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[Review] MeldaProduction: MTurboReverb


Per quei pochi di noi che non la conoscono MeldaProduction è una società di software musicale con sede in Repubblica Ceca e fondata nel 2009 da Vojtech Meluzin. L’ anima dei prodotti di questa software house  è caratterizzata dalla ricchezza delle più classiche apparecchiature analogiche fusa con le più recenti creazioni digitali. Il know-how tecnico si fonde con la profonda conoscenza di ciò che viene richiesto dai produttori di musica, dando luce a plug-in di indiscutibile qualità e modernità.

Primo contatto

Il software risulta di facile installazione perché, seguendo la tendenza della maggior parte dei produttori, anche  MeldaProduction mette a disposizione dei suoi utenti un programma “installer” dedicato che consente di avere sotto controllo tutti i prodotti acquistati dalla software house di Praga. Il riverbero MTurboReverb richiede una chiave di licenza scaricabile direttamente dal proprio account e, una volta installato, i suoi aggiornamenti saranno gratuiti per sempre.

Cominciamo a entrare nel vivo di questa recensione facendo un importante distinguo nel panorama degli effetti riverbero.  I due tipi di riverbero più popolari, oggi come oggi, sono gli algoritmici e quelli a convoluzione. Gli algoritmici utilizzano un’ equazione e una programmazione per simulare gli echi in uno spazio acustico, mentre quelli a  convoluzione utilizzano una modellazione diretta di uno spazio acustico. In questi ultimi un suono viene riprodotto in uno spazio acustico, registrato e quindi analizzato per rilevare gli echi di riverbero. Il riverbero dello spazio acustico viene quindi ricostruito utilizzando il software. MTurboReverb di MeldaProduction rientra nella prima categoria, ossia quella dei riverberi algoritmici.

L’interfaccia fornisce l’accesso primario alle regolazioni Dry / Wet del mix, coefficiente di miscelazione tra Early e Late Reflections e alla lunghezza del riverbero, consentendo all’utente di agire in dettaglio su tali riflessioni, sulle dinamiche, la larghezza stereo e molte altre caratteristiche, tutto dalla pagina principale. Ogni riflettore ha una sezione dedicata dell’interfaccia grafica, in cui l’utente è in grado di disegnare e persino rendere casuali i singoli modelli di riflessione. Questo è solo l’inizio, visto che quasi tutto sul MTurboReverb è programmabile, fino nel  minimo dettaglio ed è proprio in cui MTurboReverb brilla e si distingue da altri prodotti.

Il manuale è di una consistenza degna di un testo universitario e se da una parte questo garantisce all’utente un valido e serio supporto, inclusi i dettagli del linguaggio di programmazione utilizzato dal produttore, dall’altra richiede tempo ed energie da dedicare a questo aspetto piuttosto specifico della produzione musicale. La quantità e la qualità incredibile di possibilità offerte da questo plug-in lo rendono probabilmente l’unico plug-in di riverbero di cui si potrebbe aver bisogno. MeldaProduction ha addirittura fornito un linguaggio di programmazione per progettare una versione personalizzata degli algoritmi. Tuttavia, se il nostro scopo è quello di ottenere il risultato attraverso presets standard per dedicarci con maggiore rapidità ad altri aspetti della nostra produzione, potrebbe non essere la scelta ideale. Vale la pena ricordare però che esiste anche la versione MTurboReverbLE che include i preset, ma non le capacità di modifica dettagliata del fratello maggiore che viene oltretutto fornito in bundle con la versione multi-banda arricchendo ulteriormente le possibilità di intervenire sulle dinamiche dell’effetto. La maggior parte degli utenti potrebbe ottenere un controllo più che sufficiente con la versione LE del software.

MTurboReverb ha un motore programmabile, in cui puoi progettare i propri algoritmi. Fortunatamente per coloro che richiedono un risultato immediato, sono stati preparati circa 100 preset con un’interfaccia intuitiva, per un flusso di lavoro rapido e un apprendimento altrettanto rapido. I preset, organizzati in gruppi , sono ben nominati, il che fornisce un’idea intuitiva di come suoneranno quando saranno in azione:

  • Small
  • Large
  • Huge
  • Plates & Springs
  • Creative
  • Special
  • 2D

È interessante notare che tutti i preset sono stati impostati con un bilanciamento misto di wet / dry, programmato per essere utilizzato come insert di singoli canali. Spostando il fader verso Wet può essere usato come Send FX.

Come suona

Un effetto di riverbero viene giudicato essenzialmente dalla qualità del suono  e il riverbero di MeldaProduction non presta fianco ad alcuna critica da questo punto di vista.

I piccoli riverberi (Small) hanno un carattere sonoro morbido che colloca il suono in uno spazio acustico piuttosto interessante. I preset si comportano come ci si aspetta: Small Room posiziona l’ascoltatore in un piccolo spazio acustico piuttosto brillante. Bedroom sembra una camera da letto non ammobiliata mentre Mojo aggiunge un breve riverbero stereo che allarga l’immagine, ottimo sulle chitarre. Wine Cellar simula l’acustica di una cantina dei vini e Rice Beads conferisce brillantezza ed una leggera sbavatura con particolare efficacia nel trattamento delle tracce vocali

I grandi riverberi (Big) suonano rigogliosi e spaziosi con un eccellente campo stereo: Gravity Well ha un timbro setoso che si comporta particolarmente bene nel trattamento dei suoni elettronici, mentre Dirty Hall ha un tono ricco e chiaro e il decadimento morbido

I riverberi enormi (Huge) sono davvero sconfinati. In questa sezione è possibile sentire gli eccellenti decadimenti che questo MTurboReverb è in grado di offrire. Alcune delle patch hanno un interessantissimo movimento stereo, come nel caso del preset Planets che brilla per lo spazio che è in grado di creare nel mixaggio. Anche se lo si utilizza come effetto “cotto e mangiato”, è possibile notare la qualità e la profondità del suono che risulta rigoglioso, ampio e brillante. Le code di questi reverberi Huge decadono in modo talmente lento che possono rimanere sospesi per minuti (avete letto bene).

