dalla compressione mastering precisa e pulita agli effetti più dance. La modalità Punch aggiunge proprio questo, un grande impatto per batteria, basso o qualsiasi altra cosa per cui potresmmo aver bisogno di “botta”. Cè un tipo di compressione per qualsiasi esigenza, oltre alle preselezioni per strumenti, voce, batteria e altro ancora.

Pro-Q 3 esegue solo l’EQ, ma lo fa davvero bene. Intuitività, facile controllo e grandi preselezioni, fanno di questo plug-in del bundle uno di quelli che non ci si dovrebbe far mancare. Offre la possibilità di trasformare ognuna delle sue 24 bande in modalità Dynamic EQ, sarà sufficiente alzare o abbassare la rondella che circonda la manopola Gain per applicare una compressione o espansione omogenea a quella specifica banda. Un algoritmo intelligente sceglie automaticamente le impostazioni di attack, release, and knee settings, mentre la Soglia può essere impostata automaticamente, in base al livello del segnale di ingresso, oppure può essere impostata manualmente. Ogni singola banda può essere impostata per elaborare solo i canali Mid, Side, Left, Right o Stereo, in modo da poter intervenire chirurgicamente sulla relativa modulazione di frequenza stereo, banda per banda. Molto significativa la possibilità di far interopere istanze multiple del Pro q3 in modo tale che l’utente possa subito verificare se vi siano aree critiche di sovrapposizione di due strumenti (o in generale tracce) sulle quali si richieda un intervento di EQ.

Pro DS è un plug-in di de-essing con un uso meno vario rispetto alla maggior parte degli altri plug-in presenti nel bundle, ma ciò che si prefigge di fare lo fa molto bene. Dotato di un algoritmo di rilevamento vocale intelligente, elimina facilmente qualsiasi sibilanza vagante dalla voce. Detto che fa solo una cosa, possiamo anche usarlo in modalità Allround per limitare le frequenze su qualsiasi sorgente. È semplice ma efficace, proprio quello che vuoi da un plug-in di questo tipo.

Pro-G è un plug-in gate / expander che presenta caratteristiche e controlli simili a quelli del compressore e l’immancabile forma d’onda dinamica, oltre a cinque algoritmi: Classic, Clean, Vocal, Guitar e uno stile di espansione verso l’alto. Il più sorprendente è l’impatto che può avere sulla nostra musica e non ci si aspetterebbe da un semplice plug-in . Basta passare attraverso alcune delle preimpostazioni Drum per ascoltare come effetti gate ben programmati possono aggiungere così tanto punch, potenza e pump ad un suono.

Pro-L 2 è, ancora una volta, quasi identico alla versione desktop con otto algoritmi diversi che offrono tipologie di limiting molto diverse. Si rivelano comunque eccellenti, per tutto, dall’aggiunta di un punch alla batteria ad applicazioni di mastering più trasparenti. Come con tutti questi plug-in, l’effetto reale è molto evidente mentre si passano in rassegna alcuni dei preset, qui esposti in cartelle per applicazioni Loud, Moderate e Safe.


Pro-MB che, insieme a Pro-C 2, è dotato di compressione ed espansione multibanda con così tanta flessibilità da diventare un grande effetto dinamico. Qui i controlli si muovono con l’utente attraverso la gamma di frequenza e, occasionalmente, si intromettono se si stanno facendo movimenti particolarmente ampi e si può finire per fare qualsiasi cosa, dall’equalizzazione flessibile, la compressione dinamica alla modellazione dei transienti, rendendolo uno dei, se non il più flessibile dei sette plug-in del bundle.

Infine, c’è Pro-R, probabilmente il miglior riverbero che possiamo trovare nel mondo iOS e uno dei nostri preferiti di tutto il bundle e sette i plug-in qui, semplicemente perché la sua gamma di suoni e bellezza è così bella da vedere.

Il bundle a 129,99 € non è l’unica soluzione di acquisto per questi plug-in in versione iOS. Se si desidera acquistare separatemente uno o più plug-in del pacchetto lo si può fare tranquillamente. Inutile dire che l’acquisto separato diventa meno conveniente via via che cresce il numero dei componenti.

Se non si necessita di tutto il pacchetto vi vonsigliamo di scegliere con cura quali componenti acquistare sepratamente. Potreste iniziare con Pro-C 2, Pro-MB, Pro Q e Pro-R e passare agli espansori in seguito. Indipendentemente da quelli che si sceglieranno, potremo contare su plug-in che offrono probabilmente la migliore e più professionale esperienza sulla piattaforma iOS.

Sefai sul serio in termine di produzione iOS, questi sono plug-in davvero buoni. Diciamo questo perché spendere 30/40 € per plug-in per la creazione di musica iOS potrebbe essere considerato costoso, soprattutto quando i sequencer di questa piattaforma possono costare praticamente gli stessi soldi.

Tuttavia, come detto, se ti stai preparando per essere un serio produttore su iPad e hai i soldi, c’è poco di meglio là fuori.

[Recensione] ShaperBox 2 di Cableguys

Screenshot Cableguys Shaperbox 2

Shaperbox 2 è un processore di effetti totalmente differenti, che permette l’utilizzo dei sei moduli che lo compongono, separatamente o in maniera del tutto modulare. Lo abbiamo esaminato, testato ed ecco la nostra recensione.

