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[Tutorial] Musica in mobilità: Dispositivi iOS per farla

iPad Tastiera Musicale e Macbook Pro

Oggi la tecnologia musicale ha raggiunto un punto tale che, indipendentemente dallo stile di musica che facciamo,sono disponibili strumenti che possiamo portare con noi in viaggio,abbinare al nostro dispositivo iOS e continuare a creare in movimento. Gli artisti possono disporre di un numero crescente di tastiere che offrono in gran parte le stesse funzionalità di apparecchiature da studio più affermate, dai drum pad alle manopole e ai fader assegnabili, garantendo che la registrazione su piccola scala non sembri un compromesso.

È interessante notare che molti controller MIDI USB ora offrono la compatibilità iOS come standard in modo da poter utilizzare la stessa attrezzatura che si utilizza nel proprio studio di casa con il proprio iPhone o iPad. I controller da 25 tasti più piccoli sono spesso abbastanza portatili da poter essere messi in uno zaino e portati ovunque.

Ottenere audio di alta qualità su iPhone o iPad era, fino a poco tempo fa, un problema. Ora, ci sono molte interfacce audio compatibili con iOS prodotte dai più grandi nomi della tecnologia di registrazione. Sebbene però la registrazione su telefono o tablet sia di qualità indiscutibile, non sostituirà mai gli studi audio multitraccia completi. Per quanto potenti, i dispositivi portatili non sono semplicemente costruiti con la potenza di elaborazione richiesta per gestire contemporaneamente più tracce di audio ad alta definizione. Fatta questa doverosa precisazione, resta il fatto che rappresentano uno straordinario modo per delineare le nostre idee musicali e sono un ottimo strumento per integrare uno studio più grande.

Per molti YouTuber e video maker, gli smartphone Apple sono i dispositivi di riferimento per sessioni di riprese rapide e questo ha fatto sì che la gamma di microfoni disponibili per gli utenti iOS abbia rappresentato l’area di crescita più interessante nel mercato audio mobile. I microfoni suonano benissimo, le tastiere funzionano perfettamente e le interfacce audio non sono tanto diverse da quelle che potremmo usare in uno studio tradizionale.

IK Multimedia iRig i/o

IK Multimedia è stato uno dei marchi più attivi nel regno delle periferiche musicali per iPad e iPhone e la sua gamma iRig ora abbraccia una vasta gamma di interfacce e controller per soddisfare una moltitudine di esigenze. L’I / O iRig Pro è un solido accessorio iOS, che offre un ingresso audio adatto sia a strumenti che a microfoni (con alimentazione phantom disponibile) nonché a ingressi e uscite MIDI per l’invio e la ricezione di messaggi di controllo.

C’è anche una porta per le cuffie, il che significa che possiamo monitorare gli input anche su iPhone più recenti che non dispongono di un proprio output. L’I / O iRig Pro include anche un generoso pacchetto di software desktop e iOS, inclusi numerosi effetti e strumenti per la gamma di plug-in e app di IK. Tutto questo ad un prezzo di circa 150€

Ik Multimedia iRig Interfaccia audio con Ipad

Altro prodotto degno di nota dalla stessa azienda è iRig Keys I / O che combina una tastiera controller MIDI (è disponibile anche una versione più piccola da 49 tasti) e un’interfaccia audio in un’unica unità. È progettato per essere il più compatto possibile senza compromettere la sua utilizzabilità. È costruito pensando a iOS ma funziona anche molto bene con i sistemi desktop.

IK iRig Keys I / O 25 dispone anche di un impressionante pacchetto di software desktop fornito gratuitamente. Ciò include effetti T-RackS, SampleTank 3, Syntronik Pro-V e altro. Prezzo, 199€.

Focusrite iTrack One Pre

Interessante la soluzione di Focusrite iTrack One Pre. La sua combinazione jack / ingresso XLR è ideale per chitarra / basso o microfono e fornirà anche alimentazione phantom per l’uso con microfoni a condensatore. Una grande manopola di guadagno centrale consente agli utenti di regolare il livello di input e utilizza anche un leggero alone per indicare il livello di clipping.

Il principale svantaggio è la mancanza di uscita per le cuffie. Questo non è un problema per gli utenti di iPad e iPhone meno recenti, che hanno le proprie uscite cuffie dedicate sul dispositivo. Significa, tuttavia, che se utilizzato con un iPhone più recente non c’è modo di monitorare direttamente l’input. Prezzo, 150€.