La categoria dei Plates & Springs contiene riverberi più acustici che hanno eco brillanti, che risultano molto interessanti per gli strumenti a corda come le chitarre acustiche, specie se si incrementa il parametro del pre-delay.

I riverberi creativi (Creative) sono piuttosto eclettici. Infinite Cavity dura davvero per un tempo molto lungo prima di decadere mentre Rattlesnake ha un interessante effetto di fase sulla coda.

Nella categoria di riverbero Special abbiamo trovato degno di nota  Non Lin specie per suoni di batteria in stile Phil Collins.

Le impostazioni dei riverberi presenti nella categoria 2D sono ideali per posizionare la sorgente sonora in uno spazio fisico. Alcuni dei preset possono essere automatizzati per creare suoni di grande effetto, ma in taluni casi ci è parso di scorgere nel movimento la coda fastidiosa di alcune strane frequenze.

Veniamo ad alcuni parametri su cui è possibile agire per influenzare le proprietà di riverbero.

Pre-delay è il ritardo iniziale prima che il riverbero entri, incrementando l’effetto si mette in evidenza la fonte. Con valori più alti il suono del riverbero (wet) risulta separato dal segnale dry e i transienti risultano decisamente meno ravvicinati.

Type simula diversi spazi predefiniti: tile, dark, narrow o bright capaci di aggiungere caratteri piuttosto differenti ai riverberi. Utilizzando brevi ritardi e modificando il pre-delay si possono  creare ritardi di riverbero molto interessanti, specie per le parti ritmiche.

Widening controlla la larghezza stereo del riverbero, con una escursione che parte dal mono ed incrementa progressivamente allargando l’immagine. Grazie alla funzionalità di comparazione  nativa del plug-in il controllo della compatibilità di fase non rappresenta un problema.

I parametri di Early Reflection possono contare su quattro unità identiche, ognuna delle quali può essere abilitata / disabilitata individualmente. Questi corrono in parallelo e le uscite sono mescolate e vanno direttamente al mixer finale.

Ci sono poi sei motori a riflessione tardiva cioè Late Reflections che  possono essere abilitati o disabilitati individualmente. La loro configurazione può avvenire in parallelo tra loro o in serie. Possono anche, in alcuni casi, essere configurati in modo ibrido che consente loro di elaborare un mix di input e output dry da un altro motore di riflessione tardiva.

Esiste una sezione del processore di dinamiche costituita da un gate e un compressore. Questo può essere inserito nella catena del segnale all’inizio operando sull’ingresso dry del riverbero o sull’uscita mista dei motori di Early Refections e del complesso motore di riflessione tardiva. Il segnale attivatore della dinamica del side-chain può provenire anche da una fonte esterna.

Infine ci sono due EQ, uno di questi funziona in modalità mid / side l’altro in modo convenzionale. Come le dinamiche, queste hanno una posizione configurabile con scelte che includono diversi punti nella catena del segnale di riverbero o che influiscono sull’output misto dry / wet.

Forse l’approfondimento delle pagine di controllo dell’interfaccia utente dei preset potrebbe risultare più che sufficiente per il controllo del riverbero e tutte queste sfumature risultare prolisse e manicali (non se ne abbiano a male i sound designers più esperti) ma tutto si riduce al gusto del singolo utente. Abbiamo applicato una serie di presets per ciascun “spazio” allo stesso giro melodico e potrete rendervi conto di come, già con i parametri pre-impostati, si possano ottenere risultati egregi e soddisfacenti per la maggior parte degli utenti. Ovviamente il primo giro è completamente dry e a seguire si succedono i vari “spaces”.

MTurboReverb non è particolarmente economico, specie se comparato con altre soluzioni piuttosto popolari presenti sul mercato ma pochi di essi sono capaci di restituire l’ampiezza e la profondità di MTurboReverb di MeldaProduction. Se siete produttori che esigono pieno e totale controllo di ogni aspetto dei riverberi, ma non intendete programmarli da zero, sarà difficile trovare una soluzione migliore di questa.

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[Review] Arturia MINIBRUTE

Articolo a cura dei partners  NEWGROOVE: http://www.newgroove.it/index.php e WEBDEEJAY: http://www.webdeejay.it

Premessa: in questa recensione verranno date per scontate quelle che sono le conoscenze base della sintesi. Quindi, nessuna domanda del tipo “cos’è un oscillatore?” “a cosa serve un filtro?”, detto ciò veniamo al dunque.

Excursus: A quanto pare ultimamente tra le case produttrici c’è la tendenza di ripuntare su strumenti di matrice analogica di prezzo relativamente accessibile, lo possiamo vedere con (appunto) il Minibrute, il nuovo MS 20 di Korg, il neonato Sub Phatty ed altri ancora.
Una delle poche mode che mi rende felice.

