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[Tutorial] Mixare in studio evitando di affaticare le orecchie

Le orecchie sono i nostri strumenti più preziosi quando si tratta della fase di mixing in studio. Sembrerà di dire ovvietà quando si parla del problema dell’ affaticamento , ma la verità è che, pur sapendolo, tutti noi ci ostiniamo ad affrontare delle vere e proprie maratone. Le lunghe ore sono una realtà assodata ed imprescindibile nell’audio, ma le trappole che causano l’affaticamento dell’ascolto possono essere evitate sviluppando un flusso di lavoro sano. Ecco alcuni suggerimenti per mantenere le orecchie e la mente fresche prima, durante e dopo le sessioni di studio.

1. Gestire i livelli di monitoraggio

Ascoltare i mix ad alto volume è un grosso errore. Oltre a causare affaticamento dell’orecchio, la profondità dei bassi e la chiarezza delle frequenze medio-alte ascolatate a volumi consistenti raramente si ritrova su altri sistemi di riproduzione che non sono i nostri e, soprattutto, a livelli volume inferiori.

Definire un livello ottimale del volume per eseguire il mixaggio non è tuttavia cosa semplice perchè un SPL (Livello di Pressione Sonora) di 85 dB in un grande studio trattato si sentirà molto più forte in un piccolo home studio con finestre.

Diciamo che una buona regola di partenza sarebbe quella di monitorare a un livello in cui si possa avere una conversazione senza bisogno di alzare la voce.

Far riposare le orecchie interrompendo l’ascolto della cuffia ci aiuterà a rimanere freschi non solo nella sessione di mixing ma anche negli anni a venire. Chi effettua un mixaggio può sovraccaricare le orecchie fino al punto di esaurirsi e non essere in grado di ascoltare correttamente.

Se al di fuori dello studio sei sottoposto a stress sonori, fare una pausa per ricalibrare le orecchie prima di ascoltare la musica è una buona idea.

2. Progettare un flusso di lavoro sano

Come detto poco sopra è essenziale progettare un flusso di lavoro sando ed efficiente. Esistono molti modi differenti per affrontare un mix, ma indipendentemente dall’approccio, gli ingegneri più esperti tendono ad adottare un metodo che applicheranno passo dopo passo, dall’inizio alla fine.

Mentre la produzione in genere ha un approccio più rilassato, i migliori mix provengono da strategie e metodologie applicate con un certo rigore. Ecco un possibile approccio al flusso di lavoro:

Primo ascolto: ascolta la canzone per avere un’idea di ciò che deve essere fatto mentre prendiamo nota delle aree e delle problematiche.

Pulizia del mix: attribuire un codice colore alle singole tracce, aggiungere canali aux per riverbero e delay e correggere gli errori come rumori e tempo.

Creare un equilibrio approssimativo: organizzare gli strumenti in gruppi e bilanciare le tracce a livello di gruppo e di strumento.

EQ correttivo: taglia le parti del segnale in presenza di rumori, fangosità, frequenze.

EQ additivo: far emergere le parti migliori del segnale aumentando leggermente le frequenze.

Migliorare il campo e la profondità stereo: eseguire il panning delle tracce e migliorare la profondità (dalla parte anteriore a quella posteriore) con riverberi e ritardi.

Automazione: aggiungere movimento al mix attraverso cambiamenti di effetti, panning e livelli.

Fare una pausa e tornare a modificare: prendere almeno un paio d’ore di pausa dal mix e tornaci con le orecchie fresche per fare le regolazioni.

Ascoltare la traccia per intero alcune volte utilizzando brani di riferimento (con lo switch A / B) verificando di essere sulla strada giusta.

Ognuno di questi passi offre l’opportunità di fare una pausa, riposare le mie orecchie e rifocalizzarsi prima di passare al prossimo compito con una visione chiara. Poiché i cambiamenti che facciamo nel mix influenzano quasi sempre qualcos’altro, questo approccio consente di individuare rapidamente i problemi e riconoscere dove mettere le mani al momento del ritorno.