Korg plugKEY

Nella fascia di prezzo sotto i 100€ troviamo la compatta interfaccia MIDI e audio di Korg, la plugKEY. Si tratta di un dispositivo incredibilmente utile per chiunque usi regolarmente sintetizzatori e strumenti iOS. Con un ingresso MIDI e prese jack stereo, trasforma effettivamente quelle app di synth digitale in strumenti compatibili con lo studio, permettendo di collegarle facilmente come faremmo con qualsiasi altro hardware MIDI.

Presenta anche un’uscita cuffie separata e un ingresso micro USB, che consente agli utenti di caricare il proprio dispositivo iOS contemporaneamente a un’uscita audio, cosa che di solito non è possibile con iPhone privi di porte per cuffie. Il prezzo della plugKEY si aggira intorno ai 70€.

Roland Go Mixer Pro

Da Roland abbiamo invece disponibilità della Go Mixer Pro che si attesta sui 125€. Questa interfaccia offre un totale di 9 ingressi, inclusi jack da ¼ ” per chitarre e sorgenti audio Line e un XLR per microfoni. E’ abbastanza leggera, uno strumento ideale per catturare sessioni di prove improvvisate o registrare performance soliste.

Apogee One

Apogee ha in listino da tempo al Apogee One, un’interfaccia piccola e leggera, grande circa come una mano e realizzata con componenti di alta qualità derivati direttamente dai prodotti professionali da studio Apogee. Ci sono due ingressi tramite cavo breakout, uno microfonico XLR ed uno jack da 1/4″, inoltre è possibile registrare anche direttamente attraverso il microfono a condensatore omnidirezionale integrato nell’interfaccia. Il suo prezzo si aggira intorno ai 320€

[Tutorial] 10 consigli per collaborare online SU UN PROGETTO MUSICALE

Essere confinati a casa, rispettando il distanziamento sociale, non è un buon motivo per smettere di sviluppare i nostri progetti musicali in collaborazione con altre persone.

Per collaborare con successo online, ci sono una serie di aspetti da considerare. Ecco 1o suggerimenti per aiutarti a gestire il processo creativo:

Utilizzare l’archiviazione remota

I file audio stereo di alta qualità possono essere una seccatura da inviare sulla rete, a causa delle loro grandi dimensioni. Se si cambia una parte, si può semplicemente rinviare quella, ma molto presto il destinatario/collaboratore può perdere traccia di ciò che sta succedendo al progetto.

Si possono evitare queste seccature utilizzando un servizio in “Cloud” per mantenere sincronizzati i progetti su più macchine e utenti. Lo spazio disponibile gratuitamente è normalmente sufficiente per gestire un intero progetto. Dropbox offre 5Gb, Google Drive 15Gb, Box 10Gb, OneDrive 7Gb, Mega ben 50Gb. Se tutto questo non dovesse soddisfare le vostre esigenze ricordiamo che pCloud offre anche l’opportunità di acquistare a vita (senza abbonamenti mensili) fino a 4 Terabyte per una cifra competitiva.

Specificare un formato univoco per il progetto

Definire sempre in quale formato si vuole gestire i file prima di iniziare la collaborazione. Alcune DAW offrono l’esportazione a 32 bit, ma ne esistono altre che non sono in grado di gestirne l’importazione. Prima di far deragliare completamente una sessione di studio online, meglio esser chiari e convenire le regole del gioco,

Specificare la versione dalla DAW

Quando si collabora con qualcuno che utilizza lo stesso DAW, assicurarsi di lavorare con la stessa versione. Alcuni DAW non sono compatibili con le versioni precedenti, quindi ciò potrebbe significare che la persona che esegue la versione precedente non sarà in grado di aprire i file salvati in quello più recente. È facile sottovalutare questo problema, quindi assicuriamoci di chiedere in anticipo con quale release si lavora.

Essere flessibili

Lavorare con diverse DAW non deve rappresentare un limite, basta scambiarsi semplicemente i Bounce audio. Alcune persone lavorano meglio utilizzando più piattaforme, passando magari da Ableton Live a Logic, quindi lasciamo che ogni produttore possa sfruttare i propri punti di forza utilizzando la DAW che meglio li valorizza.. Se sentiamo qualcosa che desideri modificare, ne prendiamo nota e lo rendiamo noto al collaboratore.