Parole d’ordine: Analogico, Cattivo. Analizzandole una per volta….Analogico, cosa vorrà mai dire? Banalmente, che il segnale audio è generato ed articolato da circuiteria analogica, pcb tempestate di condensatori, resistenze, OPA, IC al limite…. niente DSP. Nel pratico: le macchine analogiche possono presentare comportamenti definibili quasi come “bizzarri”, non lineari come si possono avere da un qualcosa animato da un processore digitale, questo nel bene e nel male. Se le leggi della fisica non sono un’opinione sappiamo bene che una resistenza elettrica si oppone di più o di meno al passaggio della corrente in funzione della temperatura e se parliamo di qualcosa di controllato in voltaggio le somme sono presto tirate. Stando al produttore lo strumento in questione raggiunge il 98% della stabilità nel giro di 5 minuti. Quindi, ad esempio, se suono una nota appena acceso suonerà scordato e tutti i comandi VC potrebbero non avere il “solito comportamento” ? Esatto. E’ consigliata un accensione preventiva all’utilizzo di almeno un 10 minuti, per il resto la tonalità si regola con l’apposito controllo (knob “fine tune”) avendo un range di due semitoni. Questo aspetto apparentemente disagevole potrebbe quasi scandalizzare i neofiti, per gli utenti un po’ più avanzati è prassi quotidiana, non c’è comunque niente di scanadaloso, anzi, benvenuti nell’analogico. Una caratteristica di questo mondo è proprio quella lieve “de-tonazione” da qui derivante.

Perchè cattivo? Sembrerà banale la risposta: Perchè lo è! Se siete alla ricerca di un suono più morbido (es: Moog) avete sbagliato strumento, non solo per quanto riguarda il filtro che è un 12db\oct su LP ed HP ma a mio avviso anche per gli oscillatori stessiDa dove nasce? Dalla collaborazione nata nel 2010 tra Arturia, la casa produttrice, ed Yves Usson aka YuSynth (se siete degli smanettoni date un occhio qui:http://yusynth.net/index_en.php?&arg=4) uno scienziato con tanto di PhD che nel tempo libero si diverte a costruire e far suonare simpaticissimi giocattoli sintetici, un guru dell’ambiente per intenderci. Primo impatto: nella confezione sono presenti l’alimentatore (12V 1A), manuale (assolutamente ben fatto e ben scritto), i famosi preset sheets ed ovviamente il synth stesso. Preset che ?! Sheets, non sono nient’altro ch fogli plastificati ritagliati in modo da posizionarsi perfettamente sul pannello finalizzati all’annotazione di tutti gli eventuali parametri (a penna). Questo perchè il synth non ha neanche mezza anima digitale su cui salvare i preset. Per alcuni, anche in base all’utilizzo che si vuole fare dello strumento (es: live, tour), può sembrare un neo: personalmente non ne sento granchè la mancanza Molto spazio è quindi lasciato a creatività e sperimentazione, insomma, stiamo parlando di sintetizzatori o tastieroni da piano bar ? Tralascio la questione etica sui preset, non accenno neanche al fatto che ormai sia più che sufficiente avere un Massive e i relativi preset piratati per fare un po’ di elettronica modaiola, se è questo il vostro caso mi domando come mai siate arrivati a leggere fin qui.


Qualità costruttiva: considerando il prezzo devo dire che è oltre le aspettative, il synth è chiuso dentro un case di alluminio, plastica solo sui bordi per un peso complessivo di ben 4 (!) chiletti. Le knob ed i fader sono sufficientemente solidi e non eccessivamente molli (nota positiva).

La tastiera: che dire, due ottave, sensibile alla velocità e con aftertouch, copre (tramite trasposizione) 6 ottave. Non vi basta? Non vi piace? C’è sempre il MIDI I\O sul retro. Direi ben fatta anche lei, dovendo trovare un pelo nell’uovo i tasti hanno un filo di gioco se mossi lateralmente ma suonando la cosa non interferisce minimamente.

Segnale: I più curiosi possono trovare il diagramma del Synth a pagina 29 del Manuale (link al fondo), come già detto è interamente analogico.

Oscillatore: le forme d’onda principali sono le classiche: dente di sega, quadra, triangolare, rumore (bianco) più il sotto oscillatore che può generare una sinusoide. Ogni forma d’onda ha un suo Waveshaper dedicato per modificarne ed alterarne la natura.

-La dente di sega ha l’opzione “ultrasaw” (supersaw di roland) per generare tre onde sovrapposte (simil effetto di detuning). I due parametri sono Amount e Rate. Il primo regola la quantità di segnale “aggiunto” il secondo la frequenza della modulazione. Come lavora? Delle tre onde generate ne abbiamo una a frequenza fissa, una seconda modulata ad 1 Hz e la terza invece modulata dal rate dedicato regoleando così l’effetto “tremante” dell’onda, se così si può definire.

-La quadra ha, senza sbizzarrimenti di sorta, una classica PWM (pulse width modulation) atta a modificarne la simmetria della stessa, controllabile anche tramite inviluppo ADSR ed LFO.

-La triangolare ha la modulazione più interessante chiamata “Metalizer”. Molto particolare, il nome dice tutto, metalizza davvero il suono prendendo l’onda di partenza e ripiegandola più volte su se stessa. Anch’essa controllabile via ADSR ed LFO.

-Rumore: è bianco e potete controllarne il volume. Cos’altro volete sapere?

