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[Tutorial] Utilizzi gli hashtag giusti per la tua musica sui social media?

Ormai, i social media sono diventati importanti e abbastanza diffusi da far capire a tutti che cosa sono gli hashtag, ma ci sono ancora molte persone che non capiscono cosa dovrebbero o non dovrebbero fare quando si tratta di dare la giusta impostazione nel loro utilizzo su Instagram o Facebook.
Ecco una rapida occhiata a cinque cose che potreste non fare con gli hashtag, come potreste migliorare e perché tutto ciò sia importante.

  1. Seguire strategicamente alcuni hashtag

Anche se non se ne parla abbastanza e molte persone nemmeno ne sono a conoscenza, gli hashtag possono essere seguiti su Instagram più o meno allo stesso modo degli account. Chiunque può scegliere di seguire un hashtag e visualizzare molte delle immagini associate al tag (a volte tutte, a seconda di quante volte viene utilizzato l’hashtag) nel proprio feed, proprio come se un account che seguiamo avesse condiviso una nuovo post.
Seguire un hashtag come #summer o #music probabilmente non vi servirà a nulla, dal momento che sono usati ed abusati, ma ci sono alcuni che potrebbero avvantaggiarvi. Ad esempio, se si segue il nome della tua band o dj preferiti come hashtag (ad esempio #coldplay o #davidguetta), sarà possibile visualizzare alcuni dei post che hanno attinenza con la propria musica ed artisti preferiti. A volte le persone non ci taggano correttamente utilizzando un hashtag anziché il tag al nostro account. In questo modo potremo intercettare le immagini in questione. Si potrebbe ad esempio decidere di seguire i nomi dei propri brani, album e tour sotto forma di hashtag perché, anche vengono usati solo una o due volte, conviene interagire con quelle immagini (e con gli account dietro di loro), dal momento che saranno probabilmente condivise dai chi ci segue con maggiore assiduità e partecipazione.

2. Separare gli hashtag dalla didascalia

Ci sono diverse correnti di pensiero quando si tratta di posizionare gli hashtag da allegare ai propri post e, alla fine, si riduce tutto a ciò che riteniamo migliore e di ciò che funziona per noi.
Suggeriamo di aggiungere i propri hashtag come commento subito dopo aver postato la propria immagine o il proprio video lasciando che la didascalia abbia la propria rilevanza, invece di affollarla con hashtag. Quando vengono inseriti in un commento, funzionano ancora allo stesso modo e tutte le funzionalità dovrebbero essere uguali, ma vengono suddivisi in compartimenti e, in un certo senso, vengono tenuti separati.

In alternativa si può optare per aggiungere almeno 5 punti in successione (o altro simbolo) per distanziare la lista degli hashtag dalla caption, ossia la didascalia descrittiva del post.

3. Non usarne troppi

Le persone aggiungono hashtag ai post su Instagram perché rendono i propri contenuti parte di una conversazione più ampia e consentono loro di intercettare persone nuove che diversamente potrebbero non incappare mai nel loro profilo . Con ogni hashtag aggiunto, c’è l’opportunità di raccogliere nuovi Mi piace, commenti e follower, e mentre ciò può sembrare superficiale, tutta quell’attenzione si aggiunge e può tradursi in nuovi fan e vendite dei propri brani.
Si potrebbe essere tentati a questo punto di massimizzare il numero di hashtag aggiunti a ogni post (Instagram ne consente 30 per ogni articolo), ma in realtà non si tratta di una buona pratica.

Trovare un equilibrio tra l’utilizzo di hashtag appropriati e l’accattonaggio di attenzione e visibilità è difficile. A volte solo cinque hashtag sono la cosa migliore, mentre altre volte, circa 10 potrebbero funzionare meglio. Quando si superano i 10 le cose diventano complicate e Instagram potrebbe anche pensare che stiamo provando a giocare con l’algoritmo e quindi bisogna fare attenzione a non tramutare il nostro post in qualcosa che il social network tratta come vero e proprio Spam.