Diciamo che 10 minuti di pausa ogni 60, oppure 20 ogni 90 possono essere uno standard condivisibile dalla maggior parte di noi. Sono abbastanza per riposare le orecchie e non sono troppi da rischiare di dimenticare i problemi da risolvere nel nostro mix.

3. Ascolto prolungato

Quando ascoltiamo la stessa parte della traccia più e più volte, ci abituiamo al modo in cui suona: le cose che ci sembravano problematiche al primo ascolto non risultano più così spiacevoli

La tendenza potrebbe essere quella di spingere le frequenze alte per compensare la desensibilizzazione con il risultato di fare precipitare rapidamente la qualità del mix.

Dopo circa un’ora di miscelazione senza interruzioni, spesso si tende ad incrementare i livelli di riproduzione dei monitor per avere un maggiore senso di chiarezza. Se non si presta attenzione, si rischia facilmente di aumentare il livello ogni ora fino a quando le cose sfuggono di mano. Per combattere un inizio precoce di affaticamento, potrebbe essere utile adeguare il volume verso il basso invece che verso l’alto , in modo che le orecchie possano adattarsi a livelli più moderati. È sorprendente quanto si riesca a distinguere certi dettagli con un ascolto silenzioso.

Se si riesce a rispettare questi precetti generali quando si fa il mixaggio le orecchie ne trarranno grande beneficio a lungo termine.

[Tutorial] Utilizzi gli hashtag giusti per la tua musica sui social media?

Ormai, i social media sono diventati importanti e abbastanza diffusi da far capire a tutti che cosa sono gli hashtag, ma ci sono ancora molte persone che non capiscono cosa dovrebbero o non dovrebbero fare quando si tratta di dare la giusta impostazione nel loro utilizzo su Instagram o Facebook.
Ecco una rapida occhiata a cinque cose che potreste non fare con gli hashtag, come potreste migliorare e perché tutto ciò sia importante.

  1. Seguire strategicamente alcuni hashtag

Anche se non se ne parla abbastanza e molte persone nemmeno ne sono a conoscenza, gli hashtag possono essere seguiti su Instagram più o meno allo stesso modo degli account. Chiunque può scegliere di seguire un hashtag e visualizzare molte delle immagini associate al tag (a volte tutte, a seconda di quante volte viene utilizzato l’hashtag) nel proprio feed, proprio come se un account che seguiamo avesse condiviso una nuovo post.
Seguire un hashtag come #summer o #music probabilmente non vi servirà a nulla, dal momento che sono usati ed abusati, ma ci sono alcuni che potrebbero avvantaggiarvi. Ad esempio, se si segue il nome della tua band o dj preferiti come hashtag (ad esempio #coldplay o #davidguetta), sarà possibile visualizzare alcuni dei post che hanno attinenza con la propria musica ed artisti preferiti. A volte le persone non ci taggano correttamente utilizzando un hashtag anziché il tag al nostro account. In questo modo potremo intercettare le immagini in questione. Si potrebbe ad esempio decidere di seguire i nomi dei propri brani, album e tour sotto forma di hashtag perché, anche vengono usati solo una o due volte, conviene interagire con quelle immagini (e con gli account dietro di loro), dal momento che saranno probabilmente condivise dai chi ci segue con maggiore assiduità e partecipazione.

2. Separare gli hashtag dalla didascalia

Ci sono diverse correnti di pensiero quando si tratta di posizionare gli hashtag da allegare ai propri post e, alla fine, si riduce tutto a ciò che riteniamo migliore e di ciò che funziona per noi.
Suggeriamo di aggiungere i propri hashtag come commento subito dopo aver postato la propria immagine o il proprio video lasciando che la didascalia abbia la propria rilevanza, invece di affollarla con hashtag. Quando vengono inseriti in un commento, funzionano ancora allo stesso modo e tutte le funzionalità dovrebbero essere uguali, ma vengono suddivisi in compartimenti e, in un certo senso, vengono tenuti separati.

In alternativa si può optare per aggiungere almeno 5 punti in successione (o altro simbolo) per distanziare la lista degli hashtag dalla caption, ossia la didascalia descrittiva del post.