-Venendo al sotto oscillatore: si ha un addizione di due tipolgie di onde, quadra e sinusoidale selezionabili tramite switch. Presente anche un altro deviatore a due posizioni per selezionare la frequenza a -1 (un’ottava sotto\metà frequenza dell’oscillatore) o -2 (due ottave sotto\un quarto della frequenza dell’oscillatore). Inutile dire che il suo scopo è quello di arricchire il suono nella parte bassa dello spettro dando veramente un tocco necessario per creare bassoni obesi.

-Con il cursore dell’“Audio In” regolate il volume del segnale in ingresso (retro del pannello) per eventualmente processarlo tramite il filtro che può essere a sua volta modulato etc…. Interessantissimo il fatto che l’audio in possa, in base alla sua ampiezza, aprire i gate e quindi gli inviluppi selezionando sul retro “Audio In” come “gate source”. Poi i bassisti si lamentano che i pedali “Bass synth” facciano schifo.
Tutta la sezione dell’oscillatore è disegnata in funzione di mixer, ogni fader regola l’ampiezza dell’onda stessa potendo così miscelarne diverse insieme (non male). Dovendo trovare una pecca c’è da dire che i fader sono un po’ troppo “logaritmici” e poco lineari, ovvero gran parte dell’ampiezza viene regolata nella prima metà dell’escursione e poca nella seconda (dettagli, basta alzare poco alla volta).

Ed eccoci finalmente al filtro. Dov’è la particolarità ? Ad alcuni il nome “Steiner Parker” forse dice qualcosa. Si è proprio basato su quella circuiteria, chicca non da poco. Una delle peculiarità del filtro è che rispetto ad uno stato variabile ha la selezione LP\BP\HP\Notch sugli ingressi e non sulle uscite, purtroppo essendoci un deviatore non è possibile utilizzare contemporaneamente più di una modalità di filtraggio, amen.
Le “pendenze” del filtro sono di 12db\oct su LP ed HP, mentre su Notch e BP ne abbiamo 6 di db\oct il cui range varia da 20Hz a 18KHz. Il lowpass chiude molto bene mentre l’Highpass come di consueto lascia sempre passare qualcosina (ci sono ancora 2 Khz di udibile).

Usare con cautela! Ovviamente si parla della risonanza, è vero che non stiamo usando un 4 poli ma vi assicuro che da tre quarti in su diventa cattiva e sembra che R2D2 vi stia urlando nell’orecchio. Reso l’idea? Manco a dirlo il filtro lo potete gestire sia tramite ADSR dedicato,e con LFO, e potete anche usare la funzione “Key”, ovvero: le note della tastiera diventano il controllo di voltaggio. Ad esempio se si utilizza un LP a note più gravi corrisponderà un filtro più chiuso e man mano che si sale di tonalità lo stesso subirà apertura. Ovviamente tutti questi controlli cono usabili anche simultaneamente.

Inviluppi:
Non c’è granchè da dire se non che ne abbiamo due, uno per VCF e uno per VCA, nessuno extra assegnabile. C’è un simpatico selettore Slow\Fast che regola la tempistica dello stesso: nella prima modalità si ha un range compreso tra 10ms a 10s mentre nel secondo si va da 1ms ad 1s, con uno switch si copre un range non da poco. Entrambe sono dotati di un led dedicato che ne segue l’andamento.

Amplificatore:
anch’esso controllabile con ADSR ed LFO ed uscite dedicate tra Master(Mono) e Cuffia.

Ne approfitto: BRUTEFACTOR! Nient’altro che un feedback, preleva il segnale in uscita (post filtro) per ributtarlo nel filtro stesso. Essendo un patito delle distorsioni devo dire che non è nulla di così rilevante (mangio pane ed overdrive tutti i giorni). Il suo comportamento, data la natura, non è molto previdibile, anzi, è più una cosa da provare a mettere\togliere di tanto in tanto, visto il costo pressochè irrisorio di realizzazione, beh, meglio una cosa in più che una in meno.

Lo stesso effetto lo si può ottenere su un altro synth buttando ad esempio l’uscita cuffia o master (quella libera) nell’input (se presente), questa scelta nasce proprio da questa tortura attuata comunemente.
Sempre nella sezione Master è presente la knob “fine tune” discussa in precedenza.

LFO:
Può pilotare: PWM e Metalizer insieme (i Waveshaper affrontati
prima), Pitch, Filtro e Amplificazione, il tutto gestendone anche la
polarità (+\-). Presenta 6 forme l’onda selezionabili e il rate varia da 0,1 Hz a 100 Hz, sufficientemente ampio come range.
Il rate è anche
sincronizzabile con l’arpeggiatore secondo le varie partizioni derivate dal suo clock switchando l’apposito selettore.

-Nota: la sensibilità sulla modulazione del pitch è abbastanza bassa, Se ad esempio volete introdurre una lievissima quantità di vibrato, vi conviene gestire la quantità di LFO dalla Wheel, appena si tocca la knob del suddetto controllo essa manda una quantità non minimissima di segnale. Pecca dunque un filo in precisione ma l’ “inganno” è presto fornito.

Controlli:
Range di bending tra 1 e 12 semitoni, Glide o portamento, chiamatelo come volete più le funzioni di Aftertouch e Mod Wheel.

-Nota: se si eleziona la Mod Wheel come controllo delle quantità degli LFO le stesse vanno prima settate con le apposite knob dopodichè la “ruota”
ne comanderà la profodità. Se ad esempio si selezionano Pitch a metà corsa e Filtro a tutta corsa quando la Wheel sarà su (al massimo) i valori di quantità saranno i medesimi (metà ed intero).