4. Non utilizzare sempre gli stessi

Via via che aumentiamo le nostre pubblicazioni su Instagram, diventa facile stagnare nell’utilizzo dei soliti hashtag. Probabilmente ci sono molte opzioni che si applicano a tutto ciò che condividiamo, come #music, #concert, #newmusic o il nostro nome . Potrebbe sembrare che abbia senso utilizzarli più e più volte, ma Instagram disapprova anche il copia e incolla degli hashtag nello stesso ordine.

Quando pubblichiamo è bene mescolare gli hashtag ed evitare di utilizzare #music tutte le volte, specialmente se ci sono altri tag più trendy e pertinenti applicabili al nostro post. Anche se ci sono alcuni elementi che vogliamo includere ogni volta che condividiamo (come il proprio nome o il nome che i nostri fan ci hanno attribuito), facciamo del nostro meglio per scriverlo in un ordine differente. Se era il primo hashtag elencato nel nostro ultimo post, assicuriamoci che sia da qualche parte nel mezzo nel post successivo e magari l’ultimo in quello che verrà pubblicato ancora dopo

5. Creare hashtag inediti ed originali

La maggior parte degli hashtag che pubblichiamo sono utilizzati anche da milioni di altre persone, e questo può anche rendere difficile distinguersi. È divertente lanciare il proprio contenuto nella giungla social insieme a tutti gli altri che utilizzano tag come #instamusic o #edm, ma possiamo anche proporne altri che si applicano solo a noi e alla nostra musica.

Includendo gli hashtag chiave per noi nei propri post di Instagram possiamo iniziare a “educare” chi ci segue ad utilizzarli quando postano cose attineneti al nostro universo, alla nostra musica, alle nostre serate etc. Questi hashtag hanno un senso circoscritto a quelli che ci conoscono e vogliono anche pubblicare qualcosa che ci riguarda, e quindi sono forse anche più importanti degli altri hashtag casuali che le masse hanno adottato.

Guardiamo questi hashtag con attenzione e assicuriamoci di seguirli, perché tutto ciò che è condiviso con uno di questi elementi è fondamentale per noi.

Ringraziamo Giona Guidi per averci dato consulenza sull’intricato mondo di Instagram, dei “trucchi” ed errori da evitare, mettendo a disposizione la sua consolidata esperienza di dj, produttore e social media expert.

[Tutorial] Alcune Regole Da Seguire Per Costruire Una Traccia Di Successo

Lo streaming ha introdotto molti cambiamenti nel modo in cui produciamo e consumiamo la musica. Tuttavia,  la base di una buona canzone non è molto diversa da dieci, venti o trenta anni fa: gli ascoltatori cercano ancora la musicalità creativa.

Una delle principali differenze è il grado di concorrenza nell’ambiente di streaming. I provider come Apple Music hanno decine di milioni di canzoni ed in uno scenario del genere la prima regola è mostrare alle persone perché dovrebbero ascoltarci e dobbiamo farlo il ​​più rapidamente e sensibilmente possibile. In una frase… 30 secondi o meno devono catturare l’attenzione del pubblico.

In una conferenza tecnologica del 2015, l’app di identificazione delle canzoni Shazam ha rivelato i dati che vengono utilizzati per prevedere con precisione entro un mese se una canzone diventerà una numero uno di Billboard negli Stati Uniti. Quasi tutte le canzoni di successo seguono lo stesso schema: convincono le persone ad estrarre i loro telefoni e identificarle entro i primi 10-20 secondi dal loro ascolto.

Essere in grado di connettersi rapidamente con gli ascoltatori è la base del modello di business di Spotify per gli artisti che condividono le loro canzoni sulla piattaforma. Una canzone deve essere riprodotta per 30 secondi per contare come un singolo stream e per remunerare l’artista. Il modo in cui una canzone inizia è sempre stato importante nel pop, ma ora sembra più cruciale che mai nella produzione musicale.

In questo articolo proveremo a delineare alcune strategie creative per iniziare una traccia in modo da attirare l’attenzione degli ascoltatori.