3. Non usarne troppi

Le persone aggiungono hashtag ai post su Instagram perché rendono i propri contenuti parte di una conversazione più ampia e consentono loro di intercettare persone nuove che diversamente potrebbero non incappare mai nel loro profilo . Con ogni hashtag aggiunto, c’è l’opportunità di raccogliere nuovi Mi piace, commenti e follower, e mentre ciò può sembrare superficiale, tutta quell’attenzione si aggiunge e può tradursi in nuovi fan e vendite dei propri brani.
Si potrebbe essere tentati a questo punto di massimizzare il numero di hashtag aggiunti a ogni post (Instagram ne consente 30 per ogni articolo), ma in realtà non si tratta di una buona pratica.

Trovare un equilibrio tra l’utilizzo di hashtag appropriati e l’accattonaggio di attenzione e visibilità è difficile. A volte solo cinque hashtag sono la cosa migliore, mentre altre volte, circa 10 potrebbero funzionare meglio. Quando si superano i 10 le cose diventano complicate e Instagram potrebbe anche pensare che stiamo provando a giocare con l’algoritmo e quindi bisogna fare attenzione a non tramutare il nostro post in qualcosa che il social network tratta come vero e proprio Spam.

4. Non utilizzare sempre gli stessi

Via via che aumentiamo le nostre pubblicazioni su Instagram, diventa facile stagnare nell’utilizzo dei soliti hashtag. Probabilmente ci sono molte opzioni che si applicano a tutto ciò che condividiamo, come #music, #concert, #newmusic o il nostro nome . Potrebbe sembrare che abbia senso utilizzarli più e più volte, ma Instagram disapprova anche il copia e incolla degli hashtag nello stesso ordine.

Quando pubblichiamo è bene mescolare gli hashtag ed evitare di utilizzare #music tutte le volte, specialmente se ci sono altri tag più trendy e pertinenti applicabili al nostro post. Anche se ci sono alcuni elementi che vogliamo includere ogni volta che condividiamo (come il proprio nome o il nome che i nostri fan ci hanno attribuito), facciamo del nostro meglio per scriverlo in un ordine differente. Se era il primo hashtag elencato nel nostro ultimo post, assicuriamoci che sia da qualche parte nel mezzo nel post successivo e magari l’ultimo in quello che verrà pubblicato ancora dopo

5. Creare hashtag inediti ed originali

La maggior parte degli hashtag che pubblichiamo sono utilizzati anche da milioni di altre persone, e questo può anche rendere difficile distinguersi. È divertente lanciare il proprio contenuto nella giungla social insieme a tutti gli altri che utilizzano tag come #instamusic o #edm, ma possiamo anche proporne altri che si applicano solo a noi e alla nostra musica.

Includendo gli hashtag chiave per noi nei propri post di Instagram possiamo iniziare a “educare” chi ci segue ad utilizzarli quando postano cose attineneti al nostro universo, alla nostra musica, alle nostre serate etc. Questi hashtag hanno un senso circoscritto a quelli che ci conoscono e vogliono anche pubblicare qualcosa che ci riguarda, e quindi sono forse anche più importanti degli altri hashtag casuali che le masse hanno adottato.

Guardiamo questi hashtag con attenzione e assicuriamoci di seguirli, perché tutto ciò che è condiviso con uno di questi elementi è fondamentale per noi.

Ringraziamo Giona Guidi per averci dato consulenza sull’intricato mondo di Instagram, dei “trucchi” ed errori da evitare, mettendo a disposizione la sua consolidata esperienza di dj, produttore e social media expert.

[Tutorial] Cosa Rende Perfetta Una Traccia Vocale?

Che si tratti di una canzone soulful degli anni ’70, di una classica canzone rock degli anni ’80 o di una popolare canzone dance elettronica di oggi, le canzoni con testi hanno una cosa in comune, indipendentemente dal genere: una traccia vocale potente ed emotiva.