Shaperbox 2 non fa altro che riunire in un’unica interfaccia grafica alcuni tra i processori più interessanti prodotti da Cableguys . Al suo interno troviamo Filter, Time,Pan, Width, Volume e Crush.

Tabella prezzi plugin Shaperbox 2 di Cableguys


I moduli, a nostro avviso di pregiata fattura, sono legati l’un l’altro da una serie di strumenti comuni, ma anche da una particolarità che è quella di avere controller specifici per ogni tipo di effetto.
Tra questi spicca la finestra di filtro LFO , che consente di disegnare, usando i tre diversi strumenti penna, forme particolari persino a mano libera oltre ad avere a disposizione dei disegni preimpostati.
Ogni disegno, ovviamente, può essere sincronizzato con il tempo della nostra DAW, andando ad interagire con, ad esempio, una parte specifica del loop o del materiale su cui viene applicato.

Schermata Time di Cableguys


L’altro tool in comune che si può applicare a tutti e sei i moduli è il filtro a tre bande, con tre range di frequenza diversi che si trova nella parte superiore a sinistra rispetto alla finestra dell’LFO.
Le curve disegnate nella finestra dell’LFO quindi, si possono applicare ad un range di frequenza diverso, ad esempio possiamo applicare con un paio di click l’effetto in questione sulle frequenze medio-alte senza andare ad intaccare le basse frequenze o viceversa.

Multiband LFO shaperbox 2 di Cableguys


Crush, Filter, Pan e Width hanno inoltre a disposizione un envelope follower, mentre Volume ha uno stage di compressione dedicato.
Oltre ai Preset disegno forniti, ci si può sbizzarrire con all’incirca altri 500 Preset forniti a corredo e divisi per tipologia, sfruttando alcuni o tutti i moduli insieme (sincronizzando la lista dei preset con il server Cableguys direttamente dal browser del plug-in si arriva ad un totale di 1846 preset
Filter offre 28 tipi di filtro differenti, tutti con controlli di cutoff e resonance, per isolare alcuni elementi separatamente o applicare effetti più strani quali wobble etc. Il modulo Filter che all’interno di Shaperbox viene offerto in una versione più basica, beneficia forse più degli altri effetti della possibilità di modulazione multibanda e ciò lo rende ideale per aggiungere movimenti più complessi attraverso lo spettro, o per creare movimenti di filtro folli mantenendo le frequenze dei bassi più stabili. Filter dispone anche di nuovi filtri Notch Phaser e Peak Phaser, che estendono la gamma totale di opzioni di progettazione del suono.

Presets Shaperbox 2 di Cableguys


Time può essere usato per applicare glitches e scratches o come classico stop del giradischi tradizionale oltre a poter rallentare o velocizzare il segnale dove viene applicato.
Pan permette di effettuare per l’appunto, panning precisi e sopratutto, in un determinato momento del loop.
Width a sua volta è in grado, in base al disegno effettuato, di estremizzare l’immagine stereo, così come di ridurla completamente in mono.

Volume di Shaperbox 2 di Cableguys


Volume è un complesso effetto di sidechain/ducking il quale combinato con il filtro a tre bande è in grado inoltre di usare una traccia midi come trigger. Da notare che allo stato attuale è possibile invocare un singola istanza per ciascuno dei moduli, indifferentemente che si parli di Volume, Pan, Filter, Width, Pan o Crush.

Crushshaper di Cableguys


Crush la vera novità di questo bundle. Non che gli altri effetti non abbiano subito un profondo refresh e potenziamento ma nel caso di CrushShaper parliamo di una vera e propria novità. Crush è molto più di un semplice bitcrusher perchè in questo caso può diventare un effetto ritmico o che possiamo applicare in un determinato punto, anche ad una singola nota.

Dispone di un massimo di 3 distinti stili di bitcrush: Crunch per fuzz, grind e grit. Bit per ridurre la risoluzione audio, andando a 8 bit e oltre. Resample per i toni digitali e il suono retrò lo-fi. Possiamo dare movimento a ciascuno di questi attraverso il proprio LFO personalizzato e al follower dell’inviluppo, quindi filtrare e sovrapporre con il segnale dry usando la pratica sezione FX Mix, che è a sua volta modulabile. L’effetto può essere guidato dal beat, un loop o anche una melodia, Utilizzando i follower di inviluppo flessibili si può ridurre la frequenza di campionamento con il transiente di ogni nota. Crush ci consente di regolare la profondità di bit man mano che i synth diventano più forti. L’effetto può essere attivato da altre tracce nel nostro progetto usando il routing sidechain.

I presets, in questo caso, offrono all’utente di che sbizzarrirsi, ma se si realizza qualcosa di personalizzato, sarà possibile condividerlo con altri attraverso la sincronizzazione cloud sul server di Cableguys.
Purtroppo non esiste uno strumento di ricerca mirata dei presets, sia esso per nome o tipologia.