Vibrato:
Vi lascio immaginare cosa potrà mai fare. E’ in pratica un secondo LFO che modula il pitch. Pilotabile o tramite Wheel o tramite aftertouch, dovete solo scegliere, se lo volete. Tre forme d’onda disponibili, sinusoide, quadra negativa e quadra positiva.

-Nota: Se non erro questo, insieme ovviamente all’arpeggitore, tutto ciò che è MIDI e alle ultime due onde dell’LFO principale, sono le uniche cose
digitali presenti nel MB. Ergo, niente che processi direttamente il segnale.

Arpeggiatore:
Attivabile\Disattivabile tramite l’apposito Switch (Off-On-Hold) e gestibile in: Tempo, Steps (valore note), range di ottave da 1 a 4, Swing su 6 posizioni per “alterare e spezzare” la meccanicità e Modalità, su, giù, su e giù, casuale.
Presente anche il Tap, per un immediato tentativo di sincronia con l’esterno.
-Nota: Se il MB rileva un clock in entrata, o da MIDI o da USB, la knob tempo non funziona come al solito ma dimezza o raddoppia il tempo a seconda che
si trovi ad inizio o fine corsa. Questa è davvero un’attenzione che lascia capire la cura dedicata in fase di progettazione.

Pannello Posteriore (connessioni):
Troviamo da Sx: CV e Gate di uscita, Gate di entrata e CV in entrata di Pitch, Filtro ed Amp (tutte su jack da 1\8”) a seguire le uscite audio cuffia e master e l’entrata (tutte su jack 1\4”). A seguire il deviatore che seleziona la sorgente di Gate, MIDI I\O, USB ed alimentazione con relativo interruttore.

-Nota 1: Potendo mandare Gate e CV in uscita il MB può funzionare anche da adattatore MIDI to CV e quindi pilotare qualsiasi cosa che sia VC.
-Nota 2: il Gate in uscita manda anche il segnale arpeggiato se attivato.

USB: Tramite la connessione USB oltre che MIDI over USB e aggiornamenti Firmware si possono gestire dei parametri non accessibili dal pannello dello strumento. Allego l’immagine dell’editor, le funzioni sono li elencate.

Il Software è liberamente scaricabile dal sito di Arturia:
http://www.arturia.com/evolution/en/…ute/intro.html

Qui trovate il link del manuale, avendolo letto tutto durante una trasferta in treno devo ammettere che un paio di curiosità non le avrei dedotte se non lo avessi guardato.

http://www.arturia.net/downloads/min…_Manual_EN.pdf

Conclusione:
Mi ritengo assolutamente soddisfatto dell’acquisto, è un synth sicuramente molto particolare e se i miei calcoli sono giusti tra qualche decennio potrebbe anche diventare un vintage di interesse non trascurabile, magari non come un Model D ma magari come un MS….
Sarà banale a dirsi ma è proprio il suono a renderlo particolare, pressochè unico nel suo genere.

Per quello che riguarda la recensione direi che è tutto, sono stato prolisso, me ne rendo conto, per quanto abbia cercato di essere synthetico ho voluto toccare tutti gli aspetti, compresi quelli più bizzarri. Sempre sperando di non aver detto castronerie.

Ringraziamo NewGroove ed in particolare il sig. Alessandro per aver fornito lo strumento, per la professionalità e la grande disponilità dimostrata! Consiglio davvero di dare uno sguardo al loro negozio: oltre agli strumenti più blasonati hanno in catalogo dei bei giocattolini che difficilmente troverete altrove in Italia.

[Review] ZOMO MC-1000 MIDI Controller

Oggi abbiamo l’opportunità di recensire un interessante controller MIDI dell’azienda tedesca ZOMO, molto conosciuta per le sue borse e case ma che negli ultimi mesi si è avventurata nell’ultra competitivo settore delle apparecchiature elettroniche.

Entrare in un mercato pressochè saturo, dove la fanno da padroni i soliti noti è senza dubbio un’impresa ardua e rischiosa tuttavia, guardando il controller MC-1000 si ha subito l’impressione che gli ingegneri abbiano approcciato il progetto partendo da ciò che gli altri competitors non offrono e col privilegio di poter analizzare proprio i punti deboli dei prodotti della concorrenza.

La prima cosa che salta all’occhio è il form factor del controller. Sembra un X1 disposto in orizzontale anziché in verticale come il controller della Native Instruments. La cosa curiosa è che questa scelta sembra, a nostro avviso, sposarsi meglio proprio col software  creato da Native, ossia TRAKTOR. Procediamo con ordine e andiamo nel dettaglio.

Zomo MC-1000 è un controller MIDI a 4 canali  dotato di scheda audio integrata e dalle dimensioni compatte. Grazie agli accessori rack mount opzionali e alle loro molteplici regolazioni MC-1000 può essere collocato ergonomicamente in abbinamento a qualsiasi mixer da 12 pollici, sia esso il Pioneer DJM-500/600/700/800/900, Allen & Heath X:one delle serie 62/92 o altra marca che adotti il medesimo formato. Questa scelta fa sì che mixer e controller possano integrarsi perfettamente, anche da un punto di vista meramente estetico,  in una consolle di controllo. MC-1000 è dotato di connettività USB ad alta velocità con un gommino che protegge contro le interruzioni del trasferimento dati e di un robusto case in metallo. Offre 4 uscite analogiche con tradizionali connessioni RCA e un driver ASIO a bassa latenza il che garantisce un ritardo pressoché inesistente. Le dimensioni e il peso sono ridotti e consentono un facile trasporto, parliamo di 1,8 kg in formato 320 x 66,5 x 130 mm.