Creare una scena sonora

Iniziare una canzone con una registrazione sul campo o un paesaggio sonoro può trasportare gli ascoltatori in uno spazio reale o immaginario prima che la prima nota venga suonata. Pensate ad esempio a Club Tropicana degli Wham o più in generale al tono della stanza, il feedback dei microfoni e i conteggi dei batteristi. Sono alcuni esempi comuni usati nella musica rock e indie. La musica elettronica spesso impiega droni spaziali e bip per evocare immagini del futuro. Le registrazioni della natura, come l’acqua e gli uccelli, funzionano bene per calmare gli ascoltatori prima di una canzone downtempo. Si tratta di creare in termini musicali quello che nella tv e nel cinema si definisce “spoiler”, ossia anticipare ciò che il testo andrà a delineare nei primi 30 secondi. Questa strategia attira gli ascoltatori nella canzone ma i tempi della musica pop con potenziale commerciale impongono di tenere la scena sonora impostata su un massimo di 10 secondi.

Ri-campionare

Creare nuovo materiale per l’introduzione di una canzone può richiedere molto tempo. Se ci si sente bloccati in questa fase si possono utilizzare contenuti già presenti nella nostra traccia e tagliarle. Pharrell ricorre molto spesso a questo approccio. Quasi tutti i suoi più grandi successi iniziano con un ciclo di quattro count del primo beat. Ascoltate qui sotto l’esempio che è stato messo insieme per dimostrare questo concetto. Di fatto può risultare anche più eccitante di un inizio pulito ed è anche radio-friendly.

Anticipare la melodia del ritornello

Un ritornello che esploda in modo relativamente anticipato nello sviluppo della traccia è un modo infallibile per connettersi con gli ascoltatori. È possibile ascoltare questo approccio in Thunder degli Imagine Dragons. La canzone inizia dal primo secondo con la voce solista, un ritmo di batteria e una linea di basso ridotta al minimo, non c’è molto altro. Questo fa si che il ritornello esploda con il basso e la batteria, la voce chunk accattivante e più livelli vocali introdotti per fornire un tocco di anthem. Tutto questo accade nei primi 35 secondi e appena prima che la canzone raggiunga il ritornello c’è una breve pausa. E’ qui che viene riempito lo spettro delle frequenze cambiando l’energia in una costante progressione verso il picco emotivo

Meno è meglio

Non tutte le canzoni pop hanno bisogno di un alto livello di segnale per conquistare rapidamente gli ascoltatori. My Feelings di Drake dimostra come un senso di spazio e di dinamica possano risultare altrettanto accattivanti. L’introduzione presenta solo tre elementi: batteria, synth pad/bells lasciati molto indietro rispetto a ritmo e voce e, soprattutto, molto spazio negativo. Il silenzio viene utilizzato come dispositivo musicale per muoversi di pari passo con le aspettative dell’ascoltatore e intensificare l’impatto emotivo della voce che segue un ritmo stop-and-start, tenendo l’ascoltatore agganciato ad ogni nuova linea. Ogni elemento musicale ha il suo posto nello spettro delle frequenze, creando un mix che è ben bilanciato e facile da ascoltare. Non suona come la musica per le folle eppure è un successo indiscutibile

Hook strumentale prima del resto

Nelle produzioni degli ultimi anni viene data molta importanza al hook vocale. Come abbiamo potuto ascoltare nelgi esempi precedenti, gli artisti trattano l’hook  vocale come l’elemento chiave per vendere la canzone. Ma gli ascoltatori possono essere conquistati anche con strumenti memorabili che li ispirano a canticchiare o battere il loro piedino a tempo.

Un ottimo riff, synth o beat è sufficiente per guidare una canzone dall’inizio alla fine, quindi dovrebbe essere introdotta dal momento in cui gli ascoltatori premono play.

Daft Punk ha sempre fatto affidamento su hook strumentali per guidare le proprie canzoni come Get Lucky. La traccia inizia e viene definita dalla chitarra con una atmosfera disco che si ripete per tutta la canzone, senza per questo annoiare l’ascoltatore.

Se, diversamente da questo approccio, si desidera conservare un hook strumentale accattivante per rivelarlo più avanti nella canzone allora si può iniziare a introdurne una versione modificata, come  una versione acustica, per poi inserire la versione sintetica o elettrica nella strofa o nel ritornello.