Tutti i moduli possono essere triggerati via midi tramite la funzione live midi control che ci permette di cambiarli “al volo” tramite master Keyboard o controller midi.
La nostra impressione è che CableGuys abbia fatto un potentissimo strumento che merita uno spazio di tutto rispetto in mezzo ai tanti concorrenti a disposizione, più o meno blasonati.
E ci teniamo a dire che Shaperbox 2 non è un effetto fine a se stesso poiché combinando i sei moduli insieme, abbiamo a disposizione un’arsenale di combinazioni in cui l’unico vero limite è la creatività e quando si parla di creatività si può andare “verso l’infinito….e oltre!”

Ciascuno dei moduli può essere acquistato anche separatamente. Se si acquista Shaperbox 2, si ha diritto al download gratuito di Crushshaper.

Prezzi:

TimeShaper 2, €39
FilterShaper Core 2, €39
VolumeShaper 6, €29
PanShaper 3, €29
WidthShaper 2, € 19
ShaperBox 2 Bundle, €89 si risparmia il 42% Aggiornamenti a partire da €10 / $11
Formati: PC VST 32-/64-bit | Mac AU/VST 64-bit

[Review] MIDI 2.0: Cos’è e cosa Comporta per I produttori

Lo standard MIDI, il protocollo che usiamo ogni giorno per riprodurre e programmare musica su computer, sintetizzatori e altri dispositivi elettronici è rimasto fermo per 35 anni alla versione 1.0.

All’inizio del 2019 si sono visti i primi prototipi di sintetizzatore e controller MIDI 2.0 e al Winter NAMM, aziende come Ableton, Google, Roland, Steinberg, Yamaha e Native Instruments si sono riunite per il “Plug Fest” MIDI 2.0, facendo eco all’evento che si era verificato nella creazione di MIDI 1.0. Cosa è accaduto? Semplice, tutti se ne sono andati in giro per gli stand con ciò che avevano in mano, collegando i prototipi e gli apparecchi già in commercio e controllando cosa succedeva. Questa è stata la prima volta che tutte le aziende del gruppo di prototipazione si sono ritrovate nella stessa stanza.

Cosa può offrirci quindi il MIDI 2.0 che non sia già alla portata del protocollo 1.0?

Uno degli aggiornamenti più ovvi a un moderno sistema di comunicazione digitale è la risoluzione. La velocità passa da 7 a 16 bit e, considerato che la maggior parte dei controller di oggi è dotata di 32 bit, significa una risoluzione decisamente maggiore.

Taluni sostengono che i controlli ad alta risoluzione non sono necessari per le applicazioni di produzione musicale, ma il MIDI è diventato oggi molto più di un semplice standard musicale, con estensioni ai campi dell’ illuminazione e l’animatronica che percepiscono i benefici di una risoluzione più elevata.

Con un mercato zeppo di apparecchiature basate sullo standard 1.0 sembra ovvio concludere che una delle mosse chiave per la diffusione del 2.0 sarà la sua retro compatibilità con il protocollo precedente.

Il grande cambiamento in MIDI 2.0 è che deve essere una comunicazione bidirezionale. Prima, avevamo strumenti che inviavano delle note, senza aveva idea chi fosse dall’altra parte e cosa sarebbe successo all’arrivo di quel flusso di dati. La prima cosa che accadrà con il MIDI 2.0 è che due dispositivi si allineeranno e si scambieranno tra loro e scopriranno cosa faranno. Se non viene restituito nulla, lo strumento di comporterà di fatto come un dispositivo MIDI 1.0. Questo protocollo si chiamerà MIDI CI, ossia Compatibility Inquiry.

Partendo dal MIDI CI, lo scambio di proprietà (Property Exchange) consente a un dispositivo di chiedere a un altro dispositivo quali parametri siano disponibili e a quali sia possibile accedere. Elenchi di parametri, mappature dei controller, parametri di sintesi e informazioni sui preset sono alcuni dei dettagli che possono essere comunicati, usando peraltro nomi significativi, piuttosto che numeri astratti e generici.

Chiunque abbia utilizzato l’automazione su un plug-in synth all’interno di un sequencer comprenderà i vantaggi di poter vedere cosa c’è dall’altra parte del synth. Con un synth hardware su MIDI 1.0 potrebbe essere Program 16 e non si avrebbe idea di cosa si tratti.

Come altro risultato di Capability Inquiry, il mondo dei controller MIDI, compresi eventuali dispositivi non standard come i controller wind o le chitarre MIDI, sarà in grado di integrarsi con le configurazioni musicali molto più facilmente.

Adottando un sistema di Profili, l’industria può Definire uno standard per i blocchi di controller che utilizzeremo per i drawbar, e non appena due dispositivi MIDI 2.0 concordano che entrambi supportano quel profilo, si configurano automaticamente senza ulteriori passaggi.

In occasione del Amsterdam Dance Event di quest’anno, Steinberg ha illustrato come gli strumenti VST 3 si adatteranno al MIDI 2.0, dimostrando che le specifiche VST 3 sono più che pronte a gestire la risoluzione estesa di MIDI 2.0, avendo già implementato una risoluzione maggiore. La palla passa ora agli sviluppatori DAW che dovranno implementare correttamente le specifiche MIDI 2.0, ma i plug-in VST 3 sono pronti a gestire tutto ciò che sta arrivando.

Una delle fantastiche novità per il MIDI 2.0 è che 16 canali diventeranno 256. Quindi ogni messaggio inizia con un tipo di messaggio e un gruppo di canali Per un totale di 16 gruppi di canali. Quindi ora abbiamo 16 cavi virtuali con 16 canali ciascuno.