Passiamo alla descrizione dei comandi e del loro layout. MC-1000 può controllare fino a  4 decks e, sebbene strizzi l’occhio a Traktor può essere mappato  per controllare i più comuni softwares di mixaggio, tant’è che viene offerto in abbinamento ad una versione LE di VIRTUAL DJ.  Oltre agli indispensabili controlli di trasporto, con tasto Cue/Play replica di quello Pioneer (anche nelle dimensioni), troviamo una sezione FX per il controllo di effetti e samples. Come già sottolineato, Mc-1000 è stato progettato con il  layout di Traktor in mente. Troviamo 4 knob in plastica non gommata. La forma del pomello è leggermente conica e presenta una zigrinatura che  garantisce il necessario feeling e precisione durante il controllo dei parametri. Troviamo inoltre un indicatore di riferimento bianco per avere sempre il feedback visivo circa la posizione di ciascun pomello. Al disotto dei 4 controlli rotativi, sono presenti 4 tasti retroilluminati in plastica gommata dedicati all’attivazione/disattivazione (On/Off) dei relativi parametri che ci hanno favorevolmente impressionato, sia per risposta che feeling al tatto. Come consuetudine il tasto si illumina ad indicare l’operatività, al contrario resta spento quando non è attivo.

Nella fascia centrale del controller trovano posto il controllo del pitch con un insolito meccanismo a molla col quale, almeno inizialmente, bisogna prendere un pò di confidenza visto che la risposta non è propriamente lineare. Ci auguriamo che questo aspetto venga migliorato con future release dei driver perchè l’impatto non è dei migliori, sebbene dopo qualche minuto ci si abitui e si riesca a fare tutto quello che solitamente facciamo con i sistemi più comuni a pomello o jog.  A fianco del pitch ci sono due encoder rotativi senza fondo corsa indicati come LOOP e FX SELECT dedicati al controllo della lunghezza del loop e alla selezione degli effetti. Oltre alla modalità di rotazione possono essere premuti per effettuare, ad esempio, il LOOP IN/LOOP OUT. Infine a destra di questi due troviamo un pomello Filter dello stesso tipo utilizzato per la sezione Fx descritta in precedenza, dedicato all’intensità del parametro filtri.

Nella sezione inferiore c’è il tasto PLAY/PAUSE di cui abbiamo parlato inizialmente, il quale è dotato di un’aureola illuminata a colorazione differenziata, a seconda dello stato del controllo di trasporto della traccia: rosso se la traccia è in stop, verde quando la traccia è in riproduzione, lampeggiante rosso/verde se in pausa. Alla destra, spostato leggermente verso l’alto, troviamo il SYNC, anch’esso retroilluminato, e sotto al SYNC una linea di tre tasti retroilluminati dedicati alla gestione di HOT CUES. Resta inteso che con mappatura idonea anche questi tasti possano essere riassegnati a funzioni differente come ad esempio la gestione dei campioni.

Passando alla zona centrale di MC-1000, essa è dedicata alla selezione dei deck.  Troviamo un tasto SHIFT, grazie al quale ciascun controllo è in grado di gestire una funzionalità secondaria. La selezione dei deck è operata attraverso due controlli a leva, il primo a sinistra permette di switchare tra A e C, il secondo tra B e D. Sotto le leve, due pulsanti per il caricamento della traccia audio sul deck attivo in quel momento. L’ulteriore pulsante VIEW permette di passare in modalità Browser, mentre IN/OUT seleziona quale delle finestre scorrere. Lo scorrimento è affidato ad un grande encoder centrale senza fondo corsa, dotato anche di funzionalità di pressione per selezionare le cartelle/playlist da espandere. Questo encoder presenta un’ aureola illuminata per facilitarne l’utilizzo e una rapida individuazione, anche la buio.

Ricordando che MC-1000 si sviluppa in orizzontale, nel fianco destro troviamo le 4 uscite separate basate su connessione RCA. Grazie alla scheda audio che si occupa della loro gestione è possibile separare i 4 decks su 4 canali differenti del mixer, oppure assegnare uno o più canali al controllo e riproduzione separata dei samples. Vicino all’immancabile presa USB c’è un selettore con tre posizioni: C, C1, C2. In modalità C, MC-1000 si comporta come un tradizionale controller singolo ma se disponiamo di due MC-1000 allora possiamo assegnarli a canali MIDI separati scegliendo C1 per il primo controller e C2 per l’altro.

La scheda audio a 16bit – 48KHz è in linea con il posizionamento del prodotto sul mercato. Parliamo di un controller di fascia media che non sfigura in installazioni professionali, ma nemmeno pretende di competere con prodotti di fascia altissima. La resa dei bassi è buona, la fascia dei medio-alti leggermente colorita.

