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[Recensione] YAMAHA Serie HS

La serie HS di monitor da studio sono di colore bianco-woofered, eredi diretti del NS10M e modelli precedenti, come la HS50M HS80M che sono stati estremamente popolari in ambito “home studio”.Il modello HS80M con woofer da 8 pollici, suona un po gonfio ed é forse un po’ sproporzionato per il monitoraggio near-field, mentre il HS50M con woofer da 5 pollici richiede la subwoofer HS10W per fornire un monitoraggio accurato dello spettro. Con gli altoparlanti HS, Yamaha offre modelli con 5, 6.5, e woofer da 8 pollici (rispettivamente HS5, HS7 e HS8).

I monitor hanno una costruzione solida e sono gradevoli esteticamente. Il HS7 ha un woofer da 6,5 ​​pollici e un tweeter a cupola da 1 pollice, l’ultima delle quali è coperta da uno schermo di rete metallica di protezione. Internamente é bi-amplificato, 60 watt per il woofer e 35 watt per il tweeter, con la frequenza di crossover fissato a 2 kHz. Il case ha i lati smussati e rivestiti da una finitura antigraffio. Quando il HS7 viene acceso il logo Yamaha si illumina con una luce bianca morbida. Le porte dei bassi si trova sul retro della HS7, quindi é importante seguire le istruzioni e montare i diffusori ad una distanza minima di 1,5 metri dalle pareti posteriori e laterali. Tuttavia, se fosse necessario montare i diffusori a meno di 1,5 metri dalla parete di fondo, si può utilizzare l’interruttore Control Room per ridurre al minimo l’inevitabile aumento delle basse frequenze.

Yamaha ha offre una moltitudine di connessioni e opzioni di personalizzazione. Gli ingressi sono XLR, TS e TRS, con una manopola di controllo del livello di multi-arresto. L’interruttore Control Room permette di tagliare -0, -2 o -4 dB da 500 Hz e al di sotto, considerando che l’Alto Trim permette di tagliare o enfatizzare 2, 0 e -2 dB da 2 kHz e superiori.

Le connessioni XLR e 1/4-inch sono etichettati ingresso 1 e 2. Tuttavia, essi non possono essere utilizzati contemporaneamente, mai così effettuare più di una connessione di ingresso.

Ascoltando il HS7

Per le nostre prove d’ascolto, il carattere sonoro del HS7 é immediatamente riconoscibile, molto simile al NS10M, ma con una fascia bassa molto più approfondita e definita. Il NS10M aveva poca risposta nelle frequenze basse al di sotto di 125 Hz. Anche senza il beneficio di un subwoofer, la fascia bassa HS7 risulta dettagliato, liscia e precisa. La fascia media è molto apprezzabile , esponendo parti vocali, chitarre, e il punch di toms e percussioni in genere. Le alte frequenze non suonano dettagliate come alcuni dei monitor più costosi, ma sempre in grado di concentrarsi su piccoli dettagli. Dopo l’ascolto di molti generi diversi di musica ad una media di 85 dB per oltre due ore, le mie orecchie sentivano ancora la freschezza del suono ed è possibile ascoltare HS7 tutto il giorno senza il rischio di affaticamento dell’orecchio. Yamaha ha preso il proprio tempo e progettato un altoparlante degno del pedigree stabilito dai modelli precedenti, compresa la NS10M.

Confronto tra i modelli

La sparatoria tra la HS7 ei miei altri monitor doveva essere la parte più facile di questa recensione. Voglio dire, le mie casse più economiche suonerebbe peggio, e gli altoparlanti più costosi suonerebbe meglio, giusto? Beh, quello non è il modo in cui ha funzionato. Ill spiegare perché in un attimo. Ma per ora, consente di soddisfare la concorrenza.