Questo consente anche di inviare un messaggio di dati MIDI 1.0 su un canale, quindi se abbiamo un dispositivo molto semplice che non richiede dati a risoluzione più elevata, può funzionare su uno di quei 256 canali, insieme ad altri dispositivi 1.0 e 2.0, con un singolo collegamento fisico.

Universal MIDI Packet è un’altra novità in arrivo col nuovo standard. Un messaggio MIDI 1.0 lungo da due a tre byte, a seconda del contesto, instradato attraverso Universal MIDI Packet che prevede sempre multipli di 32 bit, sarà sempre lungo 32 bit e tutti i nuovi messaggi del canale sono tutti 64 bit, due parole a 32 bit. E poi ci sono anche messaggi a 96 e 128 bit. Ad esempio, i dati SysEx verranno inviati a 128 bit alla volta.

Uno dei nuovi tipi di messaggi MIDI 2.0 sono i timestamp JR, ​​che sta per Jitter Reduction. Ci sarà un’opzione per anteporre uno di questi messaggi di data e ora a ogni messaggio MIDI 2.0 in uscita che un dispositivo invia. Ciò consente al tempo del mittente di essere codificato in ogni messaggio. Se qualcosa viene confuso e ritardato nella trasmissione, il ricevitore sa comunque a che ora sarebbe dovuto arrivare piuttosto che sapere l’ora in cui è effettivamente arrivato.

Di recente, la MIDI Manufacturers Association ha adottato ufficialmente MPE (MIDI Polyphonic Expression) nelle specifiche, il che significa che controller come Linnstrument, Haaken Continuum e Expressive E’s Osmose possono comunicare facilmente con strumenti progettati per essere suonati con pitchbend polifonico. Il MIDI 2.0 offre anche supporto per MPE, ma potrebbe andare ben oltre. Non solo è possibile inviare messaggi per eseguire pitchbending polifonici, variando separatamente più note singole in pitch, ma è anche possibile inviare dati CC polifonici per nota.

Gli eventi Note On e Note Off ora hanno un nuovo campo dati chiamato attributo e uno degli attributi predefiniti è il tono. Un produttore può decidere di creare il proprio linguaggio di attributi, quindi, ad esempio, le librerie di campioni sinfoniche utilizzano l’ottava inferiore della tastiera per i keyswitches che controllano l’articolazione, ma se si utilizza l’articolazione come attributo, si potrebbe avere un controller ad alta risoluzione in cui la parte anteriore del tasto riproduce un pizzicato e mentre ti sposti verso la parte posteriore del tasto cambi l’articolazione o qualsiasi altro attributo del suono.

Non ci resta che attendere gli sviluppi di quella che si preannuncia come una vera rivoluzione da 35 anni a questa parte nel mondo della produzione musicale.

[Review] Ferrite: Podcast ed Editing Audio Mobile di Livello Professionale

Oggi parliamo di Ferrite uno delle migliori App iOS per la registrazione della voce.
Preciso subito che non si tratta di una DAW per musicisti, tipo Cubasis, nTrack o Garageband. Mi sembra tuttavia chiaro che, oggi come oggi, che piaccia o meno, tutti i dj, produttori o musicisti siano costretti a fare i conti con nuovi mezzi per diffondere i propri contenuti e consolidare il proprio brand. Mi riferisco ovviamente ai social media, ma anche a forme di comunicazione capaci di creare una connessione con il proprio pubblico, specie quello più giovane.

Radio show e Podcast stanno rapidamente prendendo piede, le statistiche e le previsioni dei guru del marketing parlano chiaro in tal senso. Sembra anche evidente che ci si stia muovendo sempre più verso soluzioni mobili, che consentano di avere pressoché i medesimi tools e il livello professionale garantiti dalle soluzioni desktop. Attendere di tornare in studio o a casa per realizzare quel podcast, quel radio show o semplicemente quella storia su Instagram è una cosa che , ahimè, non ci si può più permettere. Ecco perché oggi recensisco Ferrite Studio di Wooji.

Una delle cose che saltano immediatamente di ferrite è che ti consente di iniziare rapidamente una nuova registrazione non appena apri l’app. Dispone anche di un pratico misuratore dei livelli audio e questo consente di regolare il guadagno del microfono direttamente dall’interfaccia di registrazione. Naturalmente Ferrite funziona anche con microfoni iOS compatibili Lightning, oltre che con quelli tradizionali USB-A o USB-C attraverso eventuale dongle.

Ferrite è particolarmente indicato per voci fuori campo e podcast, anche se nulla vieta si utilizzarlo per editing audio di tracce che richiedano di essere tagliate, accorciate, allungate o per applicare dissolvenze in ingresso o uscita. Mi viene subito in mente il caso in cui, nel montaggio di una storia Instagram, limitata a 15 secondi, l’audio venga troncato in modo poco gradevole. Come molti di voi sapranno, i software per il montaggio video non consentono di andare troppo nel dettaglio della forma d’onda della colonna sonora, e questo può rendere difficile, se non impossibile, tagliare e incollare nel punto giusto senza creare sgradevoli effetti audio. Ferrite può tornare utile per sistemare la soundtrack del video in modo preciso e professionale.