Nella confezione troviamo il controller, un cavo USB, un cd contenente Virtual DJ ed i  files di mappatura, una skin dedicata. Il cd contiene anche due differenti mappature per Traktor, una per  4 decks, l’altra per l’ utilizzo contemporaneo di due MC-1000. Il prezzo si attesta intorno ai 300 euro.
Conclusioni: (Scala riferimento 1-5)
Qualità Costruttiva: 4
Qualità Audio: 3/4
Dotazione: 3
Prezzo: 4

[Review] Mixed In Key 5

 

Mixed In Key è indubbiamente un software che negli ultimi anni ha riscosso un notevolissimo successo, andando a crearsi nel tempo una fedele clientela di Djs e Producers, ansiosi di “scoprire” in quale chiave musicale le loro adorate tracce siano state create. I punti di forza di questo software, sono sicuramente la sua semplicità d’uso, la sua indubbia utilità, ed infine, il suo più che onesto prezzo di vendita. Dopo i vari tests effettuati nella versione pre-beta e beta -alla quale ho preso parte con piacere-, Yakov ed il suo team hanno da qualche settimana rilasciato ufficialmente la nuova versione, ovvero Mixed In Key 5.

Andiamo dunque a scoprire quali sono stati i cambiamenti ed i miglioramenti principali.

Come è possibile notare fin dal primo avvio, il primo cambiamento che salta subito all’occhio, è di carattere grafico e stilistico. Il nuovo design dell’interfaccia risulta essere molto più pulito, moderno ed accattivante, pur mantenendo inalterata la semplicità d’uso che da sempre contraddistingue questo software.

Incominciare ad utilizzare Mixed In Key si rivela dunque essere semplicissimo; basta infatti aggiungere una folder oppure un singolo file tramite gli appositi pulsanti ed il software aggiungerà il tutto alla “queue” per poi cominciare a scannerizzare il\i file\s autonomamente. Fin dal primo scan, è immediatamente possibile notare come questa nuova versione di Mixed In Key, sia di gran lunga molto più rapida e veloce nel svolgere l’intero processo, soprattutto grazie al nuovo supporto per CPU Multi-Core, che permette di ridurre i tempi di attesa in maniera esponenziale. Inoltre, l’algoritmo con la quale il software rileva la key di una traccia, risulta essere nuovo di zecca e riesce dunque a fornire risultati più precisi. È stato inoltre ampliato il “roster” di formati accettati dal software; oltre agli immancabili formati MP3 e WAV, sarà ora infatti possibile lavorare con files M4A e MP4.

Una volta terminato il processo di scanning, è dunque possibile “dilettarsi” con un altra delle nuove features implementate in questa nuova release, ovvero il player audio interno. Quest’ultimo, oltre a permettervi di ascoltare le tracce analizzate, fornisce inoltre una comoda waveform, colorata a seconda della key nella quale la traccia in riproduzione è stata creata. Questa idea si rivela essere un ottima feature, soprattutto alla luce del fatto che Mixed In Key 5 è ora capace di rilevare eventuali cambi di key all’interno della traccia stessa. La nostra traccia potrebbe ad esempio iniziare in “9A” e terminare invece in “10B”; la waveform ci segnalerà dunque la cosa dividendo la traccia per sezioni, colorando -e denominando tramite il sistema camelot- ogni sezione differente in corrispondenza con la key appropriata. Il fatto che il software analizzi ogni singola traccia, non come un singolo blocco, ma come la somma di varie sezioni differenti, risulta tornare utile anche per analizzare in maniera più precisa eventuali samples ed intere librerie di loops.

Successivamente, sarà possibile passare alla tab dedicata al browsing, ed avvalerci della nuova ruota camelot, incorporata all’interno del software per semplificare la riorganizzazione dei nostri files. Questa ruota, oltre a darci un indicazione visiva sul sistema di colori utilizzato e descritto in precedenza, ci permette infatti di raggruppare le nostre tracce per key, con un semplice click. Ovviamente, rimangono disponibili l’immancabile barra “search” e tutte le altre varie opzioni.

La sezione “Personalize”, come già nella precedente versione, vi permetterà di regolare vari parametri e preferenze all’interno del software, e la nuova ed utile tab “Connect with DJ software” vi spiegherà invece passo per passo, come integrare al meglio Mixed In Key 5, con il vostro software di mixaggio favorito. Completa il tutto, la sezione “Read Tutorial”, che fornisce appunto una spiegazione sufficientemente dettagliata su come utilizzare il software, e sul sistema Camelot che si cela dietro quest’ultimo.

Conclusioni

Mixed In Key 5 presenta sicuramente grossi miglioramenti rispetto alla sua precedente versione. In particolare, il nuovo algoritmo capace di rilevare eventuali cambi di key all’interno di una traccia, risulta essere a dir poco utilissimo, e la maggiore rapidità con la quale il software scannerizza le tracce, permette di risparmiare davvero un bel pò di tempo. Il tutto, unito ad un nuovo e più leggero look, ci permette di promuovere questa nuova versione a pieni voti. A voler trovare il pelo nell’uovo, possiamo dire che forse il prezzo di upgrade per chi già possiede la versione 4 potrebbe sembrare un filino elevato a prima vista, ma dopo aver testato il software a lungo, abbiamo potuto accertarci come i vari miglioramenti e le nuove features, giustifichino a pieno il costo dell’upgrade.

Mixed In Key 5 è disponibile in vendita, per sistemi Windows e Mac, al seguente link ad un prezzo di $58. Tutti coloro interessati a fare l’upgrade da Mixed In Key 4, dovranno invece pagare $29.99.

Ringraziamo Nicholas Francavilla del team di WebDeejay.it per aver condiviso questa recensione

[Reviews] Jog o non Jog? Questo è il dilemma!