[Review] ZOMO HD-3000 Cuffia DJ (ma non solo)

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In questo primo articolo, con cui riprendiamo le pubblicazioni dopo la pausa estiva, ci troviamo a recensire la nuovissima cuffia di casa ZOMO, ossia la HD-3000. Con questo prodotto l’azienda tedesca alza il tiro proponendo quella che sarà la sua cuffia top di gamma. Chi ha confidenza con la HD-2500 noterà alcuni richiami stilistici e funzionali e troverà le medesime qualità che hanno portato ZOMO a farsi notare in un panorama assai competitivo e in cui i big del mercato la fanno da padroni.

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La prima cosa che possiamo dire fin dal unpacking è che con la HD-3000 l’azienda tedesca sembra voler far sul serio e scrollarsi di dosso l’etichetta del prodotto di serie B, basso costo e qualità proporzionata ad esso. Come potete notare dalle immagini persino la confezione è stata oggetto di una notevole cura, perché come ci ha insegnato Apple, se si vuole dare la percezione di avere tra le mani un prodotto di alto livello bisogna iniziare a fornire una esperienza superiore già nella fase più emozionale, ossia quando si apre la confezione. La scatola bianca si apre a cofanetto e il coperchio è addirittura dotato di una calamita e non delle linguette ad incastro tipiche di altri prodotti. Una volta sollevato scopriamo che la parte posteriore del coperchio presenta addirittura due cuscinetti in similpelle per “coccolare” e proteggere il prodotto.

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Sotto la cuffia, anch’esso celato da un ulteriore scomparto in questa finta pelle di colore bianco, troviamo una scatola che contiene una dotazione che oseremmo definire impeccabile, se non fosse per la mancanza di una custodia o sacchetto che con premesse come quelle fatte finora avremmo dato per scontati. A parte questa pecca ZOMO ci fornisce due cavi di lunghezza e spessore differenti, entrambi dotati di spirale elastica e connettore ad angolo, con adattatore jack. Oltre ai due cavi che possono essere inseriti liberamente sia nel padiglione auricolare di sinistra che in quello di destra, in quanto dotati entrambi di relativa presa che consente il collegamento a cascata fino 4 cuffie dalla medesima sorgente sonora, troviamo due cuscinetti alternativi in materiale vellutato a differenza di quelli già montati che sono in pelle.

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Vogliamo soffermarci immediatamente su una caratteristica decisamente interessante e che ci è piaciuta molto, ossia il praticissimo meccanismo di rimozione e sostituzione di questi cuscinetti. Basta ruotare ed il cuscinetto alloggiato su una base circolare in plastica e il gioco è fatto. Stessa cosa, ma ruotando nel senso opposto, per rimontare il tutto.

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Procedendo nell’esame dei materiali e degli aspetti più funzionali notiamo l’imbottitura dell’archetto che contribuisce a rendere la HD-300 piuttosto confortevole una volta indossata. Notiamo che lo snodo che permette la rotazione parziale dell’auricolare, possibile sia sul lato destro che su quello sinistro, è in metallo. Questo, oltre a rendere stilisticamente gradevole la cuffia, ne dovrebbe assicurare la maggiore robustezza rispetto alla tradizionale plastica in un punto notoriamente critico quando viene sollecitato.

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Passando all’aspetto tecnico ci sentiamo di fare la solita doverosa premessa. Mettendo da parte i valori tecnici dichiarati quando possibile misurati, resta il fatto che le performance di una cuffia diventano, spesso e volentieri, un fatto estremamente soggettivo. Tuttavia una base oggettiva ci deve pur essere e quindi dopo un mese di utilizzo piuttosto diversificato, dal iPod al Club, fino ad alcune sessioni in studio di registrazione, queste sono le considerazioni che possiamo fare. La HD-3000 ha una buona estensione sia sui bassi che sulle frequenze alte, con una (a nostro avviso) mediocrità piuttosto accentuata rispetto alle Sennheiser HD-25 che siamo abituati ad utilizzare. Le basse non sono in tipico stile Beats ma sono comunque ben presenti e ferme, senza che si percepisca un effetto “gonfiato”. Gli alti sono cristallini e sufficientemente precisi, ma senza stupire. Per essere pratici, sebbene ZOMO le descriva come cuffie adatte anche all’utilizzo in studio di registrazione, ci sembra che il contesto in cui queste HD-3000 danno il loro meglio sia proprio nell’uso fatto dal DJ.