Verificare le licenze dei banchi di suoni

Oggigiorno molti soundbank sono protetti da copia, incluse alcune librerie demo. Assicuriamoci di verificare che i collaboratori dispongano delle licenze richieste. Se non ne dispongono meglio, ancora una volta, procedere con un bounce della traccia audio in questione.

Salvare i campioni

Prestiamo attenzione ai plug-in che fanno uso di banchi di campioni, come ad esempio ReFx Nexus. Anche se impostiamo la DAW affinché salvi il progetto con tutte le sue risorse, i campioni del plug-in potrebbero non essere inclusi. Per ovviare a ciò, salviamo la patch campionata e condividiamola anche con il collaboratore.

Eseguire il bounce wet/dry

Quando eseguiamo il bounce di un canale con enormi quantità di riverbero o delay, meglio crearne una versione dry, senza il carico degli effetti della versione dry. Quando si entra nel merito degli effetti le cose possono essere molto soggettive, ed è facile che qualcuno del gruppo di lavoro possa lamentare il fatto di non essere in grado di poter lavorare su una versione asciutta della traccia.

Eliminare i silenzi audio

Se stiamo lavorando con molte tracce audio, il disco rigido potrebbe andare in affaticamento, specie se non si dispone di una unità di ultima generazione con tecnologia SSD. Se ciò accadesse proviamo a eliminare eventuali parti silenziose da ciascun file audio. In questo modo il disco rigido non sarà costretto ad accedere ad ogni singolo bounce contemporaneamente, per l’intera riproduzione della traccia.

Aprire la mente

Se qualcuno suggerisce una modifica a qualcosa che siamo abituati a sentire in un certo modo, può essere estremamente difficile giudicare con obiettività la nuova versione.

Per ovviare a questo problema, proviamo a convivere con la versione modificata della traccia per almeno un giorno. Non è detto che la modifica proposta sarà sempre accettabile e migliorativa, ma a volte bisognai lasciare che le cose decantare prima di poter essere obiettivi.

Non aver paura di parlare

Lavorare con molte persone ad un progetto può essere davvero interessante, in quanto consente una gamma potenzialmente più ampia di influenze e idee. Per contro, esiste il pericolo, tutt’altro che remoto, che il progetto possa perdere la bussola. Se ritieniamo che il progetto abbia perso la direzione, parliamone apertamente col gruppo di lavoro.

Assicuriamoci di farlo in modo amichevole e conserviamo un riferimento su qualche piattaforma online, in modo da avere sempre la possibilità di sentire come il progetto suonasse in una sua versione precedente.

[Tutorial] Mixare in studio evitando di affaticare le orecchie

Le orecchie sono i nostri strumenti più preziosi quando si tratta della fase di mixing in studio. Sembrerà di dire ovvietà quando si parla del problema dell’ affaticamento , ma la verità è che, pur sapendolo, tutti noi ci ostiniamo ad affrontare delle vere e proprie maratone. Le lunghe ore sono una realtà assodata ed imprescindibile nell’audio, ma le trappole che causano l’affaticamento dell’ascolto possono essere evitate sviluppando un flusso di lavoro sano. Ecco alcuni suggerimenti per mantenere le orecchie e la mente fresche prima, durante e dopo le sessioni di studio.

1. Gestire i livelli di monitoraggio

Ascoltare i mix ad alto volume è un grosso errore. Oltre a causare affaticamento dell’orecchio, la profondità dei bassi e la chiarezza delle frequenze medio-alte ascolatate a volumi consistenti raramente si ritrova su altri sistemi di riproduzione che non sono i nostri e, soprattutto, a livelli volume inferiori.

Definire un livello ottimale del volume per eseguire il mixaggio non è tuttavia cosa semplice perchè un SPL (Livello di Pressione Sonora) di 85 dB in un grande studio trattato si sentirà molto più forte in un piccolo home studio con finestre.

Diciamo che una buona regola di partenza sarebbe quella di monitorare a un livello in cui si possa avere una conversazione senza bisogno di alzare la voce.

Far riposare le orecchie interrompendo l’ascolto della cuffia ci aiuterà a rimanere freschi non solo nella sessione di mixing ma anche negli anni a venire. Chi effettua un mixaggio può sovraccaricare le orecchie fino al punto di esaurirsi e non essere in grado di ascoltare correttamente.

