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[Recensione] Decksaver Covers

Link a Decksaver

 

Decksaver è un brand diventato molto noto nel corso degli ultimi 2 anni introducendo sul mercato prodotti destinati alla protezione della maggior parte delle apparecchiature per dj, dai controller MIDI ai Mixer e Lettori CD. Abbiamo l’opportunità di testare e recensire la copertura del Pioneer CDJ-2000  e del Mixer DJM-800 che in realtà è assolutamente compatibile con tutti i mixer di questo formato, come ad esempio gli A&H Xone 92 o i Behringher 700/750

 

 

Le cover Decksaver sono tutte personalizzate nella forma per adattarsi alla perfezione al layout dell’apparecchiatura cui sono destinate. Sorprendente la precisione del taglio della sagoma che copre alla perfezione il case e ogni singolo interruttore, pomello o bottone impedendo che polvere, liquidi e sporcizia possano riversarsi e penetrare all’interno dell’apparecchio. Interessante notare che la cover del CDJ-2000 arriva a coprire anche lo slot di inserimento dei dischi cd/dvd e tutti gli spigoli del lettore, in questo modo la parte superiore e laterale rimangono totalmente protette.

Decksaver ha costruito le cover in modo tale che una volta posizionate sull’apparecchio rimanga all’incirca mezzo centimetro di spazio dal piatto, i pomelli e gli interruttori. In questo modo tutti i controlli sono in condizioni di sicurezza anche nel caso in cui venisse applicata una pressione o un oggetto pesante dovesse cadervi sopra.

Le Decksaver cover sono realizzate in Policarbonato che è uno dei componenti principali nella costruzione dei vetri antiproiettile il che significa che sono più che capaci di resistere ai colpi o addirittura allo schiacciamento.

Insieme alle cover, Decksaver ha introdotto un nuovo gadget altrettanto efficace ed utile nella protezione della plastica nero lucido che caratterizza la superficie dei CDJ, ossia una maschera trasparente che viene applicata come una seconda pelle rimuovendo i due pomelli che agiscono sulla velocità della modalità Vinyl. Come nel caso delle cover queste mascherine sono realizzate con un taglio laser che garantisce la massima precisione una volta posizionata intorno a bottoni e fader.

Considerato il valore degli apparecchi che vanno a proteggere, ci sentiamo di dire che i Decksaver dovrebbero essere un a scelta ad occhi chiusi per tutti coloro che hanno deciso di investire così tanto denaro su lettori cd, mixers, controllers, efx etc. Il prezzo medio per una cover Decksaver è di circa 50 euro, ma girovagando in rete si possono trovare, per alcuni modelli, quotazioni un pochino più basse.

 

 

 

[Recensione] AiAiAi TMA-1 Cuffia DJ e Studio

Grazie ai ragazzi di AiAiAi (suona cuoriosamente in italiano ma questo è il nome dell’azienda) abbiamo l’opportunità di testare le cuffie TMA-1. Dopo aver letto la presentazione fatta dal produttore che descrive il prodotto come cuffia da DJ, ma anche per il monitoring in studio di registrazione, abbiamo pensato di testare le TMA-1 nei due ambienti di riferimento. Abbiamo consegnato la demo unit al nostro Giona Guidi che era in partenza per un tour di serate nell’est Europa e gli abbiamo chiesto di paragonare le TMA-1 alle cuffie che normalmente utilizza. Successivamente abbiamo chiesto al dj producer e sound engeneer Lele Cecchini di verificarne le prestazioni in una delle sue sessioni in studio di registrazione con Giona Guidi. Ecco i loro feedback.

Giona Guidi: Mi ha colpito moltissimo il design originale e ricercato e la scelta di un nero opaco che le rende apparentemente anonime rispetto alla concorrenza, ma proprio per questa scelta totalmente diverse e, quindi, immeditamente identificabili.  La confezione è già di per sè accattivante e richiama un pò la scelta del packaging di Apple, ossia ordinato ed elegante.

Una volta aperta la scatola troviamo la cuffia, il cavo rimovibile, la bustina per riporla dotata  di zip “king size” ed un paio di cuscinetti auricolari di ricambio. Mi sono soffermato sul cavo ed ho apprezzato la scelta di renderlo rimovibile, sia per la maggiore facilità nel riporre la cuffia una volta terminato il suo utilizzo, sia per la possibilità di sostituirlo senza dover ricorrere al saldatore.

Molto intelligente la struttura del cavo che è privo di spirale nella prima parte (quella che si collega alla cuffia) e diventa invece elastico (grazie alla spirale) nella parte lato mixer, mentre il suo peso mi è sembrato fastidiosamente  eccessivo. Il connettore, come consuetudine è sia jack 1/4 che mini jack.

La struttura dell’arco è estremamente resistente e si può maltrattare senza correre il rischio che si spezzi. I due auricolari sono regolabili in estensione separatamente, grazie ad un sistema su binario a scatti prestabiliti. Una volta arrivato al club ho pensato di fare una prova comparativa con le cuffie che utilizzo solitamente, ossia le tradizionali Technics RPDJ-1200. Ho scelto di iniziare con le Technics e passare alle TMA-1 a metà del mio set, proprio per rendermi conto, dopo un’oretta di saturazione delle orecchie, quale sarebbe stato il percepito in termini di qualità e comfort. Devo dire che la cosa che ho immediatamente rilevato è  stata la maggiore sensazione di leggerezza sulla testa (la cuffia ha un peso di circa 190 grammi). La pressione sulle orecchie è maggiore, il che le rende più stabili, eppure non ho provato fastidi o dolori al padiglione. Parlando di isolamento acustico dall’ambiente rumoroso tipico di una consolle, non posso che promuoverle a pieni voti.

I due auricolari avvolgono l’orecchio alla perfezione ed è possibile concentrarsi sulla battuta anche con volumi piuttosto bassi, a tutto vantaggio della salute dei nostri timpani. I Bassi spingono notevolmente grazie ai 40mm dei due drivers e, ciò nonostante, sono riuscito a distinguere medi e alti in modo netto e preciso, il tutto dopo aver bombardato le mie orecchie con un’ora di pressione sonora a varie frequenze. Un’ultima annotazione tecnica riguarda il volume complessivo delle TMA-1. Mi sembra di poter dire che sia ben più alto di quello offerto dalle cuffie comparate, il che rende sicuramente più facile distinguere il beat durante la fase di mixaggio, ma potrebbe indurre anche ad esagerare. Occhio al benessere delle vostre preziose orecchie! Mi rendo conto che il confronto sia inadeguato, ma per completezza di informazione tengo a sottolineare di aver utilizzato anche una monocuffia Pioneer HDJ-1000 e di non aver dubbi sul fatto che in futuro la mia scelta sarà orientata verso una cuffia stereo tradizionale. Per quel che mi riguarda le TMA-1 vanno promosse a pieni voti.

Lele Cecchini e Giona Guidi hanno testato le TMA-1 nello studio di Subtronic Records ed hanno avuto modo di compararne le prestazioni con Pioneer HDJ-1000 e Senheiser HD 25-1.

Lele Cecchini: La TMA-12 riproduce le frequenze basse in modo superbo, sia in termini di quantità che di qualità. La risposta di frequenza dichiarata da AIAIAI si attesta tra i 20Hz e i 4kHz in modo lineare, con circa 12dB di attenuazione. Sicuramente questa è una risposta di frequenza di riferimento, condizionata nella realtà dalla scelta dei cuscinetti auricolari e dal loro posizionamento sulle orecchie. Ad ogni modo carattere, risonanza e room alle basse frequenze si percepiscono eccellentemente. Il suono non è scatolato o rimbombante come accade con altre cuffie chiuse. La spinta, l’impatto e la velocità di attacco sono decisamente buoni.

Anche le medie suonano bene. Mentre in altre cuffie chiuse il midrange resta sotto o, come nel caso delle HD 25-1 suona un pelino irregolare, nelle TMA-1 suona in modo pieno. Un midrange complessivamente realistico come questo è piuttosto inusuale per un prodotto nato con i dj come mercato di riferimento.

Parlando delle frequenze alte non si può dire che brillino al punto da far gridare al miracolo, ma sicuramente risultano abbastanza dettagliate, veloci e non affaticano anche dopo sessioni di ascolto mediamente lunghe.  Qualcuno potrebbe dire che il treble delle TMA-1 rimane un pochino indietro nella scena sonora, se comparato con quello di altre cuffie ma al nostro orecchio è sembrato complessivamente accettabile.

Conclusioni

PROS: Ottima cuffia per dj ma anche per il monitoring da studio. Valida la costruzione ed i materiali utilizzati. Resistente, design originale e buon equlibrio su tutte le gamme di frequenza.

CONS: Impossibilità di ripiegarla come accade per alcune concorrenti. Il prezzo (listino ufficiale 180 Euro) è abbastanza alto, sebbene coerente con i concorrenti.

Recensione: Zomo HD-120 Mono Stick Headphone

Zomo è un brand di proprietà di una nota azienda tedesca che opera da numerosi anni nell’ambito della distribuzione di prodotti per dj e producers, la GSM-Multimedia. Inizialmente concentrata su slipmats, borse e flightcase, oggi Zomo allarga gli orizzonti proponendo articoli che spaziano dalle protezioni antipolvere per le apparecchiature, passando per giradischi e interfacce audio,  sino ad arrivare alle cuffie specifiche per disc jockeys. La gamma di queste headphones prevede sia la configurazione tradizionale, con doppio padiglione auricolare, sia quella più trendy mono auricolare.

Oggi andremo ad esaminare e testare il modello Mono Stick HD-120. Come sappiamo esistono diverse interpretazione del concetto di cuffia mono auricolare. C’è chi predilige il manico extra long e chi, all’opposto, si trova più a proprio agio con i manici corti. Zomo ha sicuramente sposato questa seconda linea, dando alla HD-120 un manico di lunghezza medio-corta pari a 15 cm. La lunghezza complessiva partendo dall’estremità dell’auricolare ed arrivando fino alla base dell’impugnatura si attesta sui 25 cm. Quello che immediatamente sorprende, una volta aperta la confezione, è la cura del packaging. Troviamo, infatti, oltre al cavo a spirale della lunghezza di 3 metri, una piccola scatola bianca contenente un cuscinetto di ricambio per il padiglione e la custodia a sacchetto.

La cuffia è disponibile in diverse colorazioni, strizzando l’occhio a quella esigenza fashion che accompagna ormai la figura del disc jockey. Il modello che ci è stato fornito per il test è arancione/nero, ma la gamma HD-120 prevede anche le alternative oro/nero, argento/nero e bianco/nero. Il colore dominante è presente sia nel rivestimento del cuscinetto, sia nella lunetta posteriore dove è impresso il logo Zomo. Ovviamente il cuscinetto di ricambio è dello stesso colore della cuffia acquistata, così come lo sono i laccetti che permettono la chiusura del sacchetto in finta pelle.

Il Manico della cuffia è rivestito da una spugna sagomata che garantisce un ottimo grip quando la si impugna e contribuisce a contenere l’effetto della sudorazione della mani. L’auricolare è del tipo basculante, ossia non fisso e risulta estremamente confortevole e avvolgente una volta appoggiato all’orecchio. Nell’estremità inferiore del manico trova collocazione l’attacco per il cavo a spirale che è appunto di tipo removibile nel formato XLR. Veramente apprezzabile questa scelta, sia dal punto di vista della praticità che della convenienza. In caso di deterioramento del cavo sarà pertanto possibile acquistare il relativo ricambio e basterà disconnettere il connettore XLR del cavo danneggiato ed inserire quello nuovo. Nessun intervento tecnico, nessuna necessità di spendere cifre spropositate per il ricambio. Il connettore incastonato nell’impugnatura è di tipo XLR maschio, mentre quello del cavo è di tipo XLR femmina. All’estremità opposta della spirale troviamo invece il classico jack mini da 3,5 con adattatore a 6.3

Volendo passare all’aspetto più tecnico della nostra prova, possiamo dire che la filosofia di queste cuffie è stata senza dubbio quella di privilegiare la percezione dei bassi e del beat per un più efficace allineamento del tempo tra la traccia in riproduzione e quella in preascolto. Inizialmente l’impressione non è stata delle migliori perchè il suono risultava piuttosto ovattato, ma dopo qualche minuto ci siamo abituati e siamo riusciti a comprendere l’utilità di questa scelta. La frequenza di risposta si attesta nel range 3-30000 Hz a 114 db garantendo la necessaria pressione sonora anche negli impianti più caotici. Il peso della cuffia è abbastanza contenuto, 253 g. Di fatto non abbiamo rilevato affaticamento durante l’uso, anche grazie alla piacevolissima sensazione di comfort che viene assicurata dal cuscinetto imbottito del padiglione auricolare.

Complessivamente questa HD-120 Mono Stick ci è parso un prodotto solido, pratico e di buona qualità. Se si considera un prezzo al pubblico inferiore ai 60 euro, non c’è dubbio sul fatto che possa rappresentare una valida alternativa nella scelta della nostra fedele compagna di avventure in consolle. A nostro avviso il suo maggiore elemento di forza risiede nella estrema praticità della soluzione con cavo sostituibile e connettore XLR. Auspichiamo di tutto cuore che altri produttori possano seguire la medesima strada.

E’ possibile trovare l’intera gamma Zomo presso Discopiu e presso lo shop online Recordcase


Magma: DIGI-Bag & LP-Trolley 65 Pro

Oggi ci troviamo a parlare di due nuove borse che il celebre produttore tedesco Magma ci ha messo a disposizione per la nostra recensione: la DIGI-Bag e LP-Trolley 65 Pro.

Cominciamo dalla DIGI-Bag, un prodotto che, come lascia intuire il nome stesso, è prevalentemente orientato al dj digitale, sia esso time code oppure full digital. La DIGI-Bag è una borsa semirigida per il trasporto di laptop fino a 15.4”, dischi mix, schede audio, cavi ed accessori. E’ dotata di tracolla a spalla e tasche esterne. Il nostro esemplare sfoggia un accostamento di colori di sicuro effetto, ossia esterno nero ed interno in nylon imbottito di colore rosso.

Come tutte le borse Magma anche la DIGI-Bag mostra immediatamente il suo spiccato indirizzo alla funzionalità, piuttosto che all’aspetto “fashion”. Non intendiamo dire che siano prodotti dal design banale o austero ma sicuramente il concept privilegia la reale possibilità di assolvere ai compiti cui sono delegate, ossia organizzare, trasportare e soprattutto proteggere i nostri preziosi strumenti di lavoro, siano essi apparecchiature, dischi o cd. In questa nuova serie si è però strizzato l’occhio all’aspetto più voluttuario ed è per questo motivo che abbiamo sentito l’esigenza di sottolineare in partenza l’effetto “shock” dato dal contrasto tra il tradizionale nero del materiale esterno e il rosso acceso dell’interno.

L’esterno è realizzato nel consueto Nylon Ballistic idrorepellente,  di considerevole consistenza al tatto,  a garanzia della robustezza della borsa stessa. Il nylon riveste un’armatura semi-rigida collocata nella parte frontale e posteriore della borsa che conferiscono l’impressione di una certa solidità. Ci saremmo aspettati la presenza dell’armatura anche nella base ma, la sua assenza potrebbe essere stata una scelta dettata dall’esigenza di garantire una certa “elasticità” nei volumi interni a seconda che la DIGI-Bag sia piena, oppure debba trasportare un equipaggiamento ridotto. Ad ogni buon conto, la parte inferiore ci sembra adeguatamente robusta e capace di fronteggiare un utilizzo normale, grazie anche ai 4 piedini in gomma rigida dalla superficie piramidale. Nella parte frontale troviamo una piccola tasca con zip accessibile anche senza aprire la DIGI-Bag, in grado di alloggiare oggetti piccoli e non particolarmente fragili.

Per quanto riguarda il trasporto abbiamo a disposizione i tradizionali manici, uno dei quali è dotato di impugnatura leggermente imbottita, con una striscia in velcro che ci consente di tenerlo unito all’altro. Ovviamente troviamo anche l’immancabile tracolla che è di tipo removibile ed è anch’essa dotata di una sezione imbottita a semi-arco per garantire un maggior comfort durante il trasporto a spalla. Nel caso in cui la DIGI-Bag dovesse essere utilizzata in set  Magma ha previsto un lembo nella zona posteriore centrale che ci permette di ancorarla al manico estensibile di un trolley. Non nascondiamo che avremmo apprezzato la scelta di inserire il velcro su almeno un lato del lembo, in modo da agevolare l’ancoraggio al manico con un movimento a compasso. Purtroppo entrambi i lati sono cuciti e l’unica soluzione resta quella di infilare la borsa dall’alto, non senza qualche sforzo. Avendo percorso chilometri e bazzicato aeroporti con borse al seguito, pensiamo sia opportuno dire che la possibilità di agganciare la borsa ad un trolley è una caratteristica tutt’altro che trascurabile.

Passando all’interno apriamo una delle 3 cerniere e accediamo alla zona più ampia, ossia quella destinata ad ospitare cavi, interfaccia audio, minuteria varia. Questa sezione della borsa si apre a compasso, grazie a due lembi in nylon che limitano l’estensione massima dell’apertura. Troviamo due alloggiamenti morbidi a forma di tasca con chiusura a velcro oltre alle ormai consuete retine (una con chiusura a zip) per oggetti meno voluminosi e documenti. Rispetto a questa zona principale, anteriormente e posteriormente, troviamo due vani con destinazioni d’uso differenti. Il primo (anteriore), sottile e piuttosto rigido al suo interno, per ospitare i vinili timecode (max 5/6). Il secondo (posteriore), più ampio e decisamente imbottito per proteggere il nostro prezioso notebook fino a 15 pollici (wide) di dimensioni.

Complessivamente la DIGI-Bag è promossa a pieni voti, nonostante certe sottolineature che avete avuto modo di leggere poc’anzi. L’aspetto che meno ci ha convinti è l’impossibilità, per assenza dello spazio necessario, di alloggiare  una piccola custodia di cd che ci giunga in soccorso nel caso in cui ci trovassimo in panne col nostro set up digitale. Francamente non ci sentiremmo mai di delegare totalmente al nostro notebook la buona riuscita della serata e quindi, a nostro avviso, risulta essenziale poter contare su almeno 30 cd con i brani essenziali che ci salvino da una brutta figura. Nella DIGI-Bag non abbiamo trovato modo per inserirli, senza sacrificare componenti importanti dell’equipaggiamento. Ma questa è una visione molto soggettiva…

Passiamo ad esaminare il LP-Trolley 65 Pro. Come indica la denominazione il trolley in questione è in grado di trasportare circa 65 vinili. Vorremmo subito sottolineare che sebbene destinata ai puristi del disco analogico, la LP Trolley 65 Pro si adatta perfettamente anche al trasporto di custodie per cd. Personalmente siamo riusciti ad inserire senza fatica due custodie Slappa da 240 cd ciascuna. E’ chiaro che, utilizzata in questo modo, gran parte  della imbottitura interna risulta superflua e ruba spazio prezioso ad eventuali custodie di maggiori dimensioni.

Volendo analizzare il trolley di Magma per quella che è la destinazione d’uso concepita in origine, possiamo dire che i nostri vinili non possono trovare un alloggiamento più sicuro durante il trasporto. Il materiale, anche in questo caso, è il nylon Ballistic 1680D idrorepellente che ricopre lo scheletro interno in pvc disposto su 3 lati, i due laterali e quello posteriore. Frontalmente Magma ha lasciato il solo tessuto rinforzato per offrire un pò di respiro ed elasticità all’utente che deve caricare quel paio di dischi in più. Nella zona inferiore, una volta rimossa l’imbottitura dotata di velcro (quindi è a vostra scelta tenerla o meno a seconda dell’uso), troviamo una tavoletta in legno che conferisce la necessaria solidità a quello che è il punto chiave di ogni trolley. Sulla tavoletta di legno sono ancorate ruote professionali di grande qualità che garantiscono uno scorrimento perfetto ed un assetto perfettamente in linea anche quando si è a pieno carico. Immaginiamo non vi sfugga la tipica immagine di un trolley che mentre viene trascinato ondeggia e sbanda a destra e sinistra facendoci dannare. Bene, questa è una situazione appartenete al passato grazie alla scelta dei componenti su questa LP Trolley 65 Pro.

Nei due lati esterni troviamo due tasche zippate di forma irregolare, belle da un punto di vista stilistico ma, a nostro avviso, poco pratiche. Nella sezione frontale trova collocazione una tasca di medie dimensioni capace di ospitare una custodia rettangolare per circa 50 cd. In quella posteriore individuiamo l’area per inserire il cartellino coi propri dati e una piccola zip per contenere minuteria, monete e biglietti da visita. Parlando delle cerniere troviamo la novità dei laccetti in corda con pomello in plastica, esteticamente gradevoli quanto pratiche. Chiudere le zip è decisamente più confortevole grazie a questo accorgimento. Superiormente troviamo i due manici con la solita imbottitura velcrata, nonché la tracolla sagomata e altrettanto imbottita. L’apertura avviene dal lato superiore ed il coperchio, dotato di struttura di rinforzo in pvc, offre una zip che permette di accedere al manico estensibile anche a coperchio chiuso. All’interno, oltre al posto per i vinili, troviamo una piccola sacchetta zippata per riporre piccoli oggetti poco voluminosi.

Anche nel caso della LP Trolley 65 Pro non possiamo che esprimere un giudizio assolutamente positivo sul prodotto. Grande solidità e scelta di materiali, unite ad una gradevole sobrietà. Il trolley è disponibile nella colorazione nera con scritte bianche, oppure nera con scritte e cordoncini delle zip rossi.

Entrambi i prodotti, come tutta la gamma Magma, sono distribuiti in Italia da MPI Electronic di Cornaredo (MI) e sono disponibili sul sito DJPOINT.NET