In questo post esaminiamo cinque semplici modi per aiutare la tua voce a farsi notare nel modo in cui desideri.
1. Bere acqua

Potrebbe sembrare un gioco da ragazzi, ma molti cantanti spesso dimenticano di idratarsi prima di entrare in una sessione di registrazione. Rimanere idratati è di fondamentale importanza quando si tratta di esibire le proprie doti canore, sia sul palco che in una sessione di registrazione.

Bere acqua almeno venti minuti prima di prepararsi a cantare dietro un microfono. Non solo mantiene il tuo corpo sano e funzionante correttamente, ma dà al corpo il tempo per mantenere le corde vocali lubrificate e agili in modo che la tua “casella vocale” possa fare il lavoro.

2. Sorridi

Quando sorridi, i tuoi zigomi si alzano e creano uno spazio più risonante nella tua bocca. Ciò migliora la qualità tonale del tuo canto creando un tono più luminoso e più caldo, e aiuta la tua voce a risuonare, il che è spesso il motivo per cui i cantanti sorridono quando passano a un tono più alto. Ciò aiuta a individuare le note più difficili da raggiungere, determinando un tono più desiderato e rendendo più facile per l’ascoltatore ascoltare la pronuncia dei testi.

A volte, anche solo cambiando la forma della tua bocca quando canti, puoi creare alcuni strani nuovi toni nella tua voce, quindi sii creativo e provi alcune facce diverse… sorridi quando canti!


3. Mantieni il ritmo
Ci sono molte tecniche in post-produzione per aiutare un vocalist a stare in sintonia e in movimento, ma queste tecnologie non sempre valorizzano  il talento e l’energia originali di un cantante.

Il ritmo è uno degli aspetti più importanti della musica; che tu stia cantando una melodia di danza allegra o una ballata stravagante, il ritmo è l’elemento chiave. Il fan della musica media può notare quando un cantante è fuori tempo, quindi è molto importante fare del tuo meglio per rimanere in tempo con il metronomo (o in tempo con la band con cui ti esibisci) quando stai registrando la tua parte vocale per una canzone.

Una tecnica comune è quella di suonare silenziosamente il ritmo nella tua coscia o mano mentre canti per sentire fisicamente il ritmo, specialmente per i brani con ritmi complessi o sincopi.

Quando una sezione di una canzone è difficile da inchiodare, a volte aiuta rallentare il tempo e/o aumentarlo gradualmente; vai sempre dal lento al veloce quando sperimenti la tua performance su un brano.

La funzione metronomo dell’app Spire è un ottimo modo per stare in  sincronia ovunque tu sia, sia che si trovi in ​​studio a casa o lontano dalla civiltà.

Ecco un video che mostra quanto è facile impostare il tempo nell’app Spire. Impostare un metronomo nell’app Spire può avvantaggiare seriamente qualsiasi esecuzione o registrazione, ed è sempre una buona pratica anche per suonare dal vivo.

4. Canta con emozione

Niente può rendere una traccia vocale degna di essere ascoltata senza una vera passione ed emozione dietro di essa. Il cantato cadrà nel posto giusto finché c’è uno scopo e un’intenzione che sostiene il  tutto.

Ci vuole forza e partecipazione in una performance vocale. È molto facile stancarsi dopo aver cantato la stessa linea vocale più e più volte – solo i migliori cantanti sono in grado di stare nello studio per ore e ore dando ripetutamente la stessa quantità di sforzo ed emozione in ogni take.

Se hai cantato il take un paio di volte e non suona bene, fai una breve pausa per rinfrescare la tua mente. Non vale la pena registrarlo se non ha ogni centimetro di emozione per cui è stato originariamente scritto! Il che ci porta all’ultima e più importante dritta…

5. Fallo ancora e ancora

Questo è semplice matematica; più si registra, più opzioni si hanno quando si sceglie quella giusta. Certo, ci sono delle volte in cui l’atmosfera è giusta e le stelle si allineano, e sei in grado di registrare una traccia che sembra giusta al primo take (come “Billie Jean” di Michael Jackson, per esempio), ma raramente una canzone nell’industria musicale viene registrata senza prendere frammenti da più takes (o “comping” come viene chiamato).

