[Review] Arturia MINIBRUTE

Articolo a cura dei partners  NEWGROOVE: http://www.newgroove.it/index.php e WEBDEEJAY: http://www.webdeejay.it

Premessa: in questa recensione verranno date per scontate quelle che sono le conoscenze base della sintesi. Quindi, nessuna domanda del tipo “cos’è un oscillatore?” “a cosa serve un filtro?”, detto ciò veniamo al dunque.

Excursus: A quanto pare ultimamente tra le case produttrici c’è la tendenza di ripuntare su strumenti di matrice analogica di prezzo relativamente accessibile, lo possiamo vedere con (appunto) il Minibrute, il nuovo MS 20 di Korg, il neonato Sub Phatty ed altri ancora.
Una delle poche mode che mi rende felice.

Parole d’ordine: Analogico, Cattivo. Analizzandole una per volta….Analogico, cosa vorrà mai dire? Banalmente, che il segnale audio è generato ed articolato da circuiteria analogica, pcb tempestate di condensatori, resistenze, OPA, IC al limite…. niente DSP. Nel pratico: le macchine analogiche possono presentare comportamenti definibili quasi come “bizzarri”, non lineari come si possono avere da un qualcosa animato da un processore digitale, questo nel bene e nel male. Se le leggi della fisica non sono un’opinione sappiamo bene che una resistenza elettrica si oppone di più o di meno al passaggio della corrente in funzione della temperatura e se parliamo di qualcosa di controllato in voltaggio le somme sono presto tirate. Stando al produttore lo strumento in questione raggiunge il 98% della stabilità nel giro di 5 minuti. Quindi, ad esempio, se suono una nota appena acceso suonerà scordato e tutti i comandi VC potrebbero non avere il “solito comportamento” ? Esatto. E’ consigliata un accensione preventiva all’utilizzo di almeno un 10 minuti, per il resto la tonalità si regola con l’apposito controllo (knob “fine tune”) avendo un range di due semitoni. Questo aspetto apparentemente disagevole potrebbe quasi scandalizzare i neofiti, per gli utenti un po’ più avanzati è prassi quotidiana, non c’è comunque niente di scanadaloso, anzi, benvenuti nell’analogico. Una caratteristica di questo mondo è proprio quella lieve “de-tonazione” da qui derivante.

Perchè cattivo? Sembrerà banale la risposta: Perchè lo è! Se siete alla ricerca di un suono più morbido (es: Moog) avete sbagliato strumento, non solo per quanto riguarda il filtro che è un 12db\oct su LP ed HP ma a mio avviso anche per gli oscillatori stessiDa dove nasce? Dalla collaborazione nata nel 2010 tra Arturia, la casa produttrice, ed Yves Usson aka YuSynth (se siete degli smanettoni date un occhio qui:http://yusynth.net/index_en.php?&arg=4) uno scienziato con tanto di PhD che nel tempo libero si diverte a costruire e far suonare simpaticissimi giocattoli sintetici, un guru dell’ambiente per intenderci. Primo impatto: nella confezione sono presenti l’alimentatore (12V 1A), manuale (assolutamente ben fatto e ben scritto), i famosi preset sheets ed ovviamente il synth stesso. Preset che ?! Sheets, non sono nient’altro ch fogli plastificati ritagliati in modo da posizionarsi perfettamente sul pannello finalizzati all’annotazione di tutti gli eventuali parametri (a penna). Questo perchè il synth non ha neanche mezza anima digitale su cui salvare i preset. Per alcuni, anche in base all’utilizzo che si vuole fare dello strumento (es: live, tour), può sembrare un neo: personalmente non ne sento granchè la mancanza Molto spazio è quindi lasciato a creatività e sperimentazione, insomma, stiamo parlando di sintetizzatori o tastieroni da piano bar ? Tralascio la questione etica sui preset, non accenno neanche al fatto che ormai sia più che sufficiente avere un Massive e i relativi preset piratati per fare un po’ di elettronica modaiola, se è questo il vostro caso mi domando come mai siate arrivati a leggere fin qui.


Qualità costruttiva: considerando il prezzo devo dire che è oltre le aspettative, il synth è chiuso dentro un case di alluminio, plastica solo sui bordi per un peso complessivo di ben 4 (!) chiletti. Le knob ed i fader sono sufficientemente solidi e non eccessivamente molli (nota positiva).

La tastiera: che dire, due ottave, sensibile alla velocità e con aftertouch, copre (tramite trasposizione) 6 ottave. Non vi basta? Non vi piace? C’è sempre il MIDI I\O sul retro. Direi ben fatta anche lei, dovendo trovare un pelo nell’uovo i tasti hanno un filo di gioco se mossi lateralmente ma suonando la cosa non interferisce minimamente.

Segnale: I più curiosi possono trovare il diagramma del Synth a pagina 29 del Manuale (link al fondo), come già detto è interamente analogico.

Oscillatore: le forme d’onda principali sono le classiche: dente di sega, quadra, triangolare, rumore (bianco) più il sotto oscillatore che può generare una sinusoide. Ogni forma d’onda ha un suo Waveshaper dedicato per modificarne ed alterarne la natura.