Il nostro hook non dovrebbe in ogni caso spodestare e prendere il sopravvento sulla voce. Se c’è un passaggio strumentale con una rapida successione di note o un pitch bend selvaggio, meglio non inserire la voce in quel momento oppure chiedere al cantante di cantare una nota sospesa per evitare un mix disordinato.

Creare una falsa partenza

Molte canzoni catturano l’attenzione degli ascoltatori fin dall’inizio con un suono sorprendente o strano. Questo approccio richiede una scelta molto attenta dei nostri suoni. La falsa partenza dovrebbe sembrare una parte della canzone anche se è diversa per tono o stile. Bastano pochi secondi per far sì che gli ascoltatori si chiedano di cosa si tratti prima di svanire e lasciare che la musica prenda il sopravvento. Prendete come esempio Bob Seger e la sua Old Time Rock N’ Roll

Perchè sia efficace la musica che segue la falsa partenza deve essere ben fatta, Aggiungere semplicemente un suono strano a una canzone che ha ancora bisogno di lavoro non la renderà migliore. Si può poi riproporre il suono o il frammento si accordi  una o due volte durante la canzone per darle un nuovo significato e mantenere la coerenza.

 

[Tutorial] Cosa Rende Perfetta Una Traccia Vocale?

Che si tratti di una canzone soulful degli anni ’70, di una classica canzone rock degli anni ’80 o di una popolare canzone dance elettronica di oggi, le canzoni con testi hanno una cosa in comune, indipendentemente dal genere: una traccia vocale potente ed emotiva.

In questo post esaminiamo cinque semplici modi per aiutare la tua voce a farsi notare nel modo in cui desideri.
1. Bere acqua

Potrebbe sembrare un gioco da ragazzi, ma molti cantanti spesso dimenticano di idratarsi prima di entrare in una sessione di registrazione. Rimanere idratati è di fondamentale importanza quando si tratta di esibire le proprie doti canore, sia sul palco che in una sessione di registrazione.

Bere acqua almeno venti minuti prima di prepararsi a cantare dietro un microfono. Non solo mantiene il tuo corpo sano e funzionante correttamente, ma dà al corpo il tempo per mantenere le corde vocali lubrificate e agili in modo che la tua “casella vocale” possa fare il lavoro.

2. Sorridi

Quando sorridi, i tuoi zigomi si alzano e creano uno spazio più risonante nella tua bocca. Ciò migliora la qualità tonale del tuo canto creando un tono più luminoso e più caldo, e aiuta la tua voce a risuonare, il che è spesso il motivo per cui i cantanti sorridono quando passano a un tono più alto. Ciò aiuta a individuare le note più difficili da raggiungere, determinando un tono più desiderato e rendendo più facile per l’ascoltatore ascoltare la pronuncia dei testi.

A volte, anche solo cambiando la forma della tua bocca quando canti, puoi creare alcuni strani nuovi toni nella tua voce, quindi sii creativo e provi alcune facce diverse… sorridi quando canti!


3. Mantieni il ritmo
Ci sono molte tecniche in post-produzione per aiutare un vocalist a stare in sintonia e in movimento, ma queste tecnologie non sempre valorizzano  il talento e l’energia originali di un cantante.

Il ritmo è uno degli aspetti più importanti della musica; che tu stia cantando una melodia di danza allegra o una ballata stravagante, il ritmo è l’elemento chiave. Il fan della musica media può notare quando un cantante è fuori tempo, quindi è molto importante fare del tuo meglio per rimanere in tempo con il metronomo (o in tempo con la band con cui ti esibisci) quando stai registrando la tua parte vocale per una canzone.

Una tecnica comune è quella di suonare silenziosamente il ritmo nella tua coscia o mano mentre canti per sentire fisicamente il ritmo, specialmente per i brani con ritmi complessi o sincopi.

Quando una sezione di una canzone è difficile da inchiodare, a volte aiuta rallentare il tempo e/o aumentarlo gradualmente; vai sempre dal lento al veloce quando sperimenti la tua performance su un brano.

La funzione metronomo dell’app Spire è un ottimo modo per stare in  sincronia ovunque tu sia, sia che si trovi in ​​studio a casa o lontano dalla civiltà.