Un utilissima funzione presente nella home dell’interfaccia di registrazione è il pulsante Segnalibri (Bookmark). Mentre sei nel mezzo di una registrazione, se devi registrare più take, i segnalibri possono farti risparmiare decisamente un sacco di tempo, permettendoti di contrassegnare dove ha inizio ogni nuovo take. Una volta completata la registrazione puoi accedere nell’inspector e visualizzare e rinominare i singoli segnalibri. Puoi anche accedere ai segnalibri all’interno dell’ editor multitraccia e questo ti consente di risparmiare tempo in post-produzione , visto che puoi navigare rapidamente tra quei segnalibri e creare un esportazione multitraccia per ciascuna registrazione autonoma che Ferrite salverà come separata.

La Apple Pencil è pienamente supportata e Ferrite ti consente di impostare diverse modalità in modo da editare senza ricorrere troppo alla tastiera, sebbene ci siano molte persone che sono talmente abituate a usare le scorciatoia da tastiera, da preferirla a penna e mouse.

Puoi facilmente costruire un progetto di editing multitraccia da un singola registrazione semplicemente premendo il pulsante di modifica, ma puoi anche inserire tracce aggiuntive importando l’audio esterno da altre fonti che potrai modificare aggiungendo effetti audio e automazioni.

Ferrite è una suite di post-produzione adatta a doppiaggi, monologhi e podcast con tracce sovrapposte che si adattano rapidamente usando i comandi per dividere e trascinare. Ferrite gestisce ovviamente la regolazione del volume e della panoramica ed offre strumenti ancora più avanzati come il ducking che consente di abbassare automaticamente il volume di un audio tutte le volte che entra in gioco una traccia master.

Oltre a questo trovo molto utile la funzione che consente di riconoscere ed eliminare il silenzio nei dialoghi, estremamente utile per l’editing di podcast per accelerare il flusso di lavoro

C’è una barra degli strumenti personalizzabile nella parte inferiore dell’interfaccia per eseguire rapidamente effetti e automazioni. La libreria degli effetti contiene un compressore, filtri passa alto e passa basso, noise gate e altri effetti utili che possono essere personalizzati a proprio piacimento. L’automazione e questo può essere applicata ai singoli componenti di uno specifico effetto, insieme a volume e panoramica. Se avete installati dei plugin esterni, potrete quasi sicuramente utilizzarli all’interno di Ferrite.

L’esportazione di Ferrite avviene senza perdita di qualità (lossless) o in formato compresso. Gli utentidi Ferrite hanno anche la possibilità di esportare una registrazione stereofonica o fare il mixdown mono.

Per chi fa molti Podcast tornerà utile la funzione che consente di impostare un modello (template) per ciascuna serie di episodi con musica, grafica, tracce audio vuote, numeri di episodi e tutto ciò che caratterizza ciclicamente il programma e riutilizzarlo per ogni nuovo episodio. Può essere un lavoro noioso, che in questo modo viene gestito automaticamente.

Il livellamento automatico e la riduzione del rumore consentono di pre-elaborare i file audio per ottimizzarli, prima di iniziare la modifica e posso dire che, tutto sommato, danno risultati piuttosto buoni.

Se effettuate regolarmente editing di voci o podcast dovreste sicuramente dare un’occhiata alla suite registrazione di Ferrite Studio. Potete scaricarlo gratuitamente da App Store nonostante alcune delle funzionalità, come effetti e automazione, richiedano l’acquisto in-app a 32,99 €, Ciò nonostante, è senza dubbio una
delle migliori app di registrazione audio che io abbia provato su iOS e lo uso praticamente sempre sul mio iPad Pro, che si tratti di un voiceover, un podcast o anche solo per sistemare una traccia musicale che devo “adattare” ad una storia di Instagram.

[Review] pCloud Il servizio Alternativo Conveniente, Sicuro e Performante

Logo pCloud

pCloud è un servizio sicuro e di facile utilizzo che consente di archiviare fino a 10 GB gratuitamente, offre piani con formula “a vita” fino a 2 TB e generalmente consente di archiviare i file più facilmente rispetto alla maggior parte della concorrenza

Questo è in estrema sintesi il parere del nostro amico e collaboratore Giona Guidi, dj e produttore internazionale, al quale abbiamo chiesto di testare e recensire i servizi di cloud computing di questa azienda svizzera, forse meno nota degli ormai onnipresenti Dropbox, iCloud, Google Drive, OneDrive, Box etc., ma che ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per proporsi come validissima alternativa, in molti casi più performante e conveniente. Vi lasciamo alla recensione completa.

Premessa

Premetto che quando mi è stato chiesto di testare e recensire pCloud ho mostrato subito un grande entusiasmo. Essendo un utente Dropbox deluso ero in cerca di qualcosa di alternativo che non mi costringesse a rinunciare ai flussi di lavoro cui mi sono abituato in anni di utilizzo colmando, se possibile, le lacune del blasonato serivizio di cloud. In secondo luogo la proposta è arrivata proprio nel momento in cui Dropbox ha deciso (silenziosamente) di limitare gli account gratuiti, imponendo un massimo di 3 device/pc che possono accedere al proprio spazio sulla nuvola. Va anche precisato che, un pò come tutti credo, dispongo comunque di account anche su altre piattaforme come Google Drive e Box che, pur utilizzando in modo contenuto e sporadico, mi consentono di fare una valutazione più estensiva dei pregi e difetti (perché ci sono anche quelli ovviamente) del servizio oggetto di questa recensione.