Prova una combinazione di tecniche diverse per risultati diversi: emozioni diverse, forme della bocca, posizioni in piedi, stanze, persino l’ora del giorno possono influenzare il modo in cui suona una traccia vocale.

A volte, le anomalie vocali più strane e fantastiche trovano la loro strada nella produzione finale, quindi continua a sperimentare con la tua voce e il tuo ambiente per tirare fuori il meglio in ogni traccia vocale che registri.

[Tutorial] Usare l’Equalizzatore per ottenere mix più puliti

 

Un produttore ha sempre decine di problematiche con cui litigare nel processo di creazione di una traccia. Uno delle più rilevanti in tutte le fasi di sviluppo è la corretta equalizzazione delle singole parti  per ottenere un buon mixaggio del brano. Più di ogni altra cosa, il producer dovrebbe andare costantemente a caccia di frequenze problematiche nel proprio mix.

Diamo un’occhiata ai problemi più comuni: brusche risonanze, rumore sulle basse frequenze e alte frequenze stridule.

Brusche risonanze

Carichiamo un EQ,  impostiamo una curva a campana e una banda stretta, con una guadagno piuttosto accentuato. Mettiamo in play la traccia e iniziamo a scorrere la gamma delle frequenze finché non iniziamo ad avvertire il problema in modo esasperato. Potremmo persino sentire il suono “squillare”.  Questo è il nostro punto debole.
A questo punto allarghiamo moderatamente la Q  e trasformiamo il guadagno esasperato nella precedente fase nel suo inverso, ossia un taglio. Problema risolto.

Un esempio: se abbiamo un suono FX filtrato (come un Riser) che suona bene ma punge attraverso il mix e non si siede in modo ottimale nel contesto,  dovremo semplicemente scorrere il suono nel modo precedentemente descritto e fermarci dove la sensazione pungente diventa veramente rilevante e tagliare la frequenza proprio in quel punto

Rumore nella fascia bassa

Molti suoni nel mix contengono rumore nellai fascia bassa (0-80 hz) assolutamente non necessari. Questo è particolarmente vero con batteria, voce, pad e suoni di effetti e qualsiasi registrazione dal vivo. Praticamente qualsiasi suono può cadere preda di questo problema Potrebbe non sembrare un grosso problema su una singola traccia ma quando aggiungiamo tracce nel mix ciascuna di esse contribuisce a creare ronzio e rimbombo.

Utilizziamo un EQ / filtro low cut per rimuovere le basse frequenze non necessarie. Come risultato verrà liberata energia per il basso e la parte bassa della tua batteria. Il nostro mix suonerà più definito, più forte e il basso verrà fuori molto meglio.

Alte frequenze stridule

La fascia alta ha lo stesso problema di quella bassa: le frequenze alte si sommano molto facilmente creando un mix poco pulito. Molti suoni di synth, ad esempio, sono inutilmente brillanti. Possiamo utilizzare uno Shelf EQ o un High Cut. Se il problema è circoscritto ad un’area specifica nella fascia alta possiamo usare la medesima tecnica descritta in precedenza per le brusche risonanze. Ovviamente ci sono suoni che devono essere brillanti ed emergere nel mix ma ricordiamoci sempre che non possiamo tenere tutto in risalto, bisogna fare delle scelte sacrificando alcuni suoni a favore di altri. Ridurre le alte frequenze allontana il suono trattato dall’ascoltatore, facendolo sedere meglio nel mix.

Molto importante: ogni volta che trattiamo un suono con l’EQ, dobbiamo ascoltare le modifiche che apportiamo nel contesto dell’intero mix. Possiamo senz’altro mettere in solo una traccia quando eseguiamo queste operazioni ma per prendere una decisione bisogna sempre guardare la fotografia nel suo insieme. L’ analizzatore di spettro è indubbiamente un ottimo alleato a patto di non fare affidamento sulla sola grafica. Usiamolo come strumento per confermare ciò che sentono le nostre orecchie.