Ecco un video che mostra quanto è facile impostare il tempo nell’app Spire. Impostare un metronomo nell’app Spire può avvantaggiare seriamente qualsiasi esecuzione o registrazione, ed è sempre una buona pratica anche per suonare dal vivo.

4. Canta con emozione

Niente può rendere una traccia vocale degna di essere ascoltata senza una vera passione ed emozione dietro di essa. Il cantato cadrà nel posto giusto finché c’è uno scopo e un’intenzione che sostiene il  tutto.

Ci vuole forza e partecipazione in una performance vocale. È molto facile stancarsi dopo aver cantato la stessa linea vocale più e più volte – solo i migliori cantanti sono in grado di stare nello studio per ore e ore dando ripetutamente la stessa quantità di sforzo ed emozione in ogni take.

Se hai cantato il take un paio di volte e non suona bene, fai una breve pausa per rinfrescare la tua mente. Non vale la pena registrarlo se non ha ogni centimetro di emozione per cui è stato originariamente scritto! Il che ci porta all’ultima e più importante dritta…

5. Fallo ancora e ancora

Questo è semplice matematica; più si registra, più opzioni si hanno quando si sceglie quella giusta. Certo, ci sono delle volte in cui l’atmosfera è giusta e le stelle si allineano, e sei in grado di registrare una traccia che sembra giusta al primo take (come “Billie Jean” di Michael Jackson, per esempio), ma raramente una canzone nell’industria musicale viene registrata senza prendere frammenti da più takes (o “comping” come viene chiamato).

Prova una combinazione di tecniche diverse per risultati diversi: emozioni diverse, forme della bocca, posizioni in piedi, stanze, persino l’ora del giorno possono influenzare il modo in cui suona una traccia vocale.

A volte, le anomalie vocali più strane e fantastiche trovano la loro strada nella produzione finale, quindi continua a sperimentare con la tua voce e il tuo ambiente per tirare fuori il meglio in ogni traccia vocale che registri.

[Tutorial] Layered Kick Drum: il metodo della stratificazione

Oggi il nostro Giona Guidi ci spiega come ottenere dei suoni di Kick più corposi ed accattivanti attraverso la tecnica di layering, ossia la cosiddetta stratificazione.

La cassa è una delle componenti più importanti del vostro brano. Per questa ragione, nel mio precedente tutorial incentrato sull’organizzazione e razionalizzazione dello spazio di lavoro del proprio sequencer,  ho sottolineato che la categoria del groove ritmico (che personalmente codifico con il colore bianco) è quella che posiziono nella parte superiore della finestra di arrangiamento, proprio perché è il primo passo che compio nell’affrontare un nuovo progetto. Specialmente quando si parla di musica elettronica è molto importante che il kick drum risulti sempre presente e ben definito all’interno del nostro arrangiamento.  Una delle tecniche funzionali a tale scopo è quella di costruire il suono di kick attraverso la sovrapposizione di 2 o più suoni di cassa differenti, il layering.

Samples Master-Slave

La prima cosa da cui partire è quella che può sembrare più banale ma, credetemi, è tutt’altro che scontata: scegliere campioni di kick di ottima qualità. Come in cucina anche nella produzione di musica vale la regola ” per preparare un buon piatto bisogna usare gli ingredienti giusti”.  Se si scelgono campioni mediocri il risultato non potrà essere sicuramente ciò a cui aspiriamo anzi, c’è una seria possibilità che la stratificazione possa portare a risultati anche peggiori del singolo campione di partenza.

Kick Master

Kick Slave

Nelle librerie di suoni che troviamo in commercio possiamo trovare spesso gruppi di suoni ottenuti con il layering.  Questi campioni sono realizzati stratificando i suoni provenienti da differenti  batterie oppure registrazioni di uno stessa batteria attraverso però microfoni di varie marche e/o posizionati in modo diverso durante la ripresa (take). Sfruttando il medesimo principio possiamo sfruttare queste stesse tecniche per ottenere una cassa con maggiore corpo e timbro, magari sommando un campione di kick dotato di una punta maggiore nell’attacco ad un’altro con più corpo nelle basse frequenze.  A scanso di equivoci, tuttavia, mi preme sottolineare che il concetto di somma dei suoni è subordinato alle medesime regole del mixaggio di un dj. Quando un dj (e molti di voi lo saranno) miscela due brani agisce sull’equalizzazione dei singoli canali per ottenere un passaggio pulito in cui la sovrapposizione delle frequenze non generi distorsioni o l’impasto del suono in pista. Allo stesso modo il layering va di pari passo con opportune tecniche di compressione ed  equalizzazione che hanno lo scopo di non impastare il suono ed ottenere un risultato pulito ed efficace.