Sul nostro portale si parla sempre più spesso di controller midi creati appositamente per emulare un set-up da Dj tradizionale, tanto che ormai si può affermare che essi abbiano creato un nuovo standard per le consolle da Dj affiancando i sempre affascinanti set-up analogici basati su turntables e dischi in vinile ed i digitali CDJ (termine nato dalla sigla usata per identificare i prodotti Pioneer dedicati a noi DJ) con i Compat-disc. Sembrerebbe poi che questo “terzo incomodo” voglia prendere il posto dei due famosi “litiganti” e lo si capisce osservando la mole di controller presentati al Musikmesse 2011 da tutte le case produttrici!
Con l’articolo odierno voglio affrontare un argomento molto delicato perchè voglio parlare delle Jog-wheels che, come i tasti bianchi per le tastiere, sono quegli elementi che devono obbligatoriamente esistere su di un controller che voglia essere definito “per il Djing”…. ma è davvero così?

Cosa fa una Jog-Wheel?

Come già avete potuto leggere sull’articolo di Nicholas dedicato ai lettori CD, questa emula il modo di agire su di un disco in vinile, dove dando delle spinte in senso orario si può accelerare momentaneamente la velocità di riproduzione come la si può rallentare esercitando invece un movimento antiorario! Oltre che per l’operazione di pitch-bending appena descritta, la Jog può essere utilizzata per scorrere la traccia e cercare un punto particolare da lanciare o magari anche per scratchare. Come se fosse una parte del corpo femminile poi, c’è chi le preferisce grandi, chi piccole, chi dure, chi morbide…. o magari che girino!!! Si perchè qualcuno ha pensato: ma se servono per emulare un giradischi perchè non farle girare per davvero? E così sono nati prodotti come il lettore Denon Dn-s3700 o il controller Numark Ns7 che hanno un vero e proprio piatto girevole che si può utilizzare a mo’ di turntables con tanto di slipmat che separa lo pseudo-disco dal piatto, oppure come una classica Wheels di un cdj spegnendo il relativo motore. Dato che poi sta li ferma quando non si è in fase di mix, hanno pensato bene di utilizzarla anche per applicare effetti alla traccia in riproduzione come sul famosissimo Pioneer Cdj-100s. Con l’avvento dei controller midi e dei software per Djing come Traktor o Virtual Dj ci si è sbizzarriti con le idee per l’utilizzo di questi grandi potenziometri, usandoli per scorrere le playlist nei browser, per controllare i filtri, per inventarsi dei power-effects controllando all’unisono 4 o 5 parametri, per il controllo dei Loop e per tutto ciò che il deejay voglia mappare!

Cosa offre il mercato?

Da anni esistono molti lettori cd per Dj non muniti di Jog come lo Stanton S.250 (nella foto qui sopra) ma la maggior parte di questi sono prodotti di fascia bassa per cui non sono stati mai considerati dal mondo professionale. Nel mondo dei controller midi invece la situazione è diversa: su quasi tutti i dispositivi entry-level sembra che debba esserci necessariamente una jog, anche se piccola e di scarsa qualità (esiste anche un mouse dotato di jog….. figuratevi! NDR); questa esigenza sembra dovuta alla necessità di non disorientare i neofiti che magari non saprebbero cosa farsene di un “semplice” controller come il BCR2000 all’interno di un dj-setup solo perchè non presenta il layout classico di una console. La Vestax invece, che è un marchio importante, sa che un utenza pro apprezzerà un controller come il piccolo VCM-100, il VCM 600 o il ben fornito TR-1 (nella foto a sinistra) che con un design efficiente e ottimi componenti farà sentire a proprio agio i DJ che hanno deciso di smettere di far “girare le JOG“.

Poi, diciamoci la verità: ormai col fatto che la musica ha in pratica un tempo perfettamente costante, un groove quantizzato e intonazione perfetta…. per mettere due brani in sincrono basta la pressione di quel famoso tastino, innominabile per i puristi…. SYNC!
Ok l’ho detto (è come dire che i PC sono meglio dei MAC….. ok ho detto pure questo, rischio il linciaggio da parte dei fanboy!!!) ma non è più un tabù come poteva esserlo prima, con musica come la minimal o la techno in cui l’attacco della cassa è perfettamente udibile e la sua coda è praticamente una sinusoide, c’è bisogno di una messa a tempo perfetta e impeccabile per evitare che un minimo sfasamento possa creare comb-filtering o dare l’impressione che non siano perfettamente sincronizzati i due brani.

In medio stat virtus

Ultimamente è stato presentato un prodotto che ha cercato di trovare la giusta via di mezzo che possa unire la praticità della Jog con l’ergonomia dell’assenza della stessa: al Musikmesse 2011 la Novationha mostrato Twitch, una periferica sviluppata per Serato ITCH (ma perfettamente configurabile anche perTraktor) che monta due touchstrip ovvero delle strisce sensibili al tocco, simili ai touchpad dei portatili, che rilevano però solo movimenti orizzontali. Sfiorando queste superfici si può avanzare o riavvolgere il brano spostando un dito in avanti o in dietro proprio come si farebbe con una wheel e allo stesso tempo si possono controllare anche il bending o gli effetti! Trovo che sia una scelta molto coraggiosa quella fatta dalla Novation che è sempre stata pronta a sperimentare nuovi modi di far interfacciare l’artista con lo strumento, e spero che possa far smuovere i progettisti delle altre aziende per far evolvere i dj set-up e creare magari un nuovo standard come lo è diventato una ventina di anni fà la Jog-wheel!

Ringraziamo i nostri cugini di WEBDEEJAY.IT, in particolare Vincenzo Turi per aver scritto questo interessante articolo che potete leggere nella sua versione originale a questo link