-La dente di sega ha l’opzione “ultrasaw” (supersaw di roland) per generare tre onde sovrapposte (simil effetto di detuning). I due parametri sono Amount e Rate. Il primo regola la quantità di segnale “aggiunto” il secondo la frequenza della modulazione. Come lavora? Delle tre onde generate ne abbiamo una a frequenza fissa, una seconda modulata ad 1 Hz e la terza invece modulata dal rate dedicato regoleando così l’effetto “tremante” dell’onda, se così si può definire.

-La quadra ha, senza sbizzarrimenti di sorta, una classica PWM (pulse width modulation) atta a modificarne la simmetria della stessa, controllabile anche tramite inviluppo ADSR ed LFO.

-La triangolare ha la modulazione più interessante chiamata “Metalizer”. Molto particolare, il nome dice tutto, metalizza davvero il suono prendendo l’onda di partenza e ripiegandola più volte su se stessa. Anch’essa controllabile via ADSR ed LFO.

-Rumore: è bianco e potete controllarne il volume. Cos’altro volete sapere?

-Venendo al sotto oscillatore: si ha un addizione di due tipolgie di onde, quadra e sinusoidale selezionabili tramite switch. Presente anche un altro deviatore a due posizioni per selezionare la frequenza a -1 (un’ottava sotto\metà frequenza dell’oscillatore) o -2 (due ottave sotto\un quarto della frequenza dell’oscillatore). Inutile dire che il suo scopo è quello di arricchire il suono nella parte bassa dello spettro dando veramente un tocco necessario per creare bassoni obesi.

-Con il cursore dell’“Audio In” regolate il volume del segnale in ingresso (retro del pannello) per eventualmente processarlo tramite il filtro che può essere a sua volta modulato etc…. Interessantissimo il fatto che l’audio in possa, in base alla sua ampiezza, aprire i gate e quindi gli inviluppi selezionando sul retro “Audio In” come “gate source”. Poi i bassisti si lamentano che i pedali “Bass synth” facciano schifo.
Tutta la sezione dell’oscillatore è disegnata in funzione di mixer, ogni fader regola l’ampiezza dell’onda stessa potendo così miscelarne diverse insieme (non male). Dovendo trovare una pecca c’è da dire che i fader sono un po’ troppo “logaritmici” e poco lineari, ovvero gran parte dell’ampiezza viene regolata nella prima metà dell’escursione e poca nella seconda (dettagli, basta alzare poco alla volta).

Ed eccoci finalmente al filtro. Dov’è la particolarità ? Ad alcuni il nome “Steiner Parker” forse dice qualcosa. Si è proprio basato su quella circuiteria, chicca non da poco. Una delle peculiarità del filtro è che rispetto ad uno stato variabile ha la selezione LP\BP\HP\Notch sugli ingressi e non sulle uscite, purtroppo essendoci un deviatore non è possibile utilizzare contemporaneamente più di una modalità di filtraggio, amen.
Le “pendenze” del filtro sono di 12db\oct su LP ed HP, mentre su Notch e BP ne abbiamo 6 di db\oct il cui range varia da 20Hz a 18KHz. Il lowpass chiude molto bene mentre l’Highpass come di consueto lascia sempre passare qualcosina (ci sono ancora 2 Khz di udibile).

Usare con cautela! Ovviamente si parla della risonanza, è vero che non stiamo usando un 4 poli ma vi assicuro che da tre quarti in su diventa cattiva e sembra che R2D2 vi stia urlando nell’orecchio. Reso l’idea? Manco a dirlo il filtro lo potete gestire sia tramite ADSR dedicato,e con LFO, e potete anche usare la funzione “Key”, ovvero: le note della tastiera diventano il controllo di voltaggio. Ad esempio se si utilizza un LP a note più gravi corrisponderà un filtro più chiuso e man mano che si sale di tonalità lo stesso subirà apertura. Ovviamente tutti questi controlli cono usabili anche simultaneamente.

Inviluppi:
Non c’è granchè da dire se non che ne abbiamo due, uno per VCF e uno per VCA, nessuno extra assegnabile. C’è un simpatico selettore Slow\Fast che regola la tempistica dello stesso: nella prima modalità si ha un range compreso tra 10ms a 10s mentre nel secondo si va da 1ms ad 1s, con uno switch si copre un range non da poco. Entrambe sono dotati di un led dedicato che ne segue l’andamento.

Amplificatore:
anch’esso controllabile con ADSR ed LFO ed uscite dedicate tra Master(Mono) e Cuffia.

Ne approfitto: BRUTEFACTOR! Nient’altro che un feedback, preleva il segnale in uscita (post filtro) per ributtarlo nel filtro stesso. Essendo un patito delle distorsioni devo dire che non è nulla di così rilevante (mangio pane ed overdrive tutti i giorni). Il suo comportamento, data la natura, non è molto previdibile, anzi, è più una cosa da provare a mettere\togliere di tanto in tanto, visto il costo pressochè irrisorio di realizzazione, beh, meglio una cosa in più che una in meno.

