Recensione: Apple MacMini New Generation

 

 

Il MacMini è un personal computer veramente affascinante. A questo giudizio in premessa contribuiscono senz’altro le dimensioni ridottissime, capaci però di ospitare una tecnologia di tutto rispetto. Pur non concepito come un portatile, si presta ad essere trasportato con estrema facilità ed essere collegato a un altro monitor e a un’altra tastiera, magari in studio o presso un amico col quale si collabora per la creazione di una traccia musicale.
La prima impressione, maneggiando il case, è di estrema solidità e, sebbene all’apparenza sembri identico al modello precedente, la struttura di alluminio anodizzato con rivestimento in policarbonato è stata completamente riprogettata. Dal punto di vista ingegneristico l’assemblaggio è stato studiato a regola d’arte per garantire efficienza e ottimizzazione degli spazi, ma resta il neo dell’accesso piuttosto macchinoso agli slot della Ram che richiede lo sganciamento del case dotato di sistema ad incastro, privo di viti. Sul frontale troviamo la spia di accensione ed  il vano per il masterizzatore/lettore DVD in versione tradizionalmente slot-in, ossia senza vassoio. Sul retro troviamo la sezione connettività composta di 5 prese USB (preziosissime per noi che facciamo musica), 1 presa Firewire 800, 1 presa Mini Display (ormai standard in tutti i nuovi Apple) e  1 Mini DVI, 1 Gigabit Ethernet, l’ ingresso mini-jack per il microfono e l’uscita mini-jack per gli altoparlanti esterni.

Con il nuovo MacMini la differenziazione nella gamma è stata ridotta drasticamente. Entrambi i MacMini  in listino utilizzano il processore Peryn Intel Core 2 Duo da 2 GHZ presente nel modello base dei MacBook. La differenza sta nella dotazione dei componenti e ciò significa che l’incremento di prestazioni tra i due modelli è decisamente ridotto. Il modello base è dotato di processore Core 2 Duo a 2 GHz, 1 GB di memoria RAM DDR3, chip grafico Nvidia Geoforce 9400M, hard disk da 120 GB, masterizzatore SuperDrive 8x e connettività Gigabit Ethernet, Bluetooth 2.1 con EDR e Wi-Fi 802.11n. La versione più completa che ci è stata messa a disposizione da Apple Italia offre 2GB di memoria e un hard disk da 320 GB. Non vi è dubbio che quest’ultima versione sia quella che si addice maggiormente a noi dj/producers, specialmente se si considera Leopard come sistema operativo. Se vogliamo ottenere dal MacMini il massimo delle prestazioni, non dovremo scendere a compromessi e acquistare subito RAM aggiuntiva sfruttando tutti e 4 i gigabyte di cui è capace il nuovo gioiello di casa Apple. Sullo store della casa di Cupertino è possibile aggiungere due moduli da 2GB per 135 euro, ma è possibile acquistarla altrove a costi più contenuti. Resterete stupiti  per l’incremento di prestazioni derivante dalla Ram, soprattutto utilizzando Leopard come sistema operativo e applicazioni affamate di risorse come i vari plug-ins di Logic, Cubase o degli altri DAW. 

 

Il MacMini, così come viene commercializzato, non può essere usato. A differenza dell’iMac, è privo di tastiera, mouse e monitor. Tuttavia quello che può sembrare un limite è, al contrario, una precisa scelta filosofica e commerciale. Avremo pertanto bisogno di un mouse, una tastiera ed un monitor. Per quel che concerne la tastiera, se si opta per un modello Apple, avremo due porte USB aggiuntive dove collegare, ad esempio, il mouse. Quella venduta da Apple costa 49 euro, è ricavata da un unico pezzo d’alluminio, è sottilissima, funzionale ed esteticamente identica al case del Mini. Con 30 euro in più, se serve, potete acquistare la versione senza fili ma privata del tastierino numerico laterale. Anche per il mouse possiamo optare per componenti o di terze parti. Il Mighty Mouse è offerto alla bellezza di 55 euro, ma bisogna dire che include quattro tasti programmabili indipendentemente, una sferetta per lo scorrimento nelle quattro direzioni (con la spiacevole tendenza a diventare inutilizzabile se non viene pulita con regolarità) e una grande solidità costruttiva. Da quando Apple ha aggiornato la sua linea di Cinema Display, sono disponibili esclusivamente modelli con schermo lucido. Il che vuol dire miglior contrasto e miglior fruizione nella visione di DVD, filmati e fotografie. Ad ogni modo è sempre possibile acquistare un Cinema Display della precedente generazione oppure collegare un monitor di altra marca sfruttando la presa mini DVI.

All’interno del sistema Leopard è installato Boot Camp, un software che permette di eseguire Windows a velocità nativa. Boot Camp supporta le più comuni release a 32 bit di Windows XP e Windows Vista. Quando si esegue uno di questi sistemi operativi sul MacMini, le applicazioni per Windows funzionano a velocità nativa e hanno pieno accesso ai processori e i core multipli, alla grafica 3D accelerata, e naturalmente a USB, FireWire, Wi-Fi e Gigabit Ethernet. In altre parole, il meglio di due mondi. 

Dal punto di vista pratico abbiamo avuto modo di testare questo gioiellino con i più comuni applicativi per fare musica: Logic Studio, Cubase 5 e Ableton Live 8. L’obiettivo era quello di verificare se e a quale livello fosse possibile sfruttare una macchina di questo tipo per creare musica o remixare/editare delle tracce audio. Le nostre aspettative non sono state deluse. Logic e Cubase non hanno dato segni di affaticamento grazie ai 4 GB di Ram e ad un processore complessivamente adeguato alle nostre necessità di Home Studio. Quello che forse risulta inadeguato è il disco da 5400 rpm ed il masterizzatore/lettore DVD a 24x. Come sappiamo nelle applicazioni audio la rapidità di accesso al disco rigido è un fattore importante per le prestazioni di un DAW, mentre un fattore di lettura/scrittura/riscrittura elevato ci permette di attendere meno tempo prima che i nostri CD/DVD vengano masterizzati. In conclusione se ci serve un sistema per mettere su un piccolo home studio senza la pretesa di finalizzare il nostro master in casa, il MacMini è una macchina più che adeguata. Logic e Cubase si sono comportati egregiamente anche sotto lo stress di numerosi plug-ins e Ableton Live ci ha supportati nella costruzione di sessioni mixate piuttosto complesse e ricche di effetti senza che si verificassero interruzioni audio o rallentamenti di qualsiasi tipo. Ricordiamo che i prezzi  dei due modelli in vendita sono rispettivamente  599 € e 799 €

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