Panoramica Generale e Prezzi

L’approccio di pCloud è familiare a chiunque abbia utilizzato una soluzione di archiviazione cloud tra le più comuni.

Iscrizione pCloud
10 Gb Gratis – Iscrizione

Una volta creato un account, si può scaricare un’applicazione dedicata per la piattaforma che preferiamo utilizare, sia essa Mac, Windows, Linux, iOS, Android. Installato il software ed effettuato l’accesso, è possibile definire le cartelle che desideriamo sincronizzare automaticamente con lo spazio pCloud.

Piattaforme Compatibili pCloud
Piattaforme – Sistemi Operativi

Primo punto a favore di pCloud è che non vengono poste restrizioni sulle cartelle che si desidera sincronizzare tramite computer, unità di rete, dispositivi usb esterni, dischi rigidi locali. I file vengono memorizzati nella cache locale sul computer e quindi inviati sulla nuvola. È possibile definire la quantità di spazio della cache utilizzata nel caso in cui la capacità del disco locale fosse insufficiente. A questo punto il sistema crea una unità pCloud in modo che qualsiasi applicazione possa salvare direttamente nello spazio di archiviazione del servizio cloud cui l’unità risulta connessa.

Il piano Gratuito offre 10 Gb di memoria e la possibilità di ottenere 1 Gb aggiuntivo per ogni amico che su nostra segnalazione decide di iscriversi.  Non sono i 15 Gb di Google Drive (peraltro divisi tra email, foto e quant’altro), ma nemmeno i miseri 2 Gb di Dropbox con le restrizioni introdotte a marzo 2019 di cui ho fatto cenno in premessa. Di fatto con i referrals si può potenzialmente arrivare a ben 20 Gb gratuiti. ​

Prezzi Piani Premium
Piani Premium – Prezzi

I piani Premium sono a pagamento e hanno le seguenti caratteristiche:

  • 500 GB di spazio
  • 500 GB link traffico download.
  • Traffico di caricamento remoto illimitato
  • File conservati nel cestino per il recupero per 30 giorni

Prezzi: 3.99€ al mese se si sceglie il pagamento mensile, mentre la cifra da pagare diventa 47,88€ per il piano annuale.

I piani Premium Plus prevedono invece:

  • 2 TB di spazio
  • 2 TB link traffico download
  • Traffico di caricamento remoto illimitato
  • File conservati nel cestino per il recupero per 30 giorni

Prezzi: 7.99€ al mese se si sceglie il pagamento mensile e 95,88€ per il piano annuale.

Già da questi listini ci si può rendere conto della convenienza di pCloud rispetto alla concorrenza. Ma le piacevoli sorprese non finiscono qui. Esiste anche l’opzione “a vita” che permette di usufruire di questi servizi con un pagamento una tantum di 175€ (500 Gb) per Premium e 350€ per Premium Plus (2Tb)

Sicurezza

pCloud ha un elevato livello di sicurezza. Nel momento in cui scrivo non risultano casi di furto di dati o attacchi al server e questo è molto positivo considerato ciò che leggiamo e sentiamo giornalmente. Facendo ancora una volta riferimento a Dropbox, sono personalmente rientrato nel data breach del 2012 e le mie credenziali sono state esposte agli hacker, pertanto considero questo aspetto della sicurezza un fattore importante nella valutazione sui servizi cloud.

Crypto
Crypto – Sicurezza

Se questo non bastasse e le vostre preoccupazioni circa la sicurezza e riservatezza fossero superiori a quelle di un utente medio, pCloud ha introdotto un servizio addizionale denominato Crypto, che permette, in sostanza, di gestire una cartella protetta da algoritmo e chiave di cifratura, alla quale solo voi potrete accedere e nella quale potete inserire tutti i file che necessitano di un livello superiore di protezione.

Il servizio è opzionale e ha un costo di 4.99€ al mese, 47,88€ all’anno e 125€ a vita. L’ azienda è talmente sicura del sistema Crypto che ha lanciato una sfida a chiunque sia in grado di superare questo sistema di crittografia. Il premio è 100.000$ (o l’equivalente in Bitcoin).

Ad oggi nessuno ha ancora vinto la sfida.

Schermata Principale
Schermata Principale – Interfaccia Grafica

Caratteristiche

La caratteristica principale di pCloud è la possibilità di archiviare i file in una posizione remota in modo da evitare di perderli a causa di malfunzionamenti del disco rigido e sincronizzarli e condividerli su più dispositivi.

pCloud Drive consente di accedere e lavorare con i propri file online come se fossero sul computer. Funziona fondamentalmente come un’unità di rete, mostrando i file caricati su pCloud senza occupare spazio sul disco rigido. Lo svantaggio di questo approccio è che bisogna essere online per accedere ai file. Resta comunque salva la possibilità di sincronizzare offline una o tutte le cartelle presenti sulla nuvola occupando spazio sul disco rigido del pc.