Lo stesso effetto lo si può ottenere su un altro synth buttando ad esempio l’uscita cuffia o master (quella libera) nell’input (se presente), questa scelta nasce proprio da questa tortura attuata comunemente.
Sempre nella sezione Master è presente la knob “fine tune” discussa in precedenza.

LFO:
Può pilotare: PWM e Metalizer insieme (i Waveshaper affrontati
prima), Pitch, Filtro e Amplificazione, il tutto gestendone anche la
polarità (+\-). Presenta 6 forme l’onda selezionabili e il rate varia da 0,1 Hz a 100 Hz, sufficientemente ampio come range.
Il rate è anche
sincronizzabile con l’arpeggiatore secondo le varie partizioni derivate dal suo clock switchando l’apposito selettore.

-Nota: la sensibilità sulla modulazione del pitch è abbastanza bassa, Se ad esempio volete introdurre una lievissima quantità di vibrato, vi conviene gestire la quantità di LFO dalla Wheel, appena si tocca la knob del suddetto controllo essa manda una quantità non minimissima di segnale. Pecca dunque un filo in precisione ma l’ “inganno” è presto fornito.

Controlli:
Range di bending tra 1 e 12 semitoni, Glide o portamento, chiamatelo come volete più le funzioni di Aftertouch e Mod Wheel.

-Nota: se si eleziona la Mod Wheel come controllo delle quantità degli LFO le stesse vanno prima settate con le apposite knob dopodichè la “ruota”
ne comanderà la profodità. Se ad esempio si selezionano Pitch a metà corsa e Filtro a tutta corsa quando la Wheel sarà su (al massimo) i valori di quantità saranno i medesimi (metà ed intero).

Vibrato:
Vi lascio immaginare cosa potrà mai fare. E’ in pratica un secondo LFO che modula il pitch. Pilotabile o tramite Wheel o tramite aftertouch, dovete solo scegliere, se lo volete. Tre forme d’onda disponibili, sinusoide, quadra negativa e quadra positiva.

-Nota: Se non erro questo, insieme ovviamente all’arpeggitore, tutto ciò che è MIDI e alle ultime due onde dell’LFO principale, sono le uniche cose
digitali presenti nel MB. Ergo, niente che processi direttamente il segnale.

Arpeggiatore:
Attivabile\Disattivabile tramite l’apposito Switch (Off-On-Hold) e gestibile in: Tempo, Steps (valore note), range di ottave da 1 a 4, Swing su 6 posizioni per “alterare e spezzare” la meccanicità e Modalità, su, giù, su e giù, casuale.
Presente anche il Tap, per un immediato tentativo di sincronia con l’esterno.
-Nota: Se il MB rileva un clock in entrata, o da MIDI o da USB, la knob tempo non funziona come al solito ma dimezza o raddoppia il tempo a seconda che
si trovi ad inizio o fine corsa. Questa è davvero un’attenzione che lascia capire la cura dedicata in fase di progettazione.

Pannello Posteriore (connessioni):
Troviamo da Sx: CV e Gate di uscita, Gate di entrata e CV in entrata di Pitch, Filtro ed Amp (tutte su jack da 1\8”) a seguire le uscite audio cuffia e master e l’entrata (tutte su jack 1\4”). A seguire il deviatore che seleziona la sorgente di Gate, MIDI I\O, USB ed alimentazione con relativo interruttore.

-Nota 1: Potendo mandare Gate e CV in uscita il MB può funzionare anche da adattatore MIDI to CV e quindi pilotare qualsiasi cosa che sia VC.
-Nota 2: il Gate in uscita manda anche il segnale arpeggiato se attivato.

USB: Tramite la connessione USB oltre che MIDI over USB e aggiornamenti Firmware si possono gestire dei parametri non accessibili dal pannello dello strumento. Allego l’immagine dell’editor, le funzioni sono li elencate.

Il Software è liberamente scaricabile dal sito di Arturia:
http://www.arturia.com/evolution/en/…ute/intro.html

Qui trovate il link del manuale, avendolo letto tutto durante una trasferta in treno devo ammettere che un paio di curiosità non le avrei dedotte se non lo avessi guardato.

http://www.arturia.net/downloads/min…_Manual_EN.pdf

Conclusione:
Mi ritengo assolutamente soddisfatto dell’acquisto, è un synth sicuramente molto particolare e se i miei calcoli sono giusti tra qualche decennio potrebbe anche diventare un vintage di interesse non trascurabile, magari non come un Model D ma magari come un MS….
Sarà banale a dirsi ma è proprio il suono a renderlo particolare, pressochè unico nel suo genere.

Per quello che riguarda la recensione direi che è tutto, sono stato prolisso, me ne rendo conto, per quanto abbia cercato di essere synthetico ho voluto toccare tutti gli aspetti, compresi quelli più bizzarri. Sempre sperando di non aver detto castronerie.

Ringraziamo NewGroove ed in particolare il sig. Alessandro per aver fornito lo strumento, per la professionalità e la grande disponilità dimostrata! Consiglio davvero di dare uno sguardo al loro negozio: oltre agli strumenti più blasonati hanno in catalogo dei bei giocattolini che difficilmente troverete altrove in Italia.

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