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Sufficientemente leggere e confortevoli anche dopo alcune ore di utilizzo, piuttosto versatili e adattabili alle differenti esigenze di utilizzo in discoteca, con una resa sonora adeguata a chi come il dj lavora in ambienti dove si necessita di isolamento acustico per il pre ascolto e le performance devono garantire al professionista la percezione netta e chiara di quella gamme di frequenze essenziale per eseguire un buon mixaggio. In questo le ZOMO HD-3000 non tradiscono le aspettative e ci sono sembrate superiori e più curate di alcuni modelli blasonati per i quali spesso si paga ormai più il nome che la sostanza. la HD-3000 è disponibile nella colorazione nera e in quella bianca.

Specifiche Tecniche

• Frequency Response: 10 – 22000 Hz
• THD, Total Harmonic Distortion at 1kHz: < 0,3 %
• Cable: 1,5/3 m double spring cord
• Jack Plug: 3,5/6,3 mm Ergonomic Adapter
• Transducer Principle: 40 mm Dynamic Closed
• Nominal Impedance: 32 Ω
• Load Rating: 500 mW
• Max. SPL, Sound Pressure Level: 120 dB
• Dimension of packaging (L X W x H): 206mm x 102mm x 232mm
• Weight: 195 g w/o cable

In conclusione a nostro giudizio queste HD-3000 sono promosse senza riserve, specie se si considera che per la stessa fascia di prezzo (169,00 Euro) una parte della concorrenza offre decisamente meno.

[Recensione] Pioneer XDJ-1000

XDj-1000

 

Primo lettore Pioneer DJ senza CD drive, l’XDJ-1000 risponde alla crescente esigenza di un lettore USB-only, che vanti le prestazioni della gamma CDJ. Potrebbe essere questo il modo più veloce per sintetizzare le innovative caratteristiche di questa interessante macchina targata Pioneer. Il trend degli ultimi anni, infatti, ha posto sempre di più le CDJ di alta gamma come strumenti al servizio della tecnologia portatile grazie alla possibilità di interfacciarsi e riprodurre la musica via USB/SSD o tramite l’utilizzo del già citato rekordbox. L’eliminazione della funzione di vero e proprio lettore Cd era solo una questione di tempo.

Ad oggi, quindi, con la presentazione dell’XDJ-1000 si è compiuto un’altro importante passo verso la digitalizzazione completa del workflow del DJ/Performer on stage.

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Molte caratteristiche sono ereditate dal lettore top di gamma CDJ-2000NXS, comprese le jog wheel da 206 mm e le funzionalità Slip Mode, Quantize e Beat Sync. Le novità più importanti riguardano sia il browsing che l’aggiunta di nuove funzionalità per l’editing live delle tracce: la nuovissima funzione Quantized Beat Jump/Loop Move, per esempio, permette ai DJ di spostarsi liberamente in avanti o indietro di 1, 2 o 4 battute all’interno di un loop, mentre l‘interfaccia GUI interattiva -grazie all’ampio touch screen LCD full-colour- contenente tab per Browse, Play e Perform, permette ai DJ sia l’accesso istantaneo all’ampio equipaggiamento/personalizazione del lettore sia a tutte le informazioni pertinenti alle tracce, come Wave Zoom, Beat Counter, Phase Meter e Key Analysis, oltre che a fornire accesso istantaneo a cue e loop preparati in precedenza.

Sicuramente ci troviamo davanti a un prodotto di qualità che si pone come top di gamma per tutti quei professionisti che vogliono elevare al massimo grado la spettacolarità e la fantasia della loro performance. Non ho dubbi che si imporranno come nuovo standard all’interno delle DJ-booth di tutto il pianeta, tuttavia, a mio avviso, non presenta caratteristiche così stravolgenti da dover obbligare i possessori di altre CDJ di alta fascia a cambiarle nel breve periodo.