Se al di fuori dello studio sei sottoposto a stress sonori, fare una pausa per ricalibrare le orecchie prima di ascoltare la musica è una buona idea.

2. Progettare un flusso di lavoro sano

Come detto poco sopra è essenziale progettare un flusso di lavoro sando ed efficiente. Esistono molti modi differenti per affrontare un mix, ma indipendentemente dall’approccio, gli ingegneri più esperti tendono ad adottare un metodo che applicheranno passo dopo passo, dall’inizio alla fine.

Mentre la produzione in genere ha un approccio più rilassato, i migliori mix provengono da strategie e metodologie applicate con un certo rigore. Ecco un possibile approccio al flusso di lavoro:

Primo ascolto: ascolta la canzone per avere un’idea di ciò che deve essere fatto mentre prendiamo nota delle aree e delle problematiche.

Pulizia del mix: attribuire un codice colore alle singole tracce, aggiungere canali aux per riverbero e delay e correggere gli errori come rumori e tempo.

Creare un equilibrio approssimativo: organizzare gli strumenti in gruppi e bilanciare le tracce a livello di gruppo e di strumento.

EQ correttivo: taglia le parti del segnale in presenza di rumori, fangosità, frequenze.

EQ additivo: far emergere le parti migliori del segnale aumentando leggermente le frequenze.

Migliorare il campo e la profondità stereo: eseguire il panning delle tracce e migliorare la profondità (dalla parte anteriore a quella posteriore) con riverberi e ritardi.

Automazione: aggiungere movimento al mix attraverso cambiamenti di effetti, panning e livelli.

Fare una pausa e tornare a modificare: prendere almeno un paio d’ore di pausa dal mix e tornaci con le orecchie fresche per fare le regolazioni.

Ascoltare la traccia per intero alcune volte utilizzando brani di riferimento (con lo switch A / B) verificando di essere sulla strada giusta.

Ognuno di questi passi offre l’opportunità di fare una pausa, riposare le mie orecchie e rifocalizzarsi prima di passare al prossimo compito con una visione chiara. Poiché i cambiamenti che facciamo nel mix influenzano quasi sempre qualcos’altro, questo approccio consente di individuare rapidamente i problemi e riconoscere dove mettere le mani al momento del ritorno.

Diciamo che 10 minuti di pausa ogni 60, oppure 20 ogni 90 possono essere uno standard condivisibile dalla maggior parte di noi. Sono abbastanza per riposare le orecchie e non sono troppi da rischiare di dimenticare i problemi da risolvere nel nostro mix.

3. Ascolto prolungato

Quando ascoltiamo la stessa parte della traccia più e più volte, ci abituiamo al modo in cui suona: le cose che ci sembravano problematiche al primo ascolto non risultano più così spiacevoli

La tendenza potrebbe essere quella di spingere le frequenze alte per compensare la desensibilizzazione con il risultato di fare precipitare rapidamente la qualità del mix.

Dopo circa un’ora di miscelazione senza interruzioni, spesso si tende ad incrementare i livelli di riproduzione dei monitor per avere un maggiore senso di chiarezza. Se non si presta attenzione, si rischia facilmente di aumentare il livello ogni ora fino a quando le cose sfuggono di mano. Per combattere un inizio precoce di affaticamento, potrebbe essere utile adeguare il volume verso il basso invece che verso l’alto , in modo che le orecchie possano adattarsi a livelli più moderati. È sorprendente quanto si riesca a distinguere certi dettagli con un ascolto silenzioso.

Se si riesce a rispettare questi precetti generali quando si fa il mixaggio le orecchie ne trarranno grande beneficio a lungo termine.

[Tutorial] Utilizzi gli hashtag giusti per la tua musica sui social media?

Ormai, i social media sono diventati importanti e abbastanza diffusi da far capire a tutti che cosa sono gli hashtag, ma ci sono ancora molte persone che non capiscono cosa dovrebbero o non dovrebbero fare quando si tratta di dare la giusta impostazione nel loro utilizzo su Instagram o Facebook.
Ecco una rapida occhiata a cinque cose che potreste non fare con gli hashtag, come potreste migliorare e perché tutto ciò sia importante.

  1. Seguire strategicamente alcuni hashtag

Anche se non se ne parla abbastanza e molte persone nemmeno ne sono a conoscenza, gli hashtag possono essere seguiti su Instagram più o meno allo stesso modo degli account. Chiunque può scegliere di seguire un hashtag e visualizzare molte delle immagini associate al tag (a volte tutte, a seconda di quante volte viene utilizzato l’hashtag) nel proprio feed, proprio come se un account che seguiamo avesse condiviso una nuovo post.
Seguire un hashtag come #summer o #music probabilmente non vi servirà a nulla, dal momento che sono usati ed abusati, ma ci sono alcuni che potrebbero avvantaggiarvi. Ad esempio, se si segue il nome della tua band o dj preferiti come hashtag (ad esempio #coldplay o #davidguetta), sarà possibile visualizzare alcuni dei post che hanno attinenza con la propria musica ed artisti preferiti. A volte le persone non ci taggano correttamente utilizzando un hashtag anziché il tag al nostro account. In questo modo potremo intercettare le immagini in questione. Si potrebbe ad esempio decidere di seguire i nomi dei propri brani, album e tour sotto forma di hashtag perché, anche vengono usati solo una o due volte, conviene interagire con quelle immagini (e con gli account dietro di loro), dal momento che saranno probabilmente condivise dai chi ci segue con maggiore assiduità e partecipazione.

2. Separare gli hashtag dalla didascalia

Ci sono diverse correnti di pensiero quando si tratta di posizionare gli hashtag da allegare ai propri post e, alla fine, si riduce tutto a ciò che riteniamo migliore e di ciò che funziona per noi.
Suggeriamo di aggiungere i propri hashtag come commento subito dopo aver postato la propria immagine o il proprio video lasciando che la didascalia abbia la propria rilevanza, invece di affollarla con hashtag. Quando vengono inseriti in un commento, funzionano ancora allo stesso modo e tutte le funzionalità dovrebbero essere uguali, ma vengono suddivisi in compartimenti e, in un certo senso, vengono tenuti separati.

In alternativa si può optare per aggiungere almeno 5 punti in successione (o altro simbolo) per distanziare la lista degli hashtag dalla caption, ossia la didascalia descrittiva del post.

3. Non usarne troppi

Le persone aggiungono hashtag ai post su Instagram perché rendono i propri contenuti parte di una conversazione più ampia e consentono loro di intercettare persone nuove che diversamente potrebbero non incappare mai nel loro profilo . Con ogni hashtag aggiunto, c’è l’opportunità di raccogliere nuovi Mi piace, commenti e follower, e mentre ciò può sembrare superficiale, tutta quell’attenzione si aggiunge e può tradursi in nuovi fan e vendite dei propri brani.
Si potrebbe essere tentati a questo punto di massimizzare il numero di hashtag aggiunti a ogni post (Instagram ne consente 30 per ogni articolo), ma in realtà non si tratta di una buona pratica.

Trovare un equilibrio tra l’utilizzo di hashtag appropriati e l’accattonaggio di attenzione e visibilità è difficile. A volte solo cinque hashtag sono la cosa migliore, mentre altre volte, circa 10 potrebbero funzionare meglio. Quando si superano i 10 le cose diventano complicate e Instagram potrebbe anche pensare che stiamo provando a giocare con l’algoritmo e quindi bisogna fare attenzione a non tramutare il nostro post in qualcosa che il social network tratta come vero e proprio Spam.

4. Non utilizzare sempre gli stessi

Via via che aumentiamo le nostre pubblicazioni su Instagram, diventa facile stagnare nell’utilizzo dei soliti hashtag. Probabilmente ci sono molte opzioni che si applicano a tutto ciò che condividiamo, come #music, #concert, #newmusic o il nostro nome . Potrebbe sembrare che abbia senso utilizzarli più e più volte, ma Instagram disapprova anche il copia e incolla degli hashtag nello stesso ordine.

Quando pubblichiamo è bene mescolare gli hashtag ed evitare di utilizzare #music tutte le volte, specialmente se ci sono altri tag più trendy e pertinenti applicabili al nostro post. Anche se ci sono alcuni elementi che vogliamo includere ogni volta che condividiamo (come il proprio nome o il nome che i nostri fan ci hanno attribuito), facciamo del nostro meglio per scriverlo in un ordine differente. Se era il primo hashtag elencato nel nostro ultimo post, assicuriamoci che sia da qualche parte nel mezzo nel post successivo e magari l’ultimo in quello che verrà pubblicato ancora dopo

5. Creare hashtag inediti ed originali

La maggior parte degli hashtag che pubblichiamo sono utilizzati anche da milioni di altre persone, e questo può anche rendere difficile distinguersi. È divertente lanciare il proprio contenuto nella giungla social insieme a tutti gli altri che utilizzano tag come #instamusic o #edm, ma possiamo anche proporne altri che si applicano solo a noi e alla nostra musica.

Includendo gli hashtag chiave per noi nei propri post di Instagram possiamo iniziare a “educare” chi ci segue ad utilizzarli quando postano cose attineneti al nostro universo, alla nostra musica, alle nostre serate etc. Questi hashtag hanno un senso circoscritto a quelli che ci conoscono e vogliono anche pubblicare qualcosa che ci riguarda, e quindi sono forse anche più importanti degli altri hashtag casuali che le masse hanno adottato.

Guardiamo questi hashtag con attenzione e assicuriamoci di seguirli, perché tutto ciò che è condiviso con uno di questi elementi è fondamentale per noi.

Ringraziamo Giona Guidi per averci dato consulenza sull’intricato mondo di Instagram, dei “trucchi” ed errori da evitare, mettendo a disposizione la sua consolidata esperienza di dj, produttore e social media expert.

[Tutorial] Alcune Regole Da Seguire Per Costruire Una Traccia Di Successo

Lo streaming ha introdotto molti cambiamenti nel modo in cui produciamo e consumiamo la musica. Tuttavia,  la base di una buona canzone non è molto diversa da dieci, venti o trenta anni fa: gli ascoltatori cercano ancora la musicalità creativa.

Una delle principali differenze è il grado di concorrenza nell’ambiente di streaming. I provider come Apple Music hanno decine di milioni di canzoni ed in uno scenario del genere la prima regola è mostrare alle persone perché dovrebbero ascoltarci e dobbiamo farlo il ​​più rapidamente e sensibilmente possibile. In una frase… 30 secondi o meno devono catturare l’attenzione del pubblico.

In una conferenza tecnologica del 2015, l’app di identificazione delle canzoni Shazam ha rivelato i dati che vengono utilizzati per prevedere con precisione entro un mese se una canzone diventerà una numero uno di Billboard negli Stati Uniti. Quasi tutte le canzoni di successo seguono lo stesso schema: convincono le persone ad estrarre i loro telefoni e identificarle entro i primi 10-20 secondi dal loro ascolto.

Essere in grado di connettersi rapidamente con gli ascoltatori è la base del modello di business di Spotify per gli artisti che condividono le loro canzoni sulla piattaforma. Una canzone deve essere riprodotta per 30 secondi per contare come un singolo stream e per remunerare l’artista. Il modo in cui una canzone inizia è sempre stato importante nel pop, ma ora sembra più cruciale che mai nella produzione musicale.

In questo articolo proveremo a delineare alcune strategie creative per iniziare una traccia in modo da attirare l’attenzione degli ascoltatori.

Creare una scena sonora

Iniziare una canzone con una registrazione sul campo o un paesaggio sonoro può trasportare gli ascoltatori in uno spazio reale o immaginario prima che la prima nota venga suonata. Pensate ad esempio a Club Tropicana degli Wham o più in generale al tono della stanza, il feedback dei microfoni e i conteggi dei batteristi. Sono alcuni esempi comuni usati nella musica rock e indie. La musica elettronica spesso impiega droni spaziali e bip per evocare immagini del futuro. Le registrazioni della natura, come l’acqua e gli uccelli, funzionano bene per calmare gli ascoltatori prima di una canzone downtempo. Si tratta di creare in termini musicali quello che nella tv e nel cinema si definisce “spoiler”, ossia anticipare ciò che il testo andrà a delineare nei primi 30 secondi. Questa strategia attira gli ascoltatori nella canzone ma i tempi della musica pop con potenziale commerciale impongono di tenere la scena sonora impostata su un massimo di 10 secondi.

Ri-campionare

Creare nuovo materiale per l’introduzione di una canzone può richiedere molto tempo. Se ci si sente bloccati in questa fase si possono utilizzare contenuti già presenti nella nostra traccia e tagliarle. Pharrell ricorre molto spesso a questo approccio. Quasi tutti i suoi più grandi successi iniziano con un ciclo di quattro count del primo beat. Ascoltate qui sotto l’esempio che è stato messo insieme per dimostrare questo concetto. Di fatto può risultare anche più eccitante di un inizio pulito ed è anche radio-friendly.

Anticipare la melodia del ritornello

Un ritornello che esploda in modo relativamente anticipato nello sviluppo della traccia è un modo infallibile per connettersi con gli ascoltatori. È possibile ascoltare questo approccio in Thunder degli Imagine Dragons. La canzone inizia dal primo secondo con la voce solista, un ritmo di batteria e una linea di basso ridotta al minimo, non c’è molto altro. Questo fa si che il ritornello esploda con il basso e la batteria, la voce chunk accattivante e più livelli vocali introdotti per fornire un tocco di anthem. Tutto questo accade nei primi 35 secondi e appena prima che la canzone raggiunga il ritornello c’è una breve pausa. E’ qui che viene riempito lo spettro delle frequenze cambiando l’energia in una costante progressione verso il picco emotivo

Meno è meglio

Non tutte le canzoni pop hanno bisogno di un alto livello di segnale per conquistare rapidamente gli ascoltatori. My Feelings di Drake dimostra come un senso di spazio e di dinamica possano risultare altrettanto accattivanti. L’introduzione presenta solo tre elementi: batteria, synth pad/bells lasciati molto indietro rispetto a ritmo e voce e, soprattutto, molto spazio negativo. Il silenzio viene utilizzato come dispositivo musicale per muoversi di pari passo con le aspettative dell’ascoltatore e intensificare l’impatto emotivo della voce che segue un ritmo stop-and-start, tenendo l’ascoltatore agganciato ad ogni nuova linea. Ogni elemento musicale ha il suo posto nello spettro delle frequenze, creando un mix che è ben bilanciato e facile da ascoltare. Non suona come la musica per le folle eppure è un successo indiscutibile

Hook strumentale prima del resto

Nelle produzioni degli ultimi anni viene data molta importanza al hook vocale. Come abbiamo potuto ascoltare nelgi esempi precedenti, gli artisti trattano l’hook  vocale come l’elemento chiave per vendere la canzone. Ma gli ascoltatori possono essere conquistati anche con strumenti memorabili che li ispirano a canticchiare o battere il loro piedino a tempo.

Un ottimo riff, synth o beat è sufficiente per guidare una canzone dall’inizio alla fine, quindi dovrebbe essere introdotta dal momento in cui gli ascoltatori premono play.

Daft Punk ha sempre fatto affidamento su hook strumentali per guidare le proprie canzoni come Get Lucky. La traccia inizia e viene definita dalla chitarra con una atmosfera disco che si ripete per tutta la canzone, senza per questo annoiare l’ascoltatore.

Se, diversamente da questo approccio, si desidera conservare un hook strumentale accattivante per rivelarlo più avanti nella canzone allora si può iniziare a introdurne una versione modificata, come  una versione acustica, per poi inserire la versione sintetica o elettrica nella strofa o nel ritornello.

Il nostro hook non dovrebbe in ogni caso spodestare e prendere il sopravvento sulla voce. Se c’è un passaggio strumentale con una rapida successione di note o un pitch bend selvaggio, meglio non inserire la voce in quel momento oppure chiedere al cantante di cantare una nota sospesa per evitare un mix disordinato.

Creare una falsa partenza

Molte canzoni catturano l’attenzione degli ascoltatori fin dall’inizio con un suono sorprendente o strano. Questo approccio richiede una scelta molto attenta dei nostri suoni. La falsa partenza dovrebbe sembrare una parte della canzone anche se è diversa per tono o stile. Bastano pochi secondi per far sì che gli ascoltatori si chiedano di cosa si tratti prima di svanire e lasciare che la musica prenda il sopravvento. Prendete come esempio Bob Seger e la sua Old Time Rock N’ Roll

Perchè sia efficace la musica che segue la falsa partenza deve essere ben fatta, Aggiungere semplicemente un suono strano a una canzone che ha ancora bisogno di lavoro non la renderà migliore. Si può poi riproporre il suono o il frammento si accordi  una o due volte durante la canzone per darle un nuovo significato e mantenere la coerenza.