Kick Master + Slave (No Sidechain)


 

Compressione Sidechain

Partiremo quindi dal campione “master”, ossia quello che abbiamo scelto per il suo corpo nelle basse frequenze ed inseriremo un compressore con effetto sidechain posto sul campione che invece spicca per la maggiore punta nell’ attacco. La sorgente del sidechain sarà ovviamente il campione master, sul quale andremo ad aggiungere la punta. Grazie ad una adeguata regolazione dei parametri di attacco e rilascio (attack e release) del compressore potremo isolare la parte che ci interessa utilizzare e valorizzare nel secondo campione (punta) eliminando o  anche solo attenuando (in base alle regolazioni effettuate su attacco e rilascio) tutto il resto.

Sidechain Master-Slave

Esistono molteplici plugins in grado di assisterci nella realizzazione di un layered kick, alcuni di essi semplificano moltissimo questa procedura essendo stati creati appositamente per tale scopo. Tuttavia, sono qui per condividere con voi la tecnica di base che ci permette di ottenere l’obiettivo, anche in assenza di specifici plugins.

Kick Master+Slave (Sidechain)


 

Equalizzazione

Quando si interviene sulle equalizzazioni è sempre buona norma non esagerare con il boost, ossia nel pompare le basse frequenze. Tenendo presente che non esistono indicazioni valide universalmente e che tutto può avere una moderata variabilità in funzione del campione utilizzato, un lieve incremento (2/5 db) con una campanatura abbastanza larga (Q) nella zona tra gli 80 e i 120 Hz, dovrebbe valorizzare il campione master. Nel mio caso ho voluto  dare ulteriore incremento tra i 2 e i 5 KHz, per enfatizzare la punta del campione master, sebbene in questa gamma di frequenze sarà protagonista il campione slave. Un ultimo ritocco sempre piuttosto utile è quello di eliminare con un filtro passa basso tutta quella parte di spettro nella quale non c’è contenuto musicale o dove andrà a sedersi il suono del basso, contribuendo così a ripulire il mix finale. Per quanto riguarda il campione slave andremo invece a tagliare col filtro passa basso tutta la gamma sotto i 100 Hz andando così a supportare il compressore sidechain nell’eliminazione di tutto ciò che non ci interessa valorizzare di questo sample. Una curva EQ di tipo  high shelf con guadagno di circa 3/4db, preceduta da una riduzione a campana di circa 2/3 db sui 4Khz mi è servita a valorizzare le alte frequenze della punta che ci interessavano particolarmente in questo strato (layer) del kick slave.

EQ Master-Slave

Per rifinire il tutto sono andato a ridurre di 2 db il volume del campione slave per avere un bilanciamento ottimale sella somma dei miei due layers.

Kick Master + Slave (Sidechain & EQ)


 

Compressione

Quando si parla di kick drum e del relativo layering, la compressione ha un significato più artistico che tecnico visto che,  in linea generale, i campioni di kick drum non necessitano di una riduzione della gamma dinamica, scopo per i quali i compressori sono stati costruiti.  Il compressore servirà, piuttosto, ad alterare il tono, estrarre dettagli del campione o, addirittura, allungarne la coda. Assumono grande importanza quindi i parametri di attacco e di rilascio del compressore. Il controllo di attacco aiuterà a plasmare il tono del suono della cassa; se é troppo lento perderemo il transient del suono, se è troppo veloce non permetteremo al compressore di svolgere la propria funzione. Il controllo di rilascio dovrebbe essere impostato in modo tale che la riduzione del gain possa tornare a zero prima che venga suonato nuovamente.

Potete fare riferimento allo schema che allego per avere un riferimento visivo e pratico di quali frequenze maneggiare per ottenere il risultato voluto.