Per maggiori informazioni e per consultare la scheda tecnica di questa impressionante macchina clicca qui.
Vi lasciamo con il video di presentazione con protagonista il talentuoso Pedestrian! 

[Review] Arturia MINIBRUTE

Articolo a cura dei partners  NEWGROOVE: http://www.newgroove.it/index.php e WEBDEEJAY: http://www.webdeejay.it

Premessa: in questa recensione verranno date per scontate quelle che sono le conoscenze base della sintesi. Quindi, nessuna domanda del tipo “cos’è un oscillatore?” “a cosa serve un filtro?”, detto ciò veniamo al dunque.

Excursus: A quanto pare ultimamente tra le case produttrici c’è la tendenza di ripuntare su strumenti di matrice analogica di prezzo relativamente accessibile, lo possiamo vedere con (appunto) il Minibrute, il nuovo MS 20 di Korg, il neonato Sub Phatty ed altri ancora.
Una delle poche mode che mi rende felice.

Parole d’ordine: Analogico, Cattivo. Analizzandole una per volta….Analogico, cosa vorrà mai dire? Banalmente, che il segnale audio è generato ed articolato da circuiteria analogica, pcb tempestate di condensatori, resistenze, OPA, IC al limite…. niente DSP. Nel pratico: le macchine analogiche possono presentare comportamenti definibili quasi come “bizzarri”, non lineari come si possono avere da un qualcosa animato da un processore digitale, questo nel bene e nel male. Se le leggi della fisica non sono un’opinione sappiamo bene che una resistenza elettrica si oppone di più o di meno al passaggio della corrente in funzione della temperatura e se parliamo di qualcosa di controllato in voltaggio le somme sono presto tirate. Stando al produttore lo strumento in questione raggiunge il 98% della stabilità nel giro di 5 minuti. Quindi, ad esempio, se suono una nota appena acceso suonerà scordato e tutti i comandi VC potrebbero non avere il “solito comportamento” ? Esatto. E’ consigliata un accensione preventiva all’utilizzo di almeno un 10 minuti, per il resto la tonalità si regola con l’apposito controllo (knob “fine tune”) avendo un range di due semitoni. Questo aspetto apparentemente disagevole potrebbe quasi scandalizzare i neofiti, per gli utenti un po’ più avanzati è prassi quotidiana, non c’è comunque niente di scanadaloso, anzi, benvenuti nell’analogico. Una caratteristica di questo mondo è proprio quella lieve “de-tonazione” da qui derivante.

Perchè cattivo? Sembrerà banale la risposta: Perchè lo è! Se siete alla ricerca di un suono più morbido (es: Moog) avete sbagliato strumento, non solo per quanto riguarda il filtro che è un 12db\oct su LP ed HP ma a mio avviso anche per gli oscillatori stessiDa dove nasce? Dalla collaborazione nata nel 2010 tra Arturia, la casa produttrice, ed Yves Usson aka YuSynth (se siete degli smanettoni date un occhio qui:http://yusynth.net/index_en.php?&arg=4) uno scienziato con tanto di PhD che nel tempo libero si diverte a costruire e far suonare simpaticissimi giocattoli sintetici, un guru dell’ambiente per intenderci. Primo impatto: nella confezione sono presenti l’alimentatore (12V 1A), manuale (assolutamente ben fatto e ben scritto), i famosi preset sheets ed ovviamente il synth stesso. Preset che ?! Sheets, non sono nient’altro ch fogli plastificati ritagliati in modo da posizionarsi perfettamente sul pannello finalizzati all’annotazione di tutti gli eventuali parametri (a penna). Questo perchè il synth non ha neanche mezza anima digitale su cui salvare i preset. Per alcuni, anche in base all’utilizzo che si vuole fare dello strumento (es: live, tour), può sembrare un neo: personalmente non ne sento granchè la mancanza Molto spazio è quindi lasciato a creatività e sperimentazione, insomma, stiamo parlando di sintetizzatori o tastieroni da piano bar ? Tralascio la questione etica sui preset, non accenno neanche al fatto che ormai sia più che sufficiente avere un Massive e i relativi preset piratati per fare un po’ di elettronica modaiola, se è questo il vostro caso mi domando come mai siate arrivati a leggere fin qui.