Dovendo valutare il servizio prevalentemente dal punto di vista del settore musicale devo subito dire che pCloud è senza dubbio la mia prima scelta. Il suo player audio gestisce i file audio con una facilità incomparabile, almeno allo stato attuale delle cose. Come i più potenti lettori desktop, può caricare una playlist, riprodurre in ordine casuale i brani e ripetere una playlist. Si può anche accedere alla propria playlist in mobilità utilizzando l’app per smartphone pCloud.

Playlist Audio
Playlist – Audio Player

Il Player Audio è semplice e minimale e consente di riprodurre i brani singoli o le playlist sia da web che da app mobile dove Il player resta attivo nella parte inferiore dello schermo anche se ci si sposta in altri menu e schermate.

Player Audio iOS
Interfaccia Mobile – Audio Player

Altro punto messo a segno dalla società svizzera nei confronti di produttori e dj è la possibilità di poter brandizzare le condivisioni a files e cartelle. In Dropbox e altri concorrenti questa opzione viene offerta soltanto nei piani a pagamento di profilo elevato perché nel piano Plus, pur pagando, ce lo possiamo anche scordare. La brandizzazione viene impostata a livello globale per tutto ciò che abbiamo su pCloud e prevede una foto/logo, una copertina più grande (tipo quella di Facebook per capirci) ed un titolo descrittivo.

Brandizzazione Download
Personalizzazione Link – Branding

Non vi basta? Bene allora sappiate che è possibile anche decidere, bypassando la brandizzazione globale, di attribuire un aspetto differente a file e cartelle condivisi che vogliamo personalizzare in modo specifico. In altre parole, possiamo mettere una foto e una copertina per i file/folder da condividere come dj e dare un aspetto differente a quelli che condividiamo con amici e parenti. Volete ancora di più? Potete proteggere i files/folder condivisi con una password da comunicare ai destinatari della condivisione e addirittura impostare una data di scadenza del link condiviso.

La condivisione può essere gestita generando un link di download con permessi di lettura e modifica, oppure di sola lettura. Si può anche decidere di condividere in modo permanente (fino a vostra revoca ovviamente) una cartella con altri utenti, sulla falsa riga di ciò che offre Dropbox.

Setup dei Link Condivisi
Link Condivisi – Impostazioni

E se voleste invece dare ad altri l’opportunità di caricare files sul vostro pCloud (ad esempio farvi mandare delle tracce demo) senza dare accesso ad un intera cartella in modo stabile? Bene, esistono anche i link di upload con i quali un utente potrà eseguire esclusivamente i caricamenti nella cartella pCloud che avrete destinato a tale scopo. Il sistema ci permette anche di definire la dimensione massima dei file che potranno essere caricati attraverso il link condiviso. L’interfaccia consente di condividere direttamente i link su Facebook, Twitter e (anacronistico visto che è definitvamente morto) su Google +

Che si tratti di link di download o di upload, pCloud mette a disposzione dell’utente una sezione dove è possibile consultare dati statistici su scala temporale riguardanti il numero totale dei download/upload ed il traffico globale in bytes generato dai link condivisi.

Statistiche Link Condivisi
Link Ondivisi – Statistiche

Avendo usato Box per un periodo posso dirvi che sono rimasto estremamente contrariato quando ho scoperto che la piattaforma non consente l’accesso diretto a file linkati. Intendo dire che se, come il sottoscritto, avete una firma html per le vostre email e pensate di collocare sul cloud icone, immagini e banners richiamati dal codice html, utilizzando Box non verranno visualizzati. Ho verificato che pCloud non desse questo genere di problema e posso felicemente affermare che basta mettere tutto ciò che serve richiamare attraverso il codice html in una cartella “Pubblica” che è deputata proprio a tale tipo di condivisione.

Passando ai media come foto o video, il servizio consente di visualizzare in anteprima le foto e anche di riprodurre video. Il visualizzatore di immagini può creare una presentazione e consente di eseguire operazioni standard, come eliminare, rinominare e copiare. Le immagini mantengono la loro risoluzione quando vengono caricate, ma è anche possibile scaricare versioni ridimensionate. Si può definire se il formato con cui vengono caricate le immagini debba rimanere inalterato o debba essere convertito in JPG. I file HEIF di Apple vengono convertiti di default in JPG.

Scorciatoie Media Files
Foto Video Documenti – Scoarciatoie

La riproduzione di video richiede che vengano convertiti in un formato web. Successivamente, è possibile utilizzare il lettore video integrato, che riproduce il flusso senza scatti. C’è un’opzione per scegliere la qualità, standard o ad alta definizione, che è un bel tocco in più. Dal momento che non ci sono limiti di dimensioni del file, pCloud funziona bene anche con i filmati HD.

Nell’ app mobile ci sono scorciatoie nella barra laterale per poter filtrare direttamente i files per tipo: documenti, musica, foto/video. Basta cliccare sulla relativa icona per aprire la lista dei file corrispondenti, ovunque siano collocati su pCloud. Nel caso di file musicali e solo attraverso l’interfaccia web, un menu laterale consente di filtrare per nome del brano, artista, albums e playlist. In generale pCloud consente di filtrare il contenuto delle cartelle in ordine alfabetico ascendente/discendente oppure in base ai file più recenti o più vecchi. Manca per contro un filtro che utilizzi come chiave la dimensione di files e cartelle, il che sarebbe utilissimo per individuare al volo quali contenuti occupino maggiore spazio.

Flitri Lista File
Filtri Lista Files – Visualizzazione

Parlando di spazio occupato, una utilissima funzione, che non ho trovato in gran parte della concorrenza, è la possibilità di creare archivi ZIP selezionando i files collocati su pCloud direttamente all’interno dell’interfaccia web. Per il momento non è possibile eseguire questa operazione attraverso l’ app mobile di pCloud.

pCloud è compatibile con WebDAV. Ciò significa che puoi accedere al tuo spazio di archiviazione pCloud con strumenti di terze parti dotati di WebDAV. Questa funzionalità torna particolarmente utile per aggirare uno dei principali limiti (ebbene ci sono anche quelli) della piattaforma, ossia la mancanza di integrazione estesa come siamo abituati ad avere con Dropbox, Google Drive, Box e compagnia bella. D’altra parte il servizio di pCloud è relativamente giovane (2013) e paga lo scotto di essere arrivato dopo gli altri big del settore. Diciamo che gli sviluppatori hanno sicuramente la consapevolezza di dover incrementare l’integrazione di pCloud con altre app (specialmente le app mobili) ma al momento privilegiano l’efficienza, la stabilità e le funzionalità. Inutile far dialogare il servizio con migliaia di partners se poi il servizio in sè è scadente o difetta di funzioni essenziali.

Rewind File History
Rewind – Archvio File Eliminati

Come accennato nella panoramica generale ad inizio recensione anche pCloud offre un cestino dotato di backup di sicurezza. Cosa significa? Se cestinate files o cartelle pCloud conserva questi files/cartelle e, soprattuto, versioni di questi files, per ben 30 giorni. In pratica, non solo potete recuperare ciò che avete eliminato entro un mese, ma se avete modificato un documento (ad esempio una lettera in formato Word) più volte, potete andare indietro sfogliando le varie revisioni un pò come gli utenti Apple sono abituati a fare con Time Machine. Se si decide di ripristinare un file o una cartella il sistema crea una cartella “Rewind” dove vengono collocati i documenti recuperati, lasciando poi all’utente la scelta di spostarli altrove o sostituire il file più recente con quello recuperato. Spendendo 39 € all’anno (10 % di sconto per i piani a pagamento) si può estendere fino a 1 anno il backup di sicurezza dei file cestinati.

Migrazione Dropbox
Dropbox – Importazione/Backup

Siete preoccupati di effetturare la transizione a pCloud dal vostro attuale provider cloud? Nessun problema perchè il sistema può effettuare la migrazione per voi importando tutto il contenuto del vostro Dropbox, Google Drive, OneDrive creando una cartella “Backup” all’interno di pCloud. Nella medesima cartella si può decidere di far confluire il backup del proprio account Facebook (funzione temporaneamente inaccessibile al momento in cui scrivo) oppure di quello Instagram. Inutile precisare che il backup è costante pertanto, se lo si lascia attivo, tutto ciò che in futuro deciderete di collocare su Dropbox, o uno degli altri servizi compatibili, verrà importato ciclicamente su pCloud.

Parlando di sicurezza corre l’obbligo di menzionare il protocollo di autenticazione a 2 fattori che l’utente ha facoltà di attivare sul proprio account pCloud. Purtroppo tale protocollo, allo stato attuale, è incompatibile con il WebDAV e con l’estensione pCloud per il browser che consente di salvare direttamente sul nostro spazio cloud files, immagini e testo durante la navigazione.

Conclusioni

Con tutta onestà la mia esperienza con pCloud è stata ed è veramente soddisfacente. Sarà che la concorrenza sta facendo di tutto per perdere punti, ma pCloud è la dimostrazione di come sia possibile offrire un servizio di qualità a prezzi ragionevoli. Inoltre apprezzo tantissimo la formula del piano “a vita” che va in contro-tendenza al dilagante fenomeno del noleggio di prodotti e servizi. Passi il “rent to own” ma il noleggio puro, a mio modesto parere, sta scappando di mano… 9,90 € al mese qui e 9,90 € al mese là e ti ritrovi a fine mese a spendere centinaia di euro, senza mai possedere nulla.

PRO:

  • Piano gratuito da 10 Gb, con possibilità di estendere fino a 20 Gb attraverso i referrals
  • Versione a pagamento economica che prevede tra le varie soluzioni anche un singolo pagamento a vita
  • Recupero di versioni precedenti dei file fino a 30 giorni
  • Interfaccia grafica intuitiva e minimale
  • Velocità
  • Sicurezza
  • Brandizzazione grafica e personalizzazione dei link condivisi con password e data scadenza link
  • Statistiche download/upload
  • Gestione di musica, foto e video senza paragoni
  • Backup/Migrazione automatica dei files presenti su Dropbox, Google Drive e OneDrive
  • Creazione di archivi Zip all’interno della piattaforma

CONTRO:

  • Servizio Crypto opzionale
  • Integrazione nativa con app di terze parti scarsa (compensata da WebDAV)
  • WebDAV incompatibile con Autenticazione a 2 Fattori
  • Alcune funzioni sono disponibili solo attraverso interfaccia web
  • Le cartelle condivise con altri utenti non sono distinguibili graficamente se visualizzate attraverso app mobile