Bass Freq
Bass Freq

Un ringraziamento a Giona Guidi per il tutorial, a iZotope e Ableton per averci messo a disposizione il software ed i plugins utilizzati in questo tutorial.

[Tutorial] Organizzare ed Ottimizzare un Progetto in Ableton Live

Ableton_logo_nero

Abbiamo chiesto al nostro amico e collaboratore Giona Guidi di condividere con i nostri lettori alcuni consigli basati sulla sua consolidata esperienza nell’uso dei DAW/Sequencer e, in particolare, di Ableton Live. In questo breve tutorial Giona ci fornisce alcuni Tips sulla codifica e colorazione delle varie parti di un progetto ma anche sull’impostazione delle preferenze per ottimizzare il workflow e la resa audio globale del sistema.

COLORAZIONE E CODIFICA

Ogni volta che mi trovo ad iniziare un nuovo progetto, sia esso una mia traccia inedita, il remix di un brano altrui o un semplice mash-up il mio approccio di base è quello di mantenere organizzato il mio lavoro utilizzando una specifica colorazione per ciascuna sezione del progetto stesso. Sebbene in questo tutorial si voglia prendere come riferimento la piattaforma di Ableton live, l’approccio resta valido per qualsiasi sequencer si preferisca utilizzare.

Color Coding 1

Personalmente mi attengo costantemente al seguente schema, ereditato e adattato a mia volta da quello del Ableton Live Expert Martin Danley.

Bianco = Tracce Ghost (ad esempio SideChain Kick)
Grigio = Parte Ritmica
Rosso = Basso
Giallo e Arancione = Synth e Lead instruments
Blu = Voci
Viola = Fx
Rosa = Tutto ciò che richiede una particolare attenzione

Con Ableton la codifica a colori è agevolata perché può essere applicata alle singole clips, alle testate delle colonne, alle scene, alle catene di strumenti ed effetti nonché alle macro. E’ sufficiente selezionare ciò che ci interessa, fare click col tasto destro del mouse e scegliere dal menu contestuale il colore più appropriato. Stessa procedura se si intende rinominare ed in questo caso si può procedere anche con una classica scorciatoia da tastiera CMD – R

Color Coding 2

Una accortezza che suggerisco di avere è quella di disabilitare l’auto assegnazione del colore da parte di Ableton, togliendo la spunta alla specifica opzione che si trova all’interno del menu Preferenze nella sezione Look/Feel ed impostando il colore di default su Bianco visto che il groove ritmico è solitamente quello da cui parto per creare un nuovo progetto e non c’è progetto in cui io non mi avvalga della tecnica di SideChain Compression.

Colorare e Rinominare sono procedure veramente utili per il flusso di lavoro durante la produzione perché permettono di restare ben focalizzati su ciò che si sta facendo e dove lo si sta facendo. Il colpo d’occhio, una volta che ci si è educati al proprio schema di colorazione e nomi , ci permetterà di avere una visione pronta e chiara sulle nostre operazioni di editing. Vi sorprendereste nel vedere quanto tempo venga speso da molti produttori famosi ed abili ingegneri del suono proprio nella fase di organizzazione iniziale del progetto.

Vorrei dare in conclusione qualche piccolo consiglio per ottimizzare il setup di Ableton Live e farlo rendere al meglio. Per iniziare rechiamoci nel menu Preferenze:

Look/Feel: alla  voce “Auto-Nascondi Finestre dei Plug-in”, selezioniamo “No”.  Ciò consentirà di mantenere aperta la visualizzazione multipla e contemporanea dei  nostri plug-in.

Pref 1

Audio: alla voce “Freq.Camp. e Convers. Pitch default” scegliamo “Alta Qualità”.

Pref 2

Record/Warp/Launch: impostiamo su 24 bit la voce “Profondità di Bit”, mentre nel campo “Warp/Fades”  scegliamo“Complex” come “Modalità Warp di Default”. Infine impostiamo “No” nel campo “Crea Dissolvenze agli estremi delle Clip”.

Pref 3

CPU: se il processore del vostro computer ha tale caratteristica scegliamo “Si” alla voce “Supporto Multicore/Multiprocessore”

Pref 4