Qualità costruttiva: considerando il prezzo devo dire che è oltre le aspettative, il synth è chiuso dentro un case di alluminio, plastica solo sui bordi per un peso complessivo di ben 4 (!) chiletti. Le knob ed i fader sono sufficientemente solidi e non eccessivamente molli (nota positiva).

La tastiera: che dire, due ottave, sensibile alla velocità e con aftertouch, copre (tramite trasposizione) 6 ottave. Non vi basta? Non vi piace? C’è sempre il MIDI I\O sul retro. Direi ben fatta anche lei, dovendo trovare un pelo nell’uovo i tasti hanno un filo di gioco se mossi lateralmente ma suonando la cosa non interferisce minimamente.

Segnale: I più curiosi possono trovare il diagramma del Synth a pagina 29 del Manuale (link al fondo), come già detto è interamente analogico.

Oscillatore: le forme d’onda principali sono le classiche: dente di sega, quadra, triangolare, rumore (bianco) più il sotto oscillatore che può generare una sinusoide. Ogni forma d’onda ha un suo Waveshaper dedicato per modificarne ed alterarne la natura.

-La dente di sega ha l’opzione “ultrasaw” (supersaw di roland) per generare tre onde sovrapposte (simil effetto di detuning). I due parametri sono Amount e Rate. Il primo regola la quantità di segnale “aggiunto” il secondo la frequenza della modulazione. Come lavora? Delle tre onde generate ne abbiamo una a frequenza fissa, una seconda modulata ad 1 Hz e la terza invece modulata dal rate dedicato regoleando così l’effetto “tremante” dell’onda, se così si può definire.

-La quadra ha, senza sbizzarrimenti di sorta, una classica PWM (pulse width modulation) atta a modificarne la simmetria della stessa, controllabile anche tramite inviluppo ADSR ed LFO.

-La triangolare ha la modulazione più interessante chiamata “Metalizer”. Molto particolare, il nome dice tutto, metalizza davvero il suono prendendo l’onda di partenza e ripiegandola più volte su se stessa. Anch’essa controllabile via ADSR ed LFO.

-Rumore: è bianco e potete controllarne il volume. Cos’altro volete sapere?

-Venendo al sotto oscillatore: si ha un addizione di due tipolgie di onde, quadra e sinusoidale selezionabili tramite switch. Presente anche un altro deviatore a due posizioni per selezionare la frequenza a -1 (un’ottava sotto\metà frequenza dell’oscillatore) o -2 (due ottave sotto\un quarto della frequenza dell’oscillatore). Inutile dire che il suo scopo è quello di arricchire il suono nella parte bassa dello spettro dando veramente un tocco necessario per creare bassoni obesi.

-Con il cursore dell’“Audio In” regolate il volume del segnale in ingresso (retro del pannello) per eventualmente processarlo tramite il filtro che può essere a sua volta modulato etc…. Interessantissimo il fatto che l’audio in possa, in base alla sua ampiezza, aprire i gate e quindi gli inviluppi selezionando sul retro “Audio In” come “gate source”. Poi i bassisti si lamentano che i pedali “Bass synth” facciano schifo.
Tutta la sezione dell’oscillatore è disegnata in funzione di mixer, ogni fader regola l’ampiezza dell’onda stessa potendo così miscelarne diverse insieme (non male). Dovendo trovare una pecca c’è da dire che i fader sono un po’ troppo “logaritmici” e poco lineari, ovvero gran parte dell’ampiezza viene regolata nella prima metà dell’escursione e poca nella seconda (dettagli, basta alzare poco alla volta).

Ed eccoci finalmente al filtro. Dov’è la particolarità ? Ad alcuni il nome “Steiner Parker” forse dice qualcosa. Si è proprio basato su quella circuiteria, chicca non da poco. Una delle peculiarità del filtro è che rispetto ad uno stato variabile ha la selezione LP\BP\HP\Notch sugli ingressi e non sulle uscite, purtroppo essendoci un deviatore non è possibile utilizzare contemporaneamente più di una modalità di filtraggio, amen.
Le “pendenze” del filtro sono di 12db\oct su LP ed HP, mentre su Notch e BP ne abbiamo 6 di db\oct il cui range varia da 20Hz a 18KHz. Il lowpass chiude molto bene mentre l’Highpass come di consueto lascia sempre passare qualcosina (ci sono ancora 2 Khz di udibile).

Usare con cautela! Ovviamente si parla della risonanza, è vero che non stiamo usando un 4 poli ma vi assicuro che da tre quarti in su diventa cattiva e sembra che R2D2 vi stia urlando nell’orecchio. Reso l’idea? Manco a dirlo il filtro lo potete gestire sia tramite ADSR dedicato,e con LFO, e potete anche usare la funzione “Key”, ovvero: le note della tastiera diventano il controllo di voltaggio. Ad esempio se si utilizza un LP a note più gravi corrisponderà un filtro più chiuso e man mano che si sale di tonalità lo stesso subirà apertura. Ovviamente tutti questi controlli cono usabili anche simultaneamente.

Inviluppi:
Non c’è granchè da dire se non che ne abbiamo due, uno per VCF e uno per VCA, nessuno extra assegnabile. C’è un simpatico selettore Slow\Fast che regola la tempistica dello stesso: nella prima modalità si ha un range compreso tra 10ms a 10s mentre nel secondo si va da 1ms ad 1s, con uno switch si copre un range non da poco. Entrambe sono dotati di un led dedicato che ne segue l’andamento.

Amplificatore:
anch’esso controllabile con ADSR ed LFO ed uscite dedicate tra Master(Mono) e Cuffia.

Ne approfitto: BRUTEFACTOR! Nient’altro che un feedback, preleva il segnale in uscita (post filtro) per ributtarlo nel filtro stesso. Essendo un patito delle distorsioni devo dire che non è nulla di così rilevante (mangio pane ed overdrive tutti i giorni). Il suo comportamento, data la natura, non è molto previdibile, anzi, è più una cosa da provare a mettere\togliere di tanto in tanto, visto il costo pressochè irrisorio di realizzazione, beh, meglio una cosa in più che una in meno.

Lo stesso effetto lo si può ottenere su un altro synth buttando ad esempio l’uscita cuffia o master (quella libera) nell’input (se presente), questa scelta nasce proprio da questa tortura attuata comunemente.
Sempre nella sezione Master è presente la knob “fine tune” discussa in precedenza.

LFO:
Può pilotare: PWM e Metalizer insieme (i Waveshaper affrontati
prima), Pitch, Filtro e Amplificazione, il tutto gestendone anche la
polarità (+\-). Presenta 6 forme l’onda selezionabili e il rate varia da 0,1 Hz a 100 Hz, sufficientemente ampio come range.
Il rate è anche
sincronizzabile con l’arpeggiatore secondo le varie partizioni derivate dal suo clock switchando l’apposito selettore.

-Nota: la sensibilità sulla modulazione del pitch è abbastanza bassa, Se ad esempio volete introdurre una lievissima quantità di vibrato, vi conviene gestire la quantità di LFO dalla Wheel, appena si tocca la knob del suddetto controllo essa manda una quantità non minimissima di segnale. Pecca dunque un filo in precisione ma l’ “inganno” è presto fornito.

Controlli:
Range di bending tra 1 e 12 semitoni, Glide o portamento, chiamatelo come volete più le funzioni di Aftertouch e Mod Wheel.

-Nota: se si eleziona la Mod Wheel come controllo delle quantità degli LFO le stesse vanno prima settate con le apposite knob dopodichè la “ruota”
ne comanderà la profodità. Se ad esempio si selezionano Pitch a metà corsa e Filtro a tutta corsa quando la Wheel sarà su (al massimo) i valori di quantità saranno i medesimi (metà ed intero).

Vibrato:
Vi lascio immaginare cosa potrà mai fare. E’ in pratica un secondo LFO che modula il pitch. Pilotabile o tramite Wheel o tramite aftertouch, dovete solo scegliere, se lo volete. Tre forme d’onda disponibili, sinusoide, quadra negativa e quadra positiva.

-Nota: Se non erro questo, insieme ovviamente all’arpeggitore, tutto ciò che è MIDI e alle ultime due onde dell’LFO principale, sono le uniche cose
digitali presenti nel MB. Ergo, niente che processi direttamente il segnale.

Arpeggiatore:
Attivabile\Disattivabile tramite l’apposito Switch (Off-On-Hold) e gestibile in: Tempo, Steps (valore note), range di ottave da 1 a 4, Swing su 6 posizioni per “alterare e spezzare” la meccanicità e Modalità, su, giù, su e giù, casuale.
Presente anche il Tap, per un immediato tentativo di sincronia con l’esterno.
-Nota: Se il MB rileva un clock in entrata, o da MIDI o da USB, la knob tempo non funziona come al solito ma dimezza o raddoppia il tempo a seconda che
si trovi ad inizio o fine corsa. Questa è davvero un’attenzione che lascia capire la cura dedicata in fase di progettazione.

Pannello Posteriore (connessioni):
Troviamo da Sx: CV e Gate di uscita, Gate di entrata e CV in entrata di Pitch, Filtro ed Amp (tutte su jack da 1\8”) a seguire le uscite audio cuffia e master e l’entrata (tutte su jack 1\4”). A seguire il deviatore che seleziona la sorgente di Gate, MIDI I\O, USB ed alimentazione con relativo interruttore.

-Nota 1: Potendo mandare Gate e CV in uscita il MB può funzionare anche da adattatore MIDI to CV e quindi pilotare qualsiasi cosa che sia VC.
-Nota 2: il Gate in uscita manda anche il segnale arpeggiato se attivato.

USB: Tramite la connessione USB oltre che MIDI over USB e aggiornamenti Firmware si possono gestire dei parametri non accessibili dal pannello dello strumento. Allego l’immagine dell’editor, le funzioni sono li elencate.

Il Software è liberamente scaricabile dal sito di Arturia:
http://www.arturia.com/evolution/en/…ute/intro.html

Qui trovate il link del manuale, avendolo letto tutto durante una trasferta in treno devo ammettere che un paio di curiosità non le avrei dedotte se non lo avessi guardato.

http://www.arturia.net/downloads/min…_Manual_EN.pdf

Conclusione:
Mi ritengo assolutamente soddisfatto dell’acquisto, è un synth sicuramente molto particolare e se i miei calcoli sono giusti tra qualche decennio potrebbe anche diventare un vintage di interesse non trascurabile, magari non come un Model D ma magari come un MS….
Sarà banale a dirsi ma è proprio il suono a renderlo particolare, pressochè unico nel suo genere.

Per quello che riguarda la recensione direi che è tutto, sono stato prolisso, me ne rendo conto, per quanto abbia cercato di essere synthetico ho voluto toccare tutti gli aspetti, compresi quelli più bizzarri. Sempre sperando di non aver detto castronerie.

Ringraziamo NewGroove ed in particolare il sig. Alessandro per aver fornito lo strumento, per la professionalità e la grande disponilità dimostrata! Consiglio davvero di dare uno sguardo al loro negozio: oltre agli strumenti più blasonati hanno in catalogo dei bei giocattolini che difficilmente troverete